Giovedì 8 dicembre

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Per introdurci

La festa dell’Immacolata è una sosta nel tempo di Avvento.

Una sosta di contemplazione: noi vogliamo guardare al mistero di Maria, preservata da ogni peccato fin dal suo concepimento in vista del compito che avrebbe dovuto svolgere nel corso della storia della salvezza.

Una sosta di ammirazione: insieme a tutta la creazione vogliamo quasi trattenere il fiato di fronte ad un mistero così profondo, così bello, così puro. Credo che siamo tutti presi da questa ammirazione mentre celebriamo questo giorno santo.

Una sosta di intercessione: alla Vergine Maria Immacolata vogliamo affidare tutte le preghiere che portiamo nel cuore, specie quelle che ci sembra non abbiano possibilità di ascolto, quelle più complesse, quelle più “disperate”.

Anche oggi vorrei rileggere con voi il testo dell’Epistola, per comprenderlo e per capire cosa esso intende dire a ciascuno di noi.

La Parola di questa domenica

LETTURA Gen 3, 9a. 11b-15. 20
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Il Signore Dio chiamò Adamo e gli disse: «Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose Adamo al Signore Dio: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

SALMO Sal 86 (87)

Di te si dicono cose gloriose, piena di grazia!

Sui monti santi egli l’ha fondata;
il Signore ama le porte di Sion
più di tutte le dimore di Giacobbe.
Di te si dicono cose gloriose, città di Dio! R

Iscriverò Raab e Babilonia
fra quelli che mi riconoscono;
ecco Filistea, Tiro ed Etiopia:
là costui è nato.
Si dirà di Sion: «L’uno e l’altro in essa sono nati
e lui, l’Altissimo, la mantiene salda». R

Il Signore registrerà nel libro dei popoli:
«Là costui è nato».
E danzando canteranno:
«Sono in te tutte le mie sorgenti». R

EPISTOLA Ef 1, 3-6. 11-12
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

VANGELO Lc 1, 26b-28
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

Efesini

Benedetto Dio…”. La berakà, ovvero la preghiera di benedizione, è una delle preghiere più intense, belle, forti di Israele. Una preghiera di un’intensità unica, nelle mille modalità in cui essa viene proposta. L’orante benedice sempre Dio. Come fa San Paolo, che riconosce che il mistero di Dio è un mistero da benedire, sempre, dovunque, per tutti gli uomini. Maria pregava secondo questo schema ebraico. Maria ha pronunciato più volte, nel corso della sua vita, molteplici benedizioni, sicuramente. Era nello stile, nel modo di pregare dei pii ebrei di quel tempo. Con il suo San Giuseppe, questa preghiera di benedizione sarà diventata ancora più forte quando Maria tenne in mano, per la prima volta, il “suo” Gesù. Chissà quante lodi, chissà quante benedizioni. Noi, tuttavia, diciamo la stessa cosa della Beata Vergine Maria: la chiamiamo la benedetta. Nella preghiera più diffusa e più semplice, l’Ave Maria, noi diciamo proprio questa verità: Maria è stata benedetta da Dio, Maria è “la benedetta tra tutte le donne”, Maria è lo scrigno della benedizione di Dio perché porta a noi il Cristo Gesù, il Figlio di Dio che si incarna per tutti gli uomini.

Dio ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo”. Questa realtà, che è di Dio, perché Egli solo è il benedetto per eccellenza, non solo è data alla Vergine Maria per grazia singolare, come noi, oggi, stiamo celebrando in questa sua festa. Questa benedizione, attraverso il Cristo da lei portato nel mondo, si riversa su tutti gli uomini. Chi accoglie, con animo pronto e con buona volontà, la fede in Cristo, chi invoca il nome di Dio e, accanto al suo, quello della Vergine Maria, diventa benedetto. Dio non tiene gelosamente per sé la “sua” benedizione, ma la partecipa agli uomini. Così che Maria è “la benedetta” per eccellenza, ma anche noi possiamo esserlo. Anche noi possiamo essere figli amati, benedetti, voluti, ricercati da Dio Padre in Cristo Gesù. Questa benedizione lega insieme il cielo e la terra. Noi siamo già benedetti nei cieli da Cristo, ma questa benedizione riguarda i nostri giorni, riguarda questo tempo, riguarda questa terra.

“… per essere santi e immacolati”. La santità e l’essere immacolato, come tutti i pii ebrei sanno bene, sono attributi di Dio. San Paolo professa questa fede, professa questa verità. Il solo Santo, il solo Immacolato, è Dio. Questa realtà non riguarda, tuttavia, lui solo. Dio estende la sua santità, chiama a partecipare della sua santità e del suo essere immacolato. Maria è la prima, l’esempio più splendido, più fulgido. Noi la chiamiamo così, ancora una volta nella preghiera dei poveri, quando diciamo “Santa Maria…”. Lei è l’Immacolata per eccellenza e in tutta la verità: noi in questo giorno lo diciamo, lo ripetiamo, lo professiamo. Eppure anche a noi è dato di essere santi e immacolati. Dove immacolati non vuol dire senza peccato, ma redenti perché peccatori. Maria è Immacolata perché senza alcuna ombra di peccato, senza alcuna relazione con il peccato. Noi, partecipando al mistero della redenzione, otteniamo il perdono dei nostri peccati e, anche dopo esperienze di lontananza da Dio, torniamo ad essere immacolati non per la nostra buona volontà, ma per la grandezza del perdono di Dio che interviene nelle nostre vite. Così che, come dice San Paolo, tutti, un giorno, vedendo l’effetto della grazia in noi, saremo santi e immacolati al cospetto di Dio. “Di fronte a lui, nella carità”, diceva ancora San Paolo, insegnandoci che è l’amore che trasforma. L’amore di Dio, che si riversa nei nostri cuori per l’azione di salvezza operata da Cristo. L’amore più limitato, piccolo, se vogliamo anche “meschino” perché interessato e non gratuito che noi siamo in grado di offrire, non è tuttavia insignificante. Qualsiasi atto di amore ci trasfigura ad immagine di Dio. Ed è compiendo continui atti di amore che noi trasfiguriamo continuamente noi stessi, fino ad essere santi ed immacolati come lui ci vuole.

In lui siamo anche stati fatti eredi, predestinati…”. Noi siamo dei “predestinati”. Parola che, nella storia, ha confuso molti ed ha tratto molti in errore. San Paolo la utilizza per dire che noi tutti siamo destinati alla salvezza eterna. Questo è il cuore della rivelazione che riguarda ciascuno di noi. Siamo predestinati all’incontro con Dio in Cristo, perché “abbiamo sperato in Cristo”. È la speranza che salva. Quella speranza che ebbe nel cuore, in maniera del tutto singolare ed unica la Vergine Maria. Quella speranza che salva perché ci immette nel mistero di Dio. Quella speranza che diventa occasione di salvezza perché ci immette in Dio. Noi speriamo a causa della risurrezione di Cristo. Noi attendiamo la sua rivelazione perché sappiamo di essere immersi, grazie a Lui, nel mistero di Dio.

Vangelo

Infine vorrei che sostassimo un attimo sulla parola “rallegrati”. Lo conosciamo bene, è il saluto dell’Angelo, è il saluto per la Vergine. La Vergine Santa è chiamata a rallegrarsi, perché Dio visita la sua condizione, perché è la santa, l’immacolata, la benedetta, la predestinata… Saluto che ci ricorda che la fede è gioia. Non esiste fede che non sia gioiosa. Quando la fede non è gioia di un incontro, rallegrarsi per stare di fronte a Dio, gioire perché immersi nel suo mistero, la fede perverte sé stessa. La fede di Maria è una fede così, una fede che si rallegra, una fede che diventa carità operosa, una fede che diventa occasione per compiere il bene sempre, in ogni momento, in tutte le direzioni possibili. Soprattutto la fede in Maria è gioia pura, perché aiuta la Vergine a sprofondarsi nel mistero di Dio e a lasciare fare a lui.

Il nostro cammino alla luce di questa Parola

Credo che anche il nostro cammino di fede, alla luce di questa lectio biblica che abbiamo ricevuto in dono, ci permetta di respirare. Anche noi possiamo dire che questa è la nostra identità: l’identità di predestinati, l’identità di benedetti, di santi, di immacolati, di persone che sono chiamate a vivere di speranza. Ecco perché vorrei proprio che la festa dell’Immacolata di quest’anno fosse un momento nel quale respirare la bellezza del mistero di Dio che ci ama, ci previene, ci sorregge, ci accompagna in tutti i giorni della nostra vita. Soprattutto vorrei che, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ricevuto, tutti capissimo che la speranza nella quale siamo invitati a camminare non deve essere altro che un modo per vivere, in tutte le forme possibili, quella testimonianza di amore che Cristo ci dona e ci chiede, e che Maria ha vissuto in maniera del tutto singolare e incisiva.

Intenzioni di preghiera

In questo giorno vorrei che chiedessimo alla Beata Vergine Maria e alla sua purissima intercessione di guidare i nostri cammini, i nostri passi, perché possiamo anche noi capire che possiamo camminare, senza scoraggiarci, sulla via della santità, dell’essere immacolati, della gioia. Chiediamo a Maria, anzitutto questa grazia per noi, ma poi chiediamola per chi è più lontano dalla gioia e per chi si chiude in sè stesso, tanto da non poter più avere nessuna luce interiore per camminare.

Chiediamo alla Vergine Maria di sentirci benedetti. Usciamo da questa chiesa per riprendere le cose normali della vita convinti che siamo dei benedetti e che la benedizione di Dio ci accompagna, anche nella preparazione ultima a questo Natale, nonostante le cose difficili, le cose brutte, le storture… tutti siamo dei benedetti e dobbiamo donare questa speranza anche a chi oggi non è qui, anche a chi ha smarrito il cammino, anche a chi rimane ai margini della società.

Infine vorrei che ci sentissimo “eredi”. Noi dobbiamo uscire gioiosi da questa celebrazione perché sappiamo di essere eredi in Cristo. Sia questa la consapevolezza che ci guida, ci accompagna, ci dona pace nel cuore e serenità sul cammino.

2023-02-03T17:51:18+01:00