Immacolata Concezione
Introduzione
- Quali furono le relazioni della Vergine?
- Come ella visse le relazioni?
Vorrei che questa festa solenne dell’Immacolata Concezione fosse, per noi tutti, l’occasione di riflettere sulle relazioni a partire dalle relazioni che visse la Madre del Signore. Si tratta di andare un po’ con la memoria in diverse pagine del Vangelo, per capire che la Madonna è stata una donna ricchissima di relazioni.
La Parola di questo giorno
LETTURA Gen 3, 9a. 11b-15. 20
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Il Signore Dio chiamò Adamo e gli disse: «Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose Adamo al Signore Dio: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.
SALMO Sal 86 (87)
Di te si dicono cose gloriose, piena di grazia!
Sui monti santi egli l’ha fondata;
il Signore ama le porte di Sion
più di tutte le dimore di Giacobbe.
Di te si dicono cose gloriose, città di Dio! R
Iscriverò Raab e Babilonia
fra quelli che mi riconoscono;
ecco Filistea, Tiro ed Etiopia:
là costui è nato.
Si dirà di Sion: «L’uno e l’altro in essa sono nati
e lui, l’Altissimo, la mantiene salda».
Il Signore registrerà nel libro dei popoli:
«Là costui è nato».
E danzando canteranno:
«Sono in te tutte le mie sorgenti». R
EPISTOLA Ef 1, 3-6. 11-12
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
VANGELO Lc 1, 26b-28
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
La Scrittura
Il Vangelo di oggi, pur nella sua brevità e concisione, ci aiuta ad entrare nel mondo di Maria.
Anzitutto la scena dell’Annunciazione avviene dentro una storia. Il fatto che si ricordi la città e il nome della Vergine è per dirci che Maria aveva, come tutti, il suo mondo. Un mondo fatto anche di relazioni e di affetti. Così possiamo capire la sua relazione dentro la casa, con Anna, Gioacchino, gli altri parenti che frequentavano quella dimora, secondo il costume dell’epoca e lo stile di vita delle famiglie ebree. Se è vero che, a quel tempo, le relazioni tra parenti erano molto più forti di quanto non siano oggi, è però indubitabile che tutto non fu ridotto solo alla dimensione della casa. Maria è dentro una trama fitta di relazioni, fatta anche di vita comunitaria. In senso stretto la comunità che ella frequentava ma anche in senso lato la comunità di Israele. La scena dell’Annunciazione non è asettica, non avviene sottovuoto, ma dentro la trama sempre bellissima e fitta delle relazioni.
In secondo luogo direi che il Vangelo mette bene in luce che questo ambiente originario di Maria, che è anche quello che l’ha educata, è anche l’ambiente che l’ha preparata ad accogliere la relazione con l’altro, con un uomo. Si dice che era “promessa sposa” di un uomo “della casa di Davide, di nome Giuseppe”. Connotazioni che non sono solo redazionali, non sono solo narrative. Questi particolari ci stanno dicendo che Maria è stata in grado di coltivare l’amore con la finezza e con la dolcezza con cui poteva farlo solo lei. Maria è, dunque, dentro una trama fitta di relazioni anche da questo punto di vista: è una donna che si innamora, è una donna che sa amare, è una donna che sa fare della sua vita una promessa di fedeltà, di condivisione, di comunione.
Queste relazioni umane della Vergine sono però tutte alimentate dalla sua fede. Quella fede che la porta a pregare, quella fede che la porta a mettersi di fronte a Dio, quella fede che la porta ad essere sempre immersa in quel contesto grande di amore del Padre che le consente di rileggere tutto nella prospettiva della fede. Da questo punto di vista il suo Magnificat è un capolavoro, perché la Vergine impara dalla storia sacra a rileggere come vanno le cose tra gli uomini. Alla luce del mistero di Dio ella considera tutte le cose che avvengono, non solo a livello personale, ma anche a livello comunitario e di popolo. Ella sa che è figlia di un Dio che ama essere in relazione con gli uomini fin dalla creazione dell’uomo stesso e, per questo, impara a rileggere la sua relazionalità alla luce della sua fede e non solo delle proprie capacità umane.
La relazione con Gesù
Il vero cuore di questa capacità di relazione della Vergine è però la sua relazione con Gesù. È la relazione che inizia proprio il giorno dell’Annunciazione, il giorno in cui ella dice il suo “fiat” che diventa anche il momento stesso nel quale la vita del Verbo incarnato inizia nel suo grembo. La relazione con la Parola che si fa carne inizia nel suo grembo. Questa è una cosa unica, singolare, incomprensibile, che solo la Vergine ha potuto vivere. Una relazione che una mamma può capire, dal momento che ogni mamma inizia la sua relazione con il figlio nel momento della gravidanza e della gestazione. Maria ha iniziato nel nascondimento del suo cuore quella relazione con Cristo che subito l’ha spinta da Elisabetta per vivere con lei una comunicazione nella fede su ciò che stava avvenendo in entrambe. Una relazione che è divenuta anche simbolo di interessamento, di carità, di donazione ma che, prima di tutte queste cose, è relazione di fede nella quale rileggere gli eventi della storia.
Questa relazione con Cristo ha avuto, poi, nel Natale il suo primo contatto di persona. Chissà che sguardi, chissà quali gesti di tenerezza hanno invaso la grotta stessa di Betlemme e chissà quali gesti a noi sconosciuti hanno detto tutto l’amore che la Vergine ha avuto per quel “suo” Figlio speciale ed unico.
Relazione che è diventata custodia, cura, attenzione di vigilanza costante, come leggiamo in altri episodi del Vangelo, nel rispetto delle tradizioni ebraiche e nella comune relazione con parenti ed amici, come sempre leggiamo. Questa relazione è poi diventata unica nel ministero di Gesù, dal momento che ella seppe essere come una discepola attenta e singolare. Relazione che, poi, ha trovato il suo culmine nella Pasqua. Non troveremo mai le parole adatte per descrivere il dolore della Vergine, il suo soffrire, il suo piangere, il suo stare presso quella Croce che segnava la fine dell’esistenza fisica del Suo Figlio e Signore. Non sapremo mai cosa la Madre ha detto in quell’ora. Non sapremo mai cosa ha provato stando presso la Croce del Figlio. Sappiamo solo che ella fu presente e che, in quell’ora, la relazione con quel figlio che le era stato dato in dono conobbe il momento più alto e, al tempo stesso, più tremendo.
Relazione che riprese, poi, nel giorno di Pasqua e che collocò Maria su tutt’altro piano. La relazione con il Risorto, sebbene i Vangeli non dicano nulla, divenne certamente il nuovo cuore della vita di Maria.
La relazione con i discepoli
Lo sappiamo anche dalla relazione che Maria ebbe con i discepoli. Relazione che dapprima fu accoglienza come “amici” del Figlio ma che divenne poi una vera relazione materna. Dalla Croce Gesù aveva detto a Giovanni: “Ecco tua Madre”. I discepoli capirono che certamente Giovanni veniva messo in una situazione di singolarità, ma non di unicità. Quel rapporto con Maria poteva essere il rapporto di qualsiasi discepolo, il rapporto che, dopo la risurrezione, avrebbe contraddistinto la vita di ciascuno di loro. Lo sappiamo molto bene dagli Atti degli Apostoli, che ci ricordano e ci insegnano che il rapporto con Maria nel cenacolo ebbe una dimensione di singolarità unica. Ella fu per tutti e per eccellenza “la Madre” di tutti e di ciascuno. Non ci fu mai attimo della vita della Chiesa nascente senza la sua presenza, senza la sua benedizione, senza la sua intercessione.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Se questo fu il modo di vivere le relazioni di Maria, credo già che tutti abbiamo molto da imparare per come si trattano le persone nel nome della fede. Tuttavia vorrei che approfittassimo anche di questa singolare sosta mariana nel tempo di Avvento per domandarci quale relazione abbiamo con la Beata Vergine. Credo che tutti siamo chiamati non solo ad una relazione di fede formale, ma ad una vera relazione di affetto. Vorrei che tutti provassimo affetto per la Vergine Santa, vorrei che tutti nutrissimo affetto per lei. Quell’affetto che, poi, si dimostra in mille modi. La preghiera, la devozione ad un santuario, la banalità ma, al tempo stesso la bellezza di una candela accesa alla Vergine, dicono tanto del rapporto che possiamo avere con lei. Quella confidenza, quella fiducia che possiamo esprimere nella preghiera alla Madonna dicono che anche noi possiamo entrare in un rapporto singolare con la Vergine Santa. Cosa vi consiglio per vivere bene questo rapporto?
Anzitutto la preghiera dell’Ave recitata con fede, con devozione in qualche momento della giornata. Anche alla sera, al dolce suono dell’Ave Maria, o al mattino, quando questi segni sacri ricordano che la giornata che inizia o finisce trova in Maria un’alleata per vivere bene il tempo che ci viene donato. Una preghiera semplice, imparata fin da bambini, che toglie qualche secondo di attenzione, può già dire molto per farci capire quale deve essere la nostra relazione con Maria.
In secondo luogo la preghiera più corposa del Santo Rosario. La sequenza delle Ave Maria, la meditazione dei misteri, possono aiutarci a sentire viva la presenza di Cristo nel concreto dei nostri giorni. Suggerisco di riscoprire, alla fine di questo Giubileo, questa preghiera che può essere fatta da chiunque, in qualsiasi momento della giornata e in qualsiasi condizione di vita. È la preghiera del Rosario che ci può salvare in tante situazioni diverse dell’esistenza. Vi invito a rivolgervi con particolare attenzione del cuore a questa preghiera.
Come anche vi invito ad avere un luogo mariano caro tra i vostri luoghi sacri, un luogo nel quale rendervi pellegrini secondo le disponibilità che avete e secondo le cose che avete da dire alla Vergine Santa.
Vi invito quindi ad accogliere, mentre questo Giubileo finisce, l’invito ad avere per Maria un’attenzione sempre grande e forte. La fede del discepolo sempre deve essere mariana.
Lasciamo che, nel silenzio della preghiera già in questa celebrazione, si possa parlare a tu per tu a Maria, in un dialogo del cuore che, certamente, rende forte e libera la fede di ciascuno di noi. Maria, che giustamente possiamo chiamare Maestra per vivere bene le relazioni, ci stia vicino e ci conduca sempre verso quel Figlio che, nel Natale ormai prossimo, ella ancora intende donarci perché la nostra comunione con il Padre sia vera.
Così sia.
Perchè la Parola dimori in noi
- Quale provocazione degli stolti mi ferisce?
- Quale relazione di fede mi aiuta in comunità?
- Come posso vivere bene questa seconda fase dell’Avvento in attesa del ritorno del Signore?