Settimana della 5 domenica di Pasqua – sabato
La spiritualità di questo giorno
Ancora siamo tutti grati alle Madri Canossiane che hanno svolto per più di 120 anni il loro servizio tra noi. Certo non sono il solo a ricordarle e nemmeno il solo a rimpiangere la loro presenza. La loro attività in città e nella comunità è stata una benedizione e la chiusura del convento una perdita per tutti. È anche sulla scorta di queste emozioni che, oggi, vogliamo onorare Santa Maddalena di Canossa, la loro fondatrice, alla quale chiediamo ogni genere di bene per le sue figlie, perché tutte si sentano investite da quella medesima forza di amore che lei, come Madre, come fondatrice di un ordine religioso, ha avuto e che continua ad effondere dal cielo su ciascuna delle sue figlie.
La Parola di questo giorno
LETTURA At 27, 1-11. 14-15. 21-26. 35-39. 41-44
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni. Quando fu deciso che ci imbarcassimo per l’Italia, consegnarono Paolo, insieme ad alcuni altri prigionieri, a un centurione di nome Giulio, della coorte Augusta. Salimmo su una nave della città di Adramitto, che stava per partire verso i porti della provincia d’Asia, e salpammo, avendo con noi Aristarco, un Macèdone di Tessalònica. Il giorno dopo facemmo scalo a Sidone, e Giulio, trattando Paolo con benevolenza, gli permise di recarsi dagli amici e di riceverne le cure. Salpati di là, navigammo al riparo di Cipro a motivo dei venti contrari e, attraversato il mare della Cilìcia e della Panfìlia, giungemmo a Mira di Licia. Qui il centurione trovò una nave di Alessandria diretta in Italia e ci fece salire a bordo. Navigammo lentamente parecchi giorni, giungendo a fatica all’altezza di Cnido. Poi, siccome il vento non ci permetteva di approdare, prendemmo a navigare al riparo di Creta, dalle parti di Salmone; la costeggiammo a fatica e giungemmo in una località chiamata Buoni Porti, vicino alla quale si trova la città di Lasèa. Era trascorso molto tempo e la navigazione era ormai pericolosa, perché era già passata anche la festa dell’Espiazione; Paolo perciò raccomandava loro: «Uomini, vedo che la navigazione sta per diventare pericolosa e molto dannosa, non solo per il carico e per la nave, ma anche per le nostre vite». Il centurione dava però ascolto al pilota e al capitano della nave più che alle parole di Paolo. Ma non molto tempo dopo si scatenò dall’isola un vento di uragano, detto Euroaquilone. La nave fu travolta e non riusciva a resistere al vento: abbandonati in sua balìa, andavamo alla deriva. Da molto tempo non si mangiava; Paolo allora, alzatosi in mezzo a loro, disse: «Uomini, avreste dovuto dar retta a me e non salpare da Creta; avremmo evitato questo pericolo e questo danno. Ma ora vi invito a farvi coraggio, perché non ci sarà alcuna perdita di vite umane in mezzo a voi, ma solo della nave. Mi si è presentato infatti questa notte un angelo di quel Dio al quale io appartengo e che servo, e mi ha detto: “Non temere, Paolo; tu devi comparire davanti a Cesare, ed ecco, Dio ha voluto conservarti tutti i tuoi compagni di navigazione”. Perciò, uomini, non perdetevi di coraggio; ho fiducia in Dio che avverrà come mi è stato detto. Dovremo però andare a finire su qualche isola». Detto questo, prese un pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e cominciò a mangiare. Tutti si fecero coraggio e anch’essi presero cibo. Sulla nave eravamo complessivamente duecentosettantasei persone. Quando si furono rifocillati, alleggerirono la nave gettando il frumento in mare. Quando si fece giorno, non riuscivano a riconoscere la terra; notarono però un’insenatura con una spiaggia e decisero, se possibile, di spingervi la nave. Ma incapparono in una secca e la nave si incagliò: mentre la prua, arenata, rimaneva immobile, la poppa si sfasciava sotto la violenza delle onde. I soldati presero la decisione di uccidere i prigionieri, per evitare che qualcuno fuggisse a nuoto; ma il centurione, volendo salvare Paolo, impedì loro di attuare questo proposito. Diede ordine che si gettassero per primi quelli che sapevano nuotare e raggiungessero terra; poi gli altri, chi su tavole, chi su altri rottami della nave. E così tutti poterono mettersi in salvo a terra.
SALMO Sal 46 (47)
A te la gloria, o Dio, re dell’universo.
oppure
Alleluia, alleluia, alleluia.
Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni;
perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte. R
I capi dei popoli si sono raccolti
come popolo del Dio di Abramo.
Sì, a Dio appartengono i poteri della terra:
egli è eccelso. R
EPISTOLA 1Cor 13, 1-13
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino. Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!
VANGELO Gv 13, 12a. 16-20
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Quando ebbe lavato i piedi ai discepoli, il Signore Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve compiersi la Scrittura: “Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno”. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».
Vangelo
Per iniziare la nostra riflessione partirei dal Vangelo, perché si addice benissimo alla figura spirituale che stiamo celebrando. Perché Maddalena di Canossa ha aperto tante case, ha avuto a cuore i bambini, gli infermi, i missionari? Perché aveva meditato a lungo sul gesto del Signore che lava i piedi ai suoi discepoli. Ispirata da questo gesto di amore, si è fatta lei stessa madre nell’amore ed ha cercato, secondo la visione e i bisogni del suo tempo, di mettersi a servizio degli altri, in ogni modo che le è stato possibile. Maria Maddalena, ad imitazione del Signore che lava i piedi per amore e in simbolo di servizio, ha fatto la stessa cosa.
Corinzi
Anche San Paolo ha riflettuto a lungo sul gesto di amore del Signore ed è stato illuminato per scrivere questo testo bellissimo, profondissimo, che ci ricorda che, per chi ama Dio, per chi vive nell’amore del Signore, non esistono confini al bene, non esistono confini nell’amore, non esistono chiusure. Chi ama può tutto. È questo il grande, il grandissimo insegnamento di Paolo. È questo il grande pregio di tutta la sua vita. Paolo ha cercato di vivere nell’amore e, per questo, è stato in grado di testimoniare che il cristiano non fa altro che questo.
Atti
Così come anche nella pagina degli Atti. Paolo fa naufragio, insieme ad altri, ma non se la prende con nessuno. Non è un uomo incattivito dalla vita anzi, di fronte a coloro che non hanno dato retta ai suoi inviti, di fronte a coloro che non hanno dato retta alle sue intuizioni, compie prima un atto di fede e rivolge poi parole di bene. Un amore grandissimo quello che porta Paolo, di fronte a dei non cristiani, a vivere un gesto tipicamente cristiano, quello della benedizione e dello spezzare il pane, per poi rivolgere parole di bene e di amore a tutti coloro che sono presenti. Paolo, che ha scritto quel pezzo bellissimo sull’amore, è un uomo che vive di questo amore in ogni occasione della vita. Paolo, che ha saputo stare con il Signore in meditazione, vive nella vita in modo conforme a quello su cui ha pregato.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Vorrei che tutti ci domandassimo, oggi, se anche noi abbiamo la stessa forza di amore. Vorrei che tutti ci domandassimo se anche noi abbiamo il cuore di Paolo che si è lasciato plasmare dall’amore del Signore che passa attraverso gli eventi che si vivono. Vorrei che tutti ci domandassimo se sappiamo guardare ai bisogni degli altri con quello stesso amore di Madre che ha manifestato a noi Maddalena di Canossa. Vorrei che, insomma, tutti ci chiedessimo se siamo così pronti a vivere atti di amore che, in qualche modo, sanno riguardare la nostra vita e la vita degli altri. Credo che tutti, che pure abbiamo meditato più volte sull’amore del Signore e che pure abbiamo riflettuto più volte sulla bellezza del gesto di Gesù che lava i piedi agli altri, ci sentiamo molto lontani da questo modo di vedere le cose e di sentire. Ed è vero. Non abbiamo né la fede di Paolo né quella di Maddalena. Motivo in più, quest’oggi, per fermarci, per meditare, per chiedere che quell’amore che ci ha salvato, possa davvero essere dentro di noi e possa davvero illuminare le nostre vite.
Naturalmente non dimentichiamo, nemmeno in questo giorno di maggio, di guardare al mistero della Vergine Maria. A lei, Madre di ogni donazione di amore, chiediamo la forza e la grazia di aprire il nostro cuore all’amore di Dio perché anche noi, trasfigurati e sostenuti da quell’amore che tutto trasfigura e consuma, possiamo vivere autentiche attestazioni di amore per tutti coloro che incontriamo nel corso della nostra vita.