5 dopo l’Epifania
Introduzione
- Che cosa significa avere fede?
Credo che la domanda fondamentale, almeno del Vangelo, sia questa. Ed è una domanda per tutti noi che, pure, abbiamo fede, perché altrimenti non saremmo qui. Che cosa significa, per noi, avere fede?
Certo le risposte possono essere le più disparate possibili: c’è chi ritiene che avere fede significhi emettere delle professioni di fede, come il credo, per esempio, c’è chi identifica la fede con la preghiera. C’è chi pensa che la fede si veda nelle opere di carità che si sanno intraprendere e mantenere. C’è chi pensa che la fede si veda nel modo di vivere delle persone. Tutte queste posizioni, in realtà, dicono qualcosa di vero, ma rischiano di cogliere solo un aspetto. È il vangelo a darci qualche delucidazione più precisa.
La Parola di Dio
LETTURA Ez 37, 21-26
Lettura del profeta Ezechiele
In quei giorni. Il Signore mi parlò dicendo: «Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nella loro terra: farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d’Israele; un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né saranno più divisi in due regni. Non si contamineranno più con i loro idoli, con i loro abomini e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato, li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. Il mio servo Davide regnerà su di loro e vi sarà un unico pastore per tutti; seguiranno le mie norme, osserveranno le mie leggi e le metteranno in pratica. Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe. In quella terra su cui abitarono i loro padri, abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, per sempre; il mio servo Davide sarà loro re per sempre. Farò con loro un’alleanza di pace; sarà un’alleanza eterna con loro. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre».
SALMO Sal 32 (33)
Il Signore veglia su chi lo teme.
Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
Cantate al Signore un canto nuovo,
con arte suonate la cetra e acclamate. R
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini;
dal trono dove siede
scruta tutti gli abitanti della terra,
lui, che di ognuno ha plasmato il cuore
e ne comprende tutte le opere. R
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. R
EPISTOLA Rm 10, 9-13
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Carissimo, se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».
VANGELO Mt 8, 5-13
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Quando il Signore Gesù fu entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.
Vangelo
Precisamente è la figura del centurione a mostrarci un vero uomo di fede.
Anzitutto il vangelo sottolinea che è un centurione, un uomo dell’esercito romano. Quindi un non ebreo, uno che non sa nulla o quasi della fede di Abramo. È cresciuto in un altro mondo, vive la fede in altro modo, è un pagano che adora diversi dei. Eppure quest’uomo è fortemente rispettoso della fede degli altri. Il primo gradino che il vangelo ci mostra per dire cosa è la fede è proprio questo: il rispetto per il credo altrui, il rispetto per la tradizione religiosa degli altri, il rispetto per un popolo del quale si sente ospite e che porta con sé anche la sua fede.
In secondo luogo, quest’uomo è amante della vita. Lo dice quella sua premura per gli uomini, quel suo darsi da fare per gli uomini di cui è al comando. Propriamente avrebbe anche potuto disinteressarsi del caso: un soldato che sta male è chiamato a morire da uomo, sopportando la sofferenza e accettando di morire anche in terra straniera. Fa parte del mestiere del soldato ed una condotta particolarmente forte si addice agli uomini di armi. Il centurione sa bene queste cose, eppure non si ferma ad esse. Non si ferma ad un puro immobilismo nell’attesa che gli eventi abbiano il loro corso. Quest’uomo ama la vita, difende la vita, si dà da fare perché vede la sofferenza di un suo simile. La fede di quest’uomo nasce da una condivisione grande di umanità. Se quest’uomo è rispettoso della fede degli altri, ancor di più è attento alla vita degli altri. Non solo doti del carattere, che pure ha giocato la sua parte, ma vere e proprie attenzioni che nascono dalla sua fede.
In terzo luogo, è chiaro che il centurione è stato informato della presenza di Gesù. Non solo della sua presenza, ma anche della sua identità. La gente gli ha detto che quell’uomo fa miracoli, che ha aiutato tante persone, che in tanti casi, ha sanato i malati. Ecco il perché anche di questo tentativo. La fede di quest’uomo è grande perché si lascia convincere dagli altri ad accostare Gesù.
Accostamento che è pieno di rispetto. Il centurione non chiede a Gesù di scendere nella sua casa, e quando sente che questo è l’intento di Gesù non si sente degno di tanto onore. È un uomo umile, un uomo che si è umiliato per andare a chiedere un grazia, lui che non ha questa fede, e che non può accettare assolutamente che un “maestro” entri nella sua casa. Era ben consapevole il centurione che agli ebrei era vietato entrare nelle case dei pagani. Il centurione, anche in questo caso, è pieno di rispetto per il Signore, non vuole assolutamente che venga a casa sua rischiando l’impurità rituale. Piuttosto basta una parola. Da buon uomo dell’esercito fa un paragone. Come a qualsiasi superiore basta impartire un ordine per vederlo eseguito, così è nel suo caso. Basterà la sua parola di guarigione, e il suo servo sarà liberato dal male. In questo modo, forse volendo solo fare un esempio, il centurione fa una professione di fede. Egli attesta così la superiorità di Gesù su tutti gli elementi della natura, compresa la malattia per questo basterà una sua parola. Il centurione incomincia a credere, di fronte a Gesù, che quel maestro sia davvero il Figlio di Dio, come dicono. Ecco perché egli sa che basterà una sua parola. Tutto è sottomesso a Dio, anche le forze che tengono in schiavitù il corpo degli uomini.
Parola bellissima che Gesù esalta. Questa fede, fatta di rispetto, fatta di umiltà, fatta di richiesta, fatta di amore, fatta di intercessione, è davvero grande.
Gesù oppone questa fede al comportamento ritenuto di fede da molti: l’osservanza delle norme, la pratica di alcune tradizioni che sono senz’anima. Se Gesù fa questo è proprio per dire che la fede non consiste altro che in un dialogo con Dio fatto di rispetto, amore, attenzione, umiltà, capacità di ascolto. La fede è una relazione con Dio che passa attraverso tutte queste cose. Come passa attraverso le cose della vita, malattia compresa.
Infine l’intervento di Gesù. Egli parla del giudizio finale, del luogo dove sarà “pianto e stridore di denti”. Un’immagine terribile per dire l’esito della dannazione della vita, insegnando così che la fede non si limita mai al tempo presente, ma apre le porte sul futuro, sulla vita eterna. Ancora una volta Gesù afferma con chiarezza che la fede ci apre ad un mondo futuro, nel quale si entra per volontà del Padre. Un mondo al quale occorre avvicinarsi con rispetto, passione, amore.
La virtù della fede
Che cosa è la fede allora? Certo è molto difficile rispondere perché la fede è davvero un insieme di realtà diverse tra di loro. Potremmo però riprendere le bellissime parole che il cardinal Martini ci ha donato: “La fede nella nostra vita è tutto, è il bene sommo; senza di essa non c’è in noi nulla di divino. Se non abbiamo la fede, restiamo immersi nel peccato, nell’incredulità, nella non conoscenza di Dio, nel non senso della vita. Con la fede, invece, cominciamo a esistere; per questo, quando siamo stati presentati al fonte battesimale, La fede nella nostra vita è tutto, è il bene sommo; senza di essa non c’è in noi nulla di divino. Se non abbiamo la fede, restiamo immersi nel peccato, nell’incredulità, nella non conoscenza di Dio, nel non senso della vita. Con la fede, invece, cominciamo a esistere; per questo, quando siamo stati presentati al fonte battesimale i nostri padrini alla domanda “ cosa chiedi alla Chiesa di Dio” hanno risposto: “la fede” ”. Ecco una prima acquisizione fondamentale: la fede mette qualcosa di divino in noi, la fede è l’inizio della nostra storia con Dio, la fede è tutto quell’insieme di realtà che ci aiuta a comprendere il nostro essere inseriti in Dio, il nostro essere di Dio, la fede è propriamente una virtù. È la virtù che ci apre all’alto, alla vita eterna, alla dimensione propria di Dio.
Continuava poi il cardinale: “Potremmo anzi dire di più: ogni nostra azione buona, ogni nostra azione morale, è fatta a partire dalla fede, perché noi operiamo il bene, perché noi viviamo le virtù umane nella fede in quel Dio che ci ha amato. La fede quindi permea le nostre giornate, il nostro respiro. Dalla fede nascono la preghiera, i comportamenti cristiani, la partecipazione alla Messa, la lotta per la giustizia. La fede è tutto in noi, è la sostanza che pervade tutte le cellule della nostra esistenza”. La fede non è qualcosa di riservato ad alcuni momenti della vita. La fede è dentro ogni singola cosa dei nostri giorni, la fede è il centro, il tutto delle nostre giornate. Credo che anche questa dimensione aiuti la nostra riflessione. L’attenzione del centurione all’uomo ci ha detto che la sua buona disposizione nasce da questo centro vitale che anche lui, in qualche modo, ha scoperto. La fede non è oltre le cose che facciamo, è prima ed è dentro le cose della vita di tutti i giorni. Credo che anche questo sia fondamentale. La fede non è da cercare oltre quello che siamo e che facciamo ma sta prima. Non ci deve essere opposizione tra fede e opere di fede, perché è la fede che sorregge le opere. Forse se nel nostro tempo non vediamo nemmeno molte opere di fede è perché non abbiamo abbastanza fede.
Perchè credere?
Dice ancora Martini: “Anzitutto, dobbiamo credere poiché Dio è verità infallibile e questo Dio-verità ci ha parlato, dandoci dei segni che ci invitano a riconoscere la sua rivelazione: tutta la storia della salvezza, tutta la vita di Gesù – dottrina, miracoli, profezie, morte e risurrezione -, tutta la vita della Chiesa testimoniano che Dio ha parlato. Accogliendo l’invito a credergli, noi compiamo un atto di fede nella verità stessa di Dio, nella sua veracità e quindi abbiamo in Dio il fondamento della nostra fede”. Noi quest’oggi siamo qui per questo. Ancora una volta abbiamo lasciato che il Signore ci raggiungesse con la sua parola, con il suo esempio, con il suo darsi da fare per tutti noi.
E ancora: “Crediamo perché è questo il bene maggiore dell’uomo, perché la fede ci rende partecipi della conoscenza di Dio, di ciò che lui conosce e di come lo conosce”. Nell’anno del Giubileo vorrei che davvero potessimo riscoprire questa verità: Dio è il bene maggiore dell’uomo. Senza Dio noi non possiamo vivere. La posizione di chi vive senza Dio è una posizione molto limitata e molto limitante. Conoscere Dio per conoscere noi stessi e per conoscere l’uomo è una posizione che ampia la vita e che rende vera e bella l’esistenza.
Per noi e per il nostro cammino
Vorrei quindi che, in questa quinta domenica dopo l’Epifania, non perdessimo l’occasione per verificarci sulla nostra fede, sul nostro credere. L’anno giubilare potrebbe essere una splendida occasione per farci dire in che cosa crediamo, in che cosa mettiamo la nostra fiducia, in che cosa siamo lieti di mettere il centro, il cuore di tutto il nostro credere. Chiediamo al Signore di aiutarci e di farci vivere la fede con quella profondità ma anche con quell’essere lieti di credere che ha caratterizzato la vita di tutti coloro che, come il centurione, si sono aperti al mistero di Dio.