Giovedì 09 aprile

Settimana Autentica – Giovedì Santo – S. Messa in Coena Domini

La sera del Giovedì santo ha un fascino del tutto particolare e mi è sempre piaciuto immaginare, con i fedeli che di volta in volta ho incontrato, pensare di essere nel Cenacolo, per trovare qualche spunto per meditare, riflettere, convertirci, impegnarci… Un momento nel quale mi piacerebbe celebrare con tutta la comunità pastorale riunita, perché ci sono cose che anche il Signore fa solo con alcuni discepoli, come la preghiera nell’orto di cui abbiamo sentito il racconto, ma altre cose che si fanno proprio solo tutti insieme, come quella cena, in quella sera, in quel cenacolo.

Quest’anno non ci è possibile per i motivi che tutti conoscete. Eccoci allora in questo cenacolo vuoto mentre voi siete nelle vostre case, e ci ascoltate; noi qui con il rammarico e la tristezza che produce la solitudine, voi con il desiderio di poter essere qui ma, di fatto, alle prese con la nostalgia del non esserci.

Una “Pasqua minore”, con tutto ridotto ai minimi termini, dicevo al Signore pochi giorni fa. Così, nella preghiera, è nato il desiderio di seguire i personaggi minori della Passione del Signore.  Perché ci sono anche loro. Forse si perdono nella luce del Signore, o in quella minore ma splendente di Pietro e degli altri discepoli, o di Maria, o anche alla stessa luce tetra di Giuda, il traditore, ma che pure ci sono. Che cosa ci dicono, in questa “Pasqua minore” i “personaggi minori” della passione”?

Vangelo

Mt 26,17-75

Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: / “Percuoterò il pastore / e saranno disperse le pecore del gregge”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà».
Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni”». Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: / d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo / seduto alla destra della Potenza / e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!».
Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: «Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

Un tale…

Un tale…”. Inizia così la saga dei “personaggi minori”. Nemmeno il nome, nemmeno un tratto per distinguerlo dagli altri, nemmeno un indizio, anche minimo. Niente! Di lui non si dice proprio niente! Un uomo, certamente. Abitante a Gerusalemme o di Gerusalemme? Un credente e pio o uno di quelli che si lascia conquistare da Gesù proprio perché non ha una vita religiosa di prim’ordine? Un sant’uomo dedito alla ricerca di Dio tanto da riconoscere il Messia in Gesù o un peccatore incallito conquistato dal messaggio di misericordia del Signore? O forse solo un ricco, uno di quelli che, intanto aveva casa a Gerusalemme, sul Sion, a relativa distanza dal tempio, una zona nobile. Magari uno di quelli che, con la “disonesta ricchezza” come l’aveva chiamata una volta Gesù, voleva conquistarsi un pezzettino di merito, magari per coprire altre magagne della vita. O forse come vuole una tradizione mai verificata né verificabile proprio quel Giuseppe di Arimatea, quel ricco mercante che entra in scena più volte nella passione. Uomo giusto, distinto, ricchissimo, pure membro del sinedrio anche se sospettato, insieme al confidente ed amico Nicodemo, di essere un “cripto-discepolo” del Signore.

Inutile non sapremo mai. Sappiamo della sua casa, di quella grande casa nobile, con un piano superiore adibito a casa delle feste. Sappiamo di quella cena pasquale, della famiglia, nella quale Gesù ha voluto riunire i suoi discepoli e le donne che lo seguivano per istituire l’Eucarestia e per lavare i piedi, segno nuovo di quel servizio di amore che i suoi avrebbero, per sempre, dovuto scambiarsi. Quel cenacolo sul Sion cristiano, come lo chiamiamo oggi, che rimane il punto di riferimento per chi, come noi, vive di Eucarestia, proprio quella che oggi ci è impedita.

Un tale e la sua casa. Un tale e la sua disponibilità. Un tale e i suoi mezzi. Un tale, generoso, che ospita Gesù proprio nella sera in cui Egli ha deciso di far culminare la sua esistenza terrena con la sua presenza nel Sacramento.

Folla, anziani, capi del popolo…

Poi il secondo personaggio minore. Capi del popolo, anziani, folla. Gente di rango diverso, plebaglia e nobili. Dignitosissimi membri dell’aristocrazia sacerdotale e gente armata di spade e bastoni, facilmente caricabile da parte di chi, di influenza sul popolino, ne ha fin troppa. Gente strana. La folla senza volto e sbraitante. Sacerdoti dotti che avrebbero dovuto riconoscere il Messia e che non ne sono capaci. Capi del popolo in bilico tra quella folla rumorosa e il controllo romano. Sembra siano lì per caso, in quella notte. Ma niente è a caso in quella notte di preghiera e dolore. Tutto è voluto da Dio, tutto è disposto da Dio, tutto è permesso da Dio. Alla folla tumulteggiante, come ai capi del popolo infido, come pure alla grande aristocrazia sacerdotale preoccupata solo del suo prestigio e dei suoi privilegi.

Il servo del Sommo Sacerdote

Ancora c’è quell’altro personaggio minore, quel “servo del sommo sacerdote”, “Malco” precisa l’evangelista Giovanni, frequentatore della casa di Caifa e, quindi, uno che conosce bene quell’ambiente nobile e sacerdotale di Gerusalemme. No, non un cameriere, non un “servo” in quel senso. “Servo del Sommo Sacerdote” era titolo ambitissimo. Intanto bisognava essere sacerdoti colti ed istruiti, possibilmente di buona famiglia. E poi capaci di essere “portavoce”, “rappresentante ufficiale” in assenza del Sommo Sacerdote, persona così nobile da non poter sempre apparire, ma capace di far udire la sua voce, la sua presenza, la sua decisione, appunto, attraverso il suo “servo”.

Tagliare l’orecchio al servo del sommo sacerdote, come fa Pietro, è offesa gravissima. Non è una scaramuccia che scappa, benchè grave. È atto di spregio. Un menomato non poteva essere sacerdote. Pietro vuole togliere a quest’uomo la sua carica. Pietro vuole rovinarlo per sempre. Con l’orecchio tagliato, non potrà più essere sacerdote, sarà degradato, perderà il suo ruolo, la sua carica, il suo potere e sarà offesa gravissima anche al Sommo Sacerdote stesso che se lo era scelto. Mica male per uno che ha udito le parole di Gesù: “perdonate…, a chi ti costringe a fare un miglio con lui, tu fanne due…, a chi ti chiede il mantello tu lascia anche la tunica…”. Pietro non ha rinunciato a dire a Dio quello che deve fare e anche in questa occasione, come in quell’altra presso Cesarea, non perde tempo per dirlo, con parole e con gesti. Sarà la misericordia di Gesù, precisa San Luca, a compiere quell’ultimissimo miracolo: riattaccare l’orecchio. Non propriamente un favore. Piuttosto la restituzione, a quell’uomo, della sua dignità, del suo ruolo, della sua integrità. Chissà cosa avrà pensato Malco, che perde tutto d’un tratto e riacquista tutto d’un colpo grazie all’uomo che lui ha il dovere di portare dal Sommo Sacerdote.

Servi accusatori…

Non ci facciamo mai caso, ma ci sono anche questi due. Due sudici, presi dal popolo probabilmente dietro compenso, per accusare Gesù. Parole che a noi sembrano ridicole, ma pronunciate nel contesto di fede della Gerusalemme di quel tempo e davanti al Sommo Sacerdote, hanno tutto il loro peso. Un uomo che si fa Dio! Inammissibile per Israele. Quell’uomo è degno della morte, perché ha usurpato il posto di Dio. Poiché i due sventurati sono proprio imbranati, dovrà ricorrere a tutta la sua teologia il Sommo Sacerdote stesso, grazie alla parola di Gesù, una delle pochissime della passione, una citazione dei profeti.

La serva…

Non poteva mancare una donna. Una serva. Non conta niente: è donna, è notte, è serva. Che parola di verità può dire una così? Può giusto stare presso il fuoco. Dopo una giornata di duro lavoro prima di concedersi il riposo del sonno? Oppure è già sveglia, per preparare, prima della luce, quello che serve alla giornata di altri? Eppure è una donna che dice il vero. Lo intuisce, insieme a chi dice: “la tua parlata ti tradisce…”. È una donna attenta, è una donna sveglia, è una che sa guardare alle cose. Dice così perché ha la lingua lunga ed è pettegola? Vuole immischiarsi negli affari degli altri? Oppure è cattiva, è una che accusa, è una che vuole vedere quel rozzo pescatore di Galilea rovinato? Non sapremo mai, se non che c’è anche lei, presso quel fuoco, quella notte.

Noi come quel tale…

Carissimi, quel “tale” che possedeva quella stanza nobile al piano superiore, in questa “Pasqua minore”, siamo noi. Siete voi che avete le vostre case, che siete nelle vostre case, che questa sera, sul divano o intorno a un tavolo, da una scrivania con mega schermo o da un telefonino, stanchi per una giornata noiosa o dopo una giornata di lavoro per chi ha dovuto lavorare anche oggi, anche in questo tempo; connessi per “vedere cosa dicono” o desti nella fede… Voi avete comunque voluto essere connessi questa sera con la vostra Chiesa, con i vostri Sacerdoti, con questa Eucarestia. Fate davvero in modo che la vostra casa sia il cenacolo. Mettevi al posto di quel tale che mette a disposizione la sua casa per Gesù. Dite al Signore che avete voluto avere questo desiderio. Dite al Signore che, nella tristezza dei tempi attuali, siete contenti di accoglierlo, se non fisicamente, almeno con il desiderio, presso di voi. Il desiderio è già “fare Pasqua”. Così come l’ardente desiderio di Gesù ha permesso al Figlio di Dio di vivere quella cena. È già nel mistero del desiderio del vostro cuore che si realizzerà quella “Pasqua maggiore” che è impedita nei gesti liturgici.

Noi come folla e capi del popolo…

Carissimi, “quella folla, quei capi del popolo e anziani tra i sacerdoti” possiamo essere anche noi questa sera. Se non vinceremo lo sgomento di questa “Pasqua minore”, se non metteremo più ardore nella fede, se non faremo vincere il desiderio sulla lontananza, la cura della preghiera sulla tranquillità della casa, la concentrazione del cuore sulla rilassatezza del salotto o della casa stessa, saremo anche noi come quella folla, o quei capi del popolo, o quegli anziani dei sacerdoti che ci viene facile detestare e criticare ma che, in fondo, sono a noi più vicini di quello che crediamo.

Noi come Malco…

Carissimi, quel Malco, così preoccupato per la sua immagine pubblica, per la sua carica, per il suo futuro, potremmo essere anche noi, in questa “Pasqua minore”. Se siamo presenti da remoto ma preoccupati per la nostra situazione, per le difficoltà del presente, per la paura del contagio, per la perdita di parte del nostro lavoro, per l’incertezza di cosa sarà il dopo, saremo proprio un po’ come questo “servo del Sommo Sacerdote”. Se questa “Pasqua minore” passerà, se ci basterà dire che “ce la faremo” per pensare di far tornare tutto come prima, rischiamo di vivere una Pasqua non solo minore ma anche del tutto insignificante.

Una serva per noi…

Carissimi, potessimo tutti avere, in questa “Pasqua minore”, una serva, una che dice il vero, per qualsiasi motivo voglia! Potessimo avere una voce che ci dice, cioè che porta allo scoperto, la nostra identità, i nostri timori, i nostri sotterfugi, il male che è in noi. Potessimo avere “una serva della Pasqua minore” che ci fa capire che se non cambiamo noi, se non rinnoviamo il cuore, se non diventiamo più credenti, se non recuperiamo la fede autentica in Dio, se continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, se persevereremo nell’impiegare il tempo come abbiamo sempre fatto, se non metteremo mano alle nostre relazioni per lasciare che il cuore parli, si esprima, e che la coscienza recuperi quei valori che sono la base della nostra fede, della nostra cultura e del nostro mondo cristiano, noi rischieremo non di avere solo una “Pasqua minore”, ma di vivere una “vita minore”, cioè insignificante, priva di sapore, che è poi quel dono di “sapienza” che viene dallo Spirito Santo. Perché è così la vita dei personaggi minori della storia. Gente che non si sa più chi è, che non si sa più che fine ha fatto. Perché personaggi maggiori, sono solo coloro che, pur senza nome, pur senza volto, pur appartenenti ad un gruppo piuttosto che ad un altro, sono solo quelli che amano, solo quelli che si lasciano conquistare da Cristo, solo quelli che trovano nell’Eucarestia il cardine del alloro identità e del loro servizio, oltre che il basamento della loro fede.

Carissimi che siete nei vostri cenacoli, siate magari personaggi umili, sconosciuti, discreti, ma non siate personaggi minori della passione che Cristo continua nel tempo e nel mondo.

Carissimi che siete nei vostri cenacoli, fate in modo che questa “Pasqua minore” sia tale solo per l’esteriorità ma sia, dentro di voi, la vostra “Pasqua maggiore”. Quella dell’anima che anela a Dio e che lo trova.

Perché, come ho detto, il desiderio della Pasqua  è già fare Pasqua.

2020-04-13T00:23:14+02:00