6 di Pasqua
Introduzione
“Vi lascio la pace, vi do la mia pace”. Sono le parole del Vangelo, sono anche le parole che ripeteremo tra poco, mentre staremo per ricevere la S. Eucarestia. Sono parole che tutti conosciamo a memoria. Eppure io credo che, nel contesto storico nel quale stiamo vivendo, abbiano perso il loro significato! Le diciamo ma senza crederci. Le ripetiamo ma come formule liturgiche. Sono parole che hanno perso quel mordente che, invece, devono sempre avere. Oggi la preghiera della pace e per la pace mi sembra sia un ritornello che aggiungiamo alle preghiere dei fedeli, che aggiungiamo ai rosari quando invochiamo “Maria Regina della pace”, ma, in fondo, senza crederci più di tanto.
Cosa possiamo fare per non cadere in questa trappola che ci porta a vivere con rassegnazione e stanchezza tante cose della vita e della fede?
La Parola di Dio
LETTURA At 4, 8-14
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni. Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare.
SALMO Sal 117 (118)
La pietra scartata dai costruttori
ora è pietra angolare.
oppure
Alleluia, alleluia, alleluia.
Il Signore mi ha castigato duramente,
ma non mi ha consegnato alla morte.
Apritemi le porte della giustizia:
vi entrerò per ringraziare il Signore. R
Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. R
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre. R
EPISTOLA 1Cor 2, 12-16
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito. L’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Infatti «chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo consigliare?». Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.
VANGELO Gv 14, 25-29
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».
Vangelo
La prima risposta viene dal Vangelo: anche Gesù sta parlando ai discepoli che sono un po’ tra lo stanco e lo sfiduciato. Gesù sta parlando spesso della sua “dipartita”, sta introducendo il discepolo al tempo della sua assenza fisica. Sono giorni difficili per i discepoli che comprendono che non potranno avere il Signore sempre con loro. Gesù, tuttavia, fa una promessa: la promessa di non lasciare solo il discepolo nella sua sfiducia, nella sua paura, nella sua lotta contro le cose del mondo. Egli assicura il dono dello Spirito di Dio, che è spirito di fortezza, spirito di consiglio, spirito di sostegno nelle diverse cose della vita e per i diversi problemi che il discepolo incontra. “Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. Il compito dello Spirito di Dio è quello di mettere sempre più radicata nel cuore la Parola che Gesù ha rivelato e far ricordare tutto ciò che egli ha insegnato. Contro la tentazione dello scoraggiamento, contro la tentazione del sentirsi soli, contro la tentazione di sentire che il mondo va da un’altra parte c’è, anzitutto, la presenza dello Spirito. È questa presenza che deve lasciare la pace. La pace del cuore: il discepolo sente che il suo compito è quello di testimoniare la presenza di Dio, anche quando le cose non vanno come dovrebbero. Il discepolo non si sente solo, nemmeno quando tutto sembra andare per un altro verso. Il discepolo che possiede lo Spirito di Dio vive in una dimensione di pace interiore che è quella che viene dal sapere che Dio accompagna i suoi giorni, anche quando sembra difficile vederlo.
Epistola
San Paolo, nella lettera ai Corinzi, è molto più esplicito sul tema. Con la sua intelligenza profonda e con la sua fede adamantina, egli spiega cosa significa “possedere lo Spirito di Dio”, cioè cosa, nel concreto, significhi lasciarsi illuminare dallo Spirito di Dio che agisce sempre nel profondo di ogni cuore che crede.
Non abbiamo ricevuto lo Spirito del mondo. Anzitutto il cristiano sa di essere dentro una storia “alternativa” non si configura da quello che avviene, per lo più, per il mondo. Non si mette sullo stesso piano degli altri, non si mette a discutere guardando le cose come chi non ha fede. Chi prega e, quindi, viene illuminato dallo Spirito di Dio, si mette sul piano di chi vede le cose con fede, giudica le cose non secondo le loro apparenze ma per quello che Dio comanda. Chi vive nella dimensione dello Spirito di Dio guarda a tutto ciò che capita con l’occhio di chi ha fede e di chi cerca Dio anche in quello che avviene.
Di queste cose noi parliamo con parole suggerite da sapienza umana, bensì dallo Spirito di Dio. In ogni cosa dell’uomo c’è una sapienza umana, che è sempre apprezzabile, condivisibile, anzi, da suscitare, da vivere e da far vivere. Tuttavia il credente non si ferma a questa sapienza umana! Il credente va oltre! Utilizza le parole che lo Spirito suggerisce, che sono le parole della fede e non quelle di chi si limita a giudicare le cose dal suo punto di vista.
Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo! San Paolo concludeva così la lettura. Non è un atteggiamento di superiorità, non è un atteggiamento di disprezzo per gli altri, non è alterigia. È un modo per dire che chi ha fede, chi è dentro questa alternativa cristiana, vive tutte le cose e giudica tutte le cose a partire dalla sua fede e non da quello che avviene o da quello che sente come singola persona. Paolo richiama un modo di vivere che certo è dei singoli ma prima di tutto e soprattutto è della comunità cristiana in quanto tale. Questo modo di essere, questo modo di vivere, infatti, lo si apprende non per studio, non per esperienza pura, ma dentro la vita di una comunità cristiana. Dove tutti pregano lo Spirito di Dio, dove tutti non si rassegnano a sottostare passivamente alle cose che capitano, dove ciascuno vive la sua preghiera e il suo impegno e li offre come testimonianza ad altri, c’è spazio per crescere in questa dimensione e per approdare lì dove lo Spirito di Dio vuole che approdiamo.
Lettura
Come testimonia anche la figura di Pietro. Tutti sanno che Pietro non ha grande sapienza: non ha studiato, non è stato discepolo di grandi maestri, non ha altro che la sua sapienza umana, la sapienza che viene dall’arte del pescatore e la sapienza della fede, quella che ha appreso da Cristo e che ha imparato solo stando con Lui. Eppure quest’uomo viene riconosciuto lui stesso come un maestro. Ora che il vero Maestro non c’è più fisicamente, la gente riconosce nella parola e nei gesti di Pietro la presenza del Cristo che si attua grazie allo Spirito. Pietro: uomo che ha conosciuto da Cristo la realtà dello Spirito e che lo ha ricevuto proprio nel cenacolo, con gli altri discepoli dal Cristo risorto, testimonia questa speranza che viene dallo Spirito ed insegna, a tutta una comunità, a non cedere sotto il peso del male ma a coltivare la presenza dello Spirito di Dio che dona la pace.
Perchè la Parola dimori in noi
Credo che questa parola di Dio abbia risposto molto bene alla posizione da cui siamo partiti che è quella di avere constatato che abbiamo perso un po’ di fiducia e che ripetiamo la parola e la preghiera per la pace senza tropo crederci. Cosa dunque dobbiamo fare se abita in noi la presenza dello Spirito di Dio?
- Continuare con perseveranza nello spirito dell’accoglienza reciproca e del dialogo.
Anzitutto io credo che a noi sia chiesta la forza della perseveranza, la forza di chi continua a pregare per la pace, anche quando essa non si vede, anche quando essa non trionfa. Credo che l’esempio e la parola di papa Leone ci sia di esempio. A noi non è chiesto di allinearci alla visione politica dei più forti. A noi è chiesto di continuare a mantenere vivo nel mondo lo Spirito del Vangelo, il che ha il suo costo! Ma occorre questa perseveranza se vogliamo rinnovare quella presenza dello Spirito di Dio che abita nel mondo e che lo conduce al Padre. Dunque una preghiera perseverante che ci aiuti ad essere testimoni dell’alternativa cristiana è la prima e più importante cosa da fare. Per questo ci è chiesto di saper credere e di saper rispettare il primato della liturgia e della preghiera, perché questa è la via per continuare questa invocazione che illumina, sostiene, guarisce, diventa punto di riferimento.
- Credere, testimoniare, trasmettere lo stile di vita del cristiano adulto.
Questa preghiera perseverante deve anche permetterci di testimoniare uno stile di vita da cristiani adulti che si deve vedere e che deve brillare in ciascuno di noi. San Paolo ce lo ha detto con molta forza. Avere il pensiero di Cristo non significa stare tranquilli, non significa sentirsi superiori ad altri. Significa abitare il mondo dove tutti si confrontano e tutti vivono le stesse realtà, con quella mentalità che è propria di chi crede. Chi fa questo illumina anche altri, perché la testimonianza discreta, la testimonianza che non si impone, diventa accattivante e suscita interesse da parte di tutti, questo vale sia per noi come singole persone che come comunità. Anche la comunità cristiana nel suo insieme è chiamata a vivere questo e a fare questo.
- Rifiutare la violenza come stile di vita.
In concreto nella comunità cristiana e come singole persone, abbiamo il dovere di rifiutare la violenza come stile di vita, personale e comune. La violenza verbale, la violenza che diventa opposizione e la violenza fisica, non devono appartenerci né come singole persone né come comunità. Molti dei casi di cronaca a cui assistiamo, ci dicono il contrario. Molta della violenza di cui siamo testimoni nasce da persone battezzate ed entra anche nelle comunità cristiane. Il richiamo che viene dalle letture mi pare proprio per noi. Se siamo illuminati dallo Spirito di Dio, se diciamo di non essere soli nelle vicende tutte del mondo, ecco che, allora, dobbiamo rifiutare questo stile di vita che si impone come l’unico possibile.
- Custodire luoghi di pace.
Infine credo che siamo chiamati anche a custodire luoghi di pace. In primo piano e soprattutto la famiglia. Le famiglie cristiane devono essere luoghi di pace. I nostri contesti più normali, in famiglia, devono essere luoghi di pace. Non sempre lo sono e dobbiamo riconoscerlo, ecco perché il richiamo che viene dalle scritture è proprio per noi. Poi le nostre comunità devono essere luoghi di pace, luoghi dove si sperimenta la presenza dello Spirito. Anche questo non sempre avviene e anche le comunità cristiane sono luoghi di divisioni, invidie, gelosie che, talvolta, generano violenza e diventano contro testimonianza alla pace. Non siamo esenti, dunque, da questo richiamo e, soprattutto, dal lavorare insieme perché anche le nostre comunità diventino luoghi di pace.
- Essere profezia.
Infine credo che le scritture ci invitino ad essere profezia di futuro. Profezia significa che non possiamo possedere nell’oggi in pieno quelle realtà di cui parliamo. Sappiamo che esse sono promesse, sappiamo che esse sono compito. Sappiamo che è da esse che dipende la qualità della vita di tutti, non solo della nostra. Per questo noi cristiani ci comportiamo nel mondo come persone che hanno lo sguardo sempre fisso nel mistero di Dio, da cui speriamo ogni cosa, anche quelle che adesso ci sembrano impossibili, come la pace. Ed è per questo che il nostro impegno di preghiera deve continuare, con forza, con costanza, con viva speranza. Quella speranza e quella fedeltà che siamo qui a chiedere anche in questa eucarestia che è il cuore della vita di preghiera di ciascuno di noi, che è il Sacramento che segna la presenza di Dio tra noi perché noi, fortificati da Lui, possiamo testimoniarla nel mondo.