6 dopo Pentecoste
Per introdurci
- Abbiamo il desiderio di vedere Dio?
- Come si esprime, in noi, questo desiderio?
Dopo la domenica di Abramo, ecco che la rilettura della storia della salvezza che ci viene riproposta nel tempo dopo Pentecoste, ci aiuta a rileggere l’opera di Mosè.
La Parola di Dio
LETTURA Es 33, 18 – 34, 10
Lettura del libro dell’Esodo
In quei giorni. Mosè disse al Signore: «Mostrami la tua gloria!». Rispose: «Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il mio nome, Signore, davanti a te. A chi vorrò far grazia farò grazia e di chi vorrò aver misericordia avrò misericordia». Soggiunse: «Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo». Aggiunse il Signore: «Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: quando passerà la mia gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano, finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere». Il Signore disse a Mosè: «Taglia due tavole di pietra come le prime. Io scriverò su queste tavole le parole che erano sulle tavole di prima, che hai spezzato. Tieniti pronto per domani mattina: domani mattina salirai sul monte Sinai e rimarrai lassù per me in cima al monte. Nessuno salga con te e non si veda nessuno su tutto il monte; neppure greggi o armenti vengano a pascolare davanti a questo monte». Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano. Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità». Il Signore disse: «Ecco, io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessuna terra e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te».
SALMO Sal 76 (77)
Mostrami, Signore, la tua gloria.
La mia voce verso Dio: io grido aiuto!
La mia voce verso Dio, perché mi ascolti.
Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore,
nella notte le mie mani sono tese e non si stancano;
l’anima mia rifiuta di calmarsi. R
Tu trattieni dal sonno i miei occhi,
sono turbato e incapace di parlare.
È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre?
Può Dio aver dimenticato la pietà,
aver chiuso nell’ira la sua misericordia? R
Ricordo i prodigi del Signore,
sì, ricordo le tue meraviglie di un tempo.
Vado considerando le tue opere,
medito tutte le tue prodezze. R
EPISTOLA 1Cor 3, 5-11
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, che cosa è mai Apollo? Che cosa è Paolo? Servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso. Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere. Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria ricompensa secondo il proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio. Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo.
VANGELO Lc 6, 20-31
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».
Esodo
Ecco, allora, il testo dell’Esodo che ci metteva in primo piano il grande desiderio di Mosè. Mosè, l’uomo chiamato da Dio, il profeta che non ha pari, colui che, come tutti sappiamo, ha condotto Israele fuori dalla terra della schiavitù per introdurre il popolo santo di Dio nella terra della promessa, l’uomo forte, a tratti persino imperioso, l’uomo che ha avuto una forza straordinaria, ci viene presentato nel suo fondamentale desiderio: vedere il volto di Dio. Già questo dice molto di Mosè, perché è come se il testo sacro ci dicesse che anche uno come Mosè, anche uno con le sue capacità, con il suo carattere, con la sua forza, ha avuto il costante bisogno di sentirsi sorretto, protetto, consolato da Dio. Un uomo, anche il più grande, senza la consolazione di Dio non può niente, non riesce a sostenere nulla, non arriva da nessuna parte. Mosè chiede una consolazione personale: ecco questa esperienza straordinaria del dialogo con Dio, dialogo che era iniziato con il roveto ardente e del quale noi possiamo comprendere pochissimo, tanto è intimo, privato, personale. Eppure, Mosè ottiene un dono che non è solo per lui ma che è per tutti: il dono della “legge”, il dono del decalogo. Questo è il grande segno della consolazione di Dio per tutti. Cosa chiede e cosa propone il comandamento? In sostanza chiede due cose: la lode di Dio, come fonte di forza interiore, di consolazione interiore e l’attenzione, il servizio disinteressato dell’uomo, non solo come luogo della propria testimonianza di fede, ma anche come segno di attenzione reciproca l’uno per l’altro, secondo quello che è lo stile della carità di Dio. La prima lettura ci dice questo: per vedere Dio, dal momento che la visione del suo volto è riservata alla vita eterna, non abbiamo che queste due vie: la via della preghiera e la via della testimonianza di fede. Vie intrecciate, vie che si compongono l’una con l’altra, vie che rimangono un punto di riferimento imprescindibile per chi, nel tempo, vuole diventare collaboratore di Dio. Questa è la chiamata che riguarda tutti coloro che desiderano vivere la propria fede con verità e con decisione grande. Prospettiva importantissima per ogni credente. A tutti i credenti vengono donati i comandamenti che altro che non sono che una via per vedere il volto di Dio ora, in modo velato e, poi, nell’eternità beata di Dio, in modo palese.
Vangelo
La scrittura ci mostra sempre la vita di Gesù in parallelo con la vita di Mosè. Ecco perché rileggiamo il testo delle beatitudini che è la attestazione della “legge nuova” da mettere, appunto, in parallelo con i comandamenti. Come i comandamenti furono l’illuminazione di Dio per il popolo di Israele, così la legge delle beatitudini è il punto di riferimento per ogni cristiano che è determinato a seguire il Signore. Anche il testo delle beatitudini vuole rispondere alla domanda che ha nel cuore chi vuole vedere il volto di Dio. Chi vede il volto di Dio? chi segue questa via di fede, chi segue questa rivelazione che il Signore dona. Vede il volto di Dio chi vuole rimanere povero di spirito, ovvero chi cerca di fare della propria fede il punto centrale della propria esistenza: vede il volto di Dio chi non si sazia mai delle cose, ma mantiene il cuore aperto ad ogni rivelazione e pronto a lasciarsi colmare da Dio; vede il volto di Dio chi, pur passando attraverso le cose del tempo che portano al pianto, comprende che la gioia eterna di Dio è per tutti. Vede il volto di Dio chi non si lascia sconvolgere dalle mille provocazioni che vengono rivolte all’uomo di fede e continua ad andare avanti tranquillo, facendo del proprio cammino di fedeltà un dono. Un dono per sé, un dono da ridare a Dio. vede il volto di Dio chi vive di misericordia, come il Padre. È soprattutto questa la grande rivelazione di Dio che viene proposta a ciascuno. La misericordia di Dio viene espressa nel volto di Gesù. È per questo che, chi vuole seguire il Signore, chi vuole servire il Signore segue la via che Dio rivela, deve disporsi ad essere strumento di misericordia per il mondo. Ecco chi vede Dio! vede Dio chi è misericordioso come il Padre, chi, nel suo agire, mostra lo stesso tratto di comprensione, di condivisione, di vicinanza all’uomo che Dio Padre ha espresso in Gesù Cristo. Comandamenti e beatitudini sono due vie “sicure”, potremmo dire, per vedere il volto di Dio: l’una con la sua idealità, con il suo grande respiro, l’altra con la sua puntualità, con la sua determinazione ad entrare nei meandri della vita dell’uomo con tutta quella forza della Parola che, sola, illumina, rischiara, sostiene, conforta.
Corinzi
Chi fa questo, chi segue queste vie, non solo si dispone ad essere pronto per vedere il volto di Dio nelle cose del mondo e nell’eternità beata, ma diventa collaboratore di Dio e strumento per la rivelazione costante della sua presenza in mezzo a tutti gli uomini. San Paolo si è disposto a fare questo ed ha interpretato il suo ministero come un ministero di collaborazione alla gioia di tutti. San Paolo dice di sé stesso di essere un collaboratore di Dio perché tutti gli uomini abbiano questo respiro, si dirigano verso la visione del volto del Padre, possano essere attratti da quella luce che diventa occasione per vedere la gloria di Dio nelle piccole cose del mondo. Paolo si propone e si definisce collaboratore di Dio proprio perché sa vivere queste due vie: la via del comandamento, che Paolo conosce, diffonde e difende e la nuova via delle beatitudini che anche San Paolo, come apostolo, ha imparato ed ha trattenuto come preziosa. A ciascuno secondo quella forza e quella misura di grazia che è concessa nel nome di Dio Padre. Dunque, anche San Paolo ci dice che chi vuole vedere il volto di Dio diventa collaboratore della gioia da diffondere nel mondo e punto di riferimento per tutti coloro che vogliono fare della fede la via per giungere a quella visione di Dio che dà senso al tempo e che dura per l’eternità.
Per il nostro cammino
A noi che rileggiamo queste scritture credo che venga chiesto di ragionare in due differenti direzioni.
La prima consiste nel chiederci se anche noi abbiamo il desiderio di vedere il volto di Dio. Non è detto che perché siamo cristiani, perché siamo credenti, perché siamo qui in chiesa, abbiamo questo desiderio. Noi potremmo anche vivere il cristianesimo con quella riduzione alla pratica della carità che mortifica il desiderio di vedere il volto di Dio. È un pericolo che c’è sempre stato, è un pericolo moderno, è un pericolo di ogni tempo. Pericolo che corriamo anche noi ogni volta che mortifichiamo il vero desiderio della fede e riduciamo il cristianesimo ad una pratica della carità. Proviamo a chiederci, mentre siamo nel cuore dell’estate, se questo desiderio, il desiderio di vedere il volto di Dio, è davvero parte di noi, cuore del nostro cammino di fede, pungono per andare avanti nel cammino che viene concesso a ciascuno.
La seconda direzione è molto più concreta, molto più pratica. Tutti noi dobbiamo chiederci se consideriamo la via dei comandamenti e la via dele beatitudini come necessarie al nostro cammino. Potrebbe accadere, infatti, che pur conoscendo bene l’una e l’altra, non ci abbandoniamo ad esse. Potrebbe anche accadere che la via dei comandamenti non sia più così conosciuta e rispettata da noi tutti, come anche la via delle beatitudini potrebbe non essere un dono per ciascuno di noi. Ecco quindi l’interrogativo che si pone a noi a partire da questa parola: queste vie sono ancora vie attraverso le quali noi coltiviamo il desiderio di Dio?
Tra le beatitudini, certamente mi pare centrale quella che ci ricorda che la testimonianza di fede viene sempre avversata. Io credo che tutti stiamo vedendo come il mondo cambi sempre più rapidamente e, per quanto attiene alla fede, vediamo come la perdita della fede sia qualcosa che viaggia ad una velocità che non ci aspettavamo. Moltissimi, anche di coloro che hanno sempre fatto parte della chiesa, hanno perso la fede. Moltissimi hanno perso il gusto di Dio. Moltissimi hanno perso il desiderio di vedere il suo volto. Moltissimi non ricordano nemmeno la via dei comandamenti o quella delle beatitudini che, pure, sono la pagina fondamentale del Vangelo. Come reagiamo noi di fronte a questo panorama? Abbiamo quella forza che viene da chi vive di desiderio e, quindi, si propone come autentico testimone? Questa domenica ci sta dicendo questo. Come Mosè è stato testimone autorevole e grande della fede, così puoi esserlo tu. Ma lo sarai alla stessa condizione di Mosè, ovvero che anche tu abbia nel cuore il grande desiderio di vedere il volto di Dio e a condizione che anche tu abbia a cuore la via delle beatitudini come modo per vivere bene il richiamo della misericordia da mostrare agli altri proprio nel nome di Dio.
Chiediamo al Signore questa grazia per vivere di desiderio e non sottrarci alla testimonianza!