Settimana della 6 domenica dopo il martirio – Giovedì
La spiritualità di questo giorno
Le relazioni ecclesiali. È il tema per questa quarta giornata degli esercizi che, questa sera, terrà in atteggiamento di ascolto e di riflessione tutti coloro che stanno partecipando agli esercizi. Come gli altri giorni propongo anche alla Messa del mattino un richiamo per entrare in vera sintonia con il tema e per aprire strade di preghiera che possono essere utili per la giornata.
La Parola di questo giorno
EPISTOLA 1Tm 3, 1-13
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Carissimo, questa parola è degna di fede: se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro. Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia guidare bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi e rispettosi, perché, se uno non sa guidare la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio? Inoltre non sia un convertito da poco tempo, perché, accecato dall’orgoglio, non cada nella stessa condanna del diavolo. È necessario che egli goda buona stima presso quelli che sono fuori della comunità, per non cadere in discredito e nelle insidie del demonio. Allo stesso modo i diaconi siano persone degne e sincere nel parlare, moderati nell’uso del vino e non avidi di guadagni disonesti, e conservino il mistero della fede in una coscienza pura. Perciò siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano ammessi al loro servizio. Allo stesso modo le donne siano persone degne, non maldicenti, sobrie, fedeli in tutto. I diaconi siano mariti di una sola donna e capaci di guidare bene i figli e le proprie famiglie. Coloro infatti che avranno esercitato bene il loro ministero, si acquisteranno un grado degno di onore e un grande coraggio nella fede in Cristo Gesù.
SALMO Sal 65 (66)
Sia benedetto Dio,
che ha ascoltato la mia preghiera.
O Dio, tu ci hai messi alla prova;
ci hai purificati come si purifica l’argento.
Entrerò nella tua casa con olocausti,
a te scioglierò i miei voti,
pronunciati dalle mie labbra. R
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
A lui gridai con la mia bocca,
lo esaltai con la mia lingua. R
Se nel mio cuore avessi cercato il male,
il Signore non mi avrebbe ascoltato.
Ma Dio ha ascoltato,
si è fatto attento alla voce della mia preghiera. R
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia. R
VANGELO Lc 21, 25-33
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». E disse loro una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».
Timoteo
Da questo punto di vista ci aiuta tantissimo la lettura di Paolo che è uno spaccato importantissimo sulla Chiesa di quel tempo, certamente, ma di ogni tempo. Si accennava, infatti, a figure ecclesiali.
Anzitutto il Vescovo. “Episcopus”, letteralmente, significa “sorvegliante”. Può essere che questa parola abbia, nel nostro immaginario, una connotazione perlopiù negativa. Non è così a livello biblico dove il “sorvegliante” ha un compito pastorale. Il sorvegliante vigila sul gregge con amore, verificando che non gli manchi nulla, curando che non si incorra in pericoli che potrebbero danneggiare la stessa vita del gregge. Il sorvegliante è uno che, per amore, si dona ai fratelli cercando di provvedere ad ogni cosa. Questo è, propriamente, il compito del Vescovo, che deve custodire la porzione di Chiesa che gli è stata affidata e deve fare in modo che non manchi nulla al gregge che gli viene assegnato. Il compito del Vescovo è quello di chi ha sott’occhio tutta la comunità e vigila, con amore, su di essa.
Si accennava, poi, ai diaconi. Figure di spicco per quanto attiene la predicazione della Parola e l’amministrazione della carità. Nella Chiesa primitiva i diaconi erano molto numerosi e affiancavano i presbiteri e i Vescovi nella predicazione della Parola per dedicarsi poi, con tutte le attenzioni possibili, alle emergenze della povertà che si riscontravano nella società.
Infine si accenna alle donne, come abbiamo detto anche ieri, colonne anche dell’esperienza ecclesiale antica. La donna è protagonista della vita ecclesiale e non sono pochi i compiti assegnati a donne, da quelli più laicali a quelli più ministeriali, senza mettere in discussione l’insegnamento del Signore e, quindi, guardando al ministero ordinato come ad una vocazione riservata agli uomini. Il che non fa mai nascere recriminazioni, gelosie, contese, ma aumenta in tutti un vivo desiderio di servire la Chiesa.
Vangelo
Per quanto riguarda il Vangelo siamo ancora nel discorso escatologico e abbiamo sentito quale deve essere il compito della Chiesa mentre siamo nel tempo dell’attesa della venuta del Signore. Il suo compito è mantenere viva l’attesa, destare l’interesse perché l’uomo non sonnecchi, imparare a capire che è il cuore che viene educato ad attendere. Quando il cuore attende il ritorno di Cristo, allora la Chiesa diventa il luogo di relazioni intense, dove la fede è il centro, il cuore di ogni cosa. Nella Chiesa che attende il ritorno del Signore c’è spazio per relazioni vere e autentiche tra gli uomini, dove ci si edifica a vicenda nell’attesa del suo ritorno. La Chiesa è, quindi, il luogo dove si prega e dove si vive fraternamente attendendo la piena manifestazione di Cristo al suo ritorno per essere tutti introdotti da Lui nella comunione con il Padre.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Come viviamo noi le relazioni ecclesiali?
Direi che facciamo un gran discutere sulle relazioni ecclesiali. Il nostro tempo, da questo punto di vista, è anche un po’ un tempo di fermento. Abbiamo riscoperto anche noi la figura del Diacono, che è sempre più diffusa nella Chiesa locale. Certamente la donna ha un ruolo di grandissimo piano nella Chiesa di oggi, non solo dal punto di vista dell’appartenenza, ma anche da quello del servizio. Vediamo molte donne che hanno anche compiti importanti nella vita ecclesiale e credo che questo sia un dono dello Spirito. Noi tutti vediamo che lo Spirito, in ogni tempo, permette alla Chiesa di vivere quelle realtà e di fare quei passaggi che sanno mantenerla viva.
Forse, oggi, c’è meno attenzione ai Vescovi. In effetti ci mancano grandi figure di Vescovi di cui anche solo la mia generazione, quella degli adulti, ha fatto esperienza qualche decennio fa, quando si confrontavano personaggi decisamente diversi ma tutti di grande spicco, di grande valore. Oggi mi pare che, da questo punto di vista, siamo un po’ appiattiti… c’è un fermento e poche sono le guide che emergono come tali, tanto da essere vero punto di riferimento per la gente, per il popolo di Dio.
Cosa fare oggi? Vi propongo di pregare in due direzioni.
La prima è per coloro che nella Chiesa hanno compiti di responsabilità. Se c’è un compito che tutti dobbiamo vivere è quello della preghiera per coloro che hanno grandi responsabilità e siedono in posti di governo. La preghiera perché nella Chiesa ogni cosa si svolga bene, la preghiera perché tutto sia ordinato al bene delle anime deve appartenere a chiunque. Ecco perché tocca tutti noi vivere questa preghiera e promuovere questa opera di vicinanza a chi è al “governo” della Chiesa.
La seconda è però per noi, perché le relazioni dentro la nostra comunità siano vere, intense, reali. Spesso anche nella comunità ci sono relazioni poco vere, superficiali, del tutto incapaci di costruire qualcosa. Talvolta poi, nelle comunità pastorali come la nostra, non è affatto detto che ci si conosca, che ci si stimi, che si voglia giungere ad una comunione davvero reale con le altre persone che la compongono. Ecco perché non credo sia scontato, oggi, pregare in questa direzione e per questo scopo. Ricordando poi che una comunità diventa bella e attraente proprio per le relazioni che in essa si vivono, direi di non perdere assolutamente l’attenzione e la concentrazione per lavorare su questo tema. Chiediamo, insieme, la grazia di una comunità dove le relazioni sono profonde e vere. Avremo edificato la nostra piccola Chiesa, avremo creduto alla forza delle relazioni nella Chiesa universale.