Settimana della penultima domenica dopo l’Epifania – martedì
Introduzione
La memoria di Santa Scolastica, la sorella di San Benedetto, è la memoria di una monaca che ha condiviso con il fratello l’ideale della perfezione cristiana e si è dedicata tutta ad una vita di ascesi e di raggiungimento della salvezza eterna. Un esempio di grandissima dedizione a Dio e di cura per la fede che riluce anche su ciascuno di noi e che ben si addice alle Scritture che ci vengono donate.
La Parola di Dio
LETTURA Sap 17, 1-2. 5-7. 20 – 18, 1a. 3-4
Lettura del libro della Sapienza
I tuoi giudizi sono grandi e difficili da spiegare; per questo le anime senza istruzione si sono ingannate. Infatti gli ingiusti, avendo preteso di dominare il popolo santo, prigionieri delle tenebre e incatenati a una lunga notte, chiusi sotto i loro tetti, giacevano esclusi dalla provvidenza eterna. Nessun fuoco, per quanto intenso, riusciva a far luce, neppure le luci più splendenti degli astri riuscivano a rischiarare dall’alto quella notte cupa. Appariva loro solo una massa di fuoco, improvvisa, tremenda; atterriti da quella fugace visione, credevano ancora peggiori le cose che vedevano. Fallivano i ritrovati della magia, e il vanto della loro saggezza era svergognato. Soltanto su di loro si stendeva una notte profonda, immagine della tenebra che li avrebbe avvolti; ma essi erano a se stessi più gravosi delle tenebre. Per i tuoi santi invece c’era una luce grandissima. Desti loro una colonna di fuoco, come guida di un viaggio sconosciuto e sole inoffensivo per un glorioso migrare in terra straniera. Meritavano di essere privati della luce e imprigionati nelle tenebre quelli che avevano tenuto chiusi in carcere i tuoi figli, per mezzo dei quali la luce incorruttibile della legge doveva essere concessa al mondo.
SALMO Sal 104 (105)
Proclamate fra i popoli le opere del Signore.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie.
Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore. R
Li fece uscire con argento e oro;
nelle tribù nessuno vacillava.
Distese una nube per proteggerli
e un fuoco per illuminarli di notte. R
Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza,
i suoi eletti con canti di gioia.
Ha dato loro le terre delle nazioni
e hanno ereditato il frutto della fatica dei popoli,
perché osservassero i suoi decreti
e custodissero le sue leggi. R
VANGELO Mc 10, 46b-52
Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Mentre il Signore Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Sapienza
Partiamo, anzitutto, dal libro della Sapienza che ci ha proposto una rilettura dell’Esodo. Il testo faceva ben capire che chi si riteneva forte, e cioè gli Egiziani, manifestò tutta la propria debolezza di fronte a un popolo che appariva debole, gli Ebrei, ma che condotto da Dio, manifestò tutta la sua sapienza. Il testo mette bene in evidenza che fu proprio la luce che veniva da Dio ad illuminare un popolo oppresso, del quale si sarebbe detto che era solo un popolo di sventurati. Al contrario, gli Egiziani, di cui si sarebbe detto che erano splendore per la loro cultura, per la loro ricchezza, per la loro posizione, finirono per rimanere nelle tenebre proprio perché schiacciati dalla loro stessa arroganza, dalla loro stessa chiusura nei confronti di quella luce che avrebbe illuminato anche loro se solo l’avessero voluto. Un testo molto bello che aiuta a capire che chi ha fede può tutto. Chi si confronta con l’amore di Dio e si lascia illuminare da questo amore, può tutto. Solo chi si allontana dall’amore di Dio rimane, alla fine, senza niente.
Vangelo
Anche la vicenda del cieco di Gerico è ben nota. Quest’uomo che non si attende più nulla dalla vita, d’un tratto, sapendo che passa il Signore, trova tutta la forza che può per farsi notare, per manifestare la sua presenza, per mettere nelle mani del Signore quella vita che era stata tutta vissuta nell’ombra. Vita vissuta nell’ombra perché non vedeva, ma anche vita passata nell’ombra perché relegata alle cose minime dagli altri che, pur vedendolo, non trovavano per lui altro che quel poco che la compassione sa donare. Quest’uomo, invece, si sente chiamato a qualcosa di più grande: ecco perché quando sente che è il Signore che viene, grida, si mette in mostra, cerca aiuto e comprensione. Ecco che, con rispetto e con molto amore, mette il suo desiderio di vedere nelle mani di Dio e Gesù condivide questa sua aspirazione, questo suo desiderio. Il miracolo che ottiene è segno della grande capacità di Gesù di accogliere chi è nel dolore, nella sofferenza, nella tenebra, ma è anche segno del cieco che sa accogliere il dono della fede come perla preziosa della vita e che sa rimettere nelle mani di Dio tutto il suo grande desiderio.
Perchè la Parola dimori in noi
Le due Scritture, come dicevo, ben si addicono alla memoria di Santa Scolastica. Lei che ha visto il fratello crescere nel suo cammino interiore, lei che ha sentito il fratello parlare di Dio e delle aspirazioni della vita cristiana, non si è volta indietro, non ha tralasciato questo insegnamento luminoso e sapiente, ma ha saputo farlo proprio. Si è lasciata contagiare, per così dire, dall’ideale di vita di Benedetto ed ha fatto altrettanto. Anche lei si è messa a cercare nel Signore la sua gioia, la sua realizzazione ed ha trovato ciò che ha cercato. Donna di grande profondità, tuttavia, non viene ricordata solo per questo, ma per la sua capacità di amare. La sua grandezza nasce proprio da qui, da quell’amore che ella seppe mettere in tutte le cose della sua vita. La sua sequela non è la sequela di una donna che si limita, che rinuncia a molte cose alle quali avrebbe potuto avere accesso. La vita di Scolastica è una vita piena di amore e, per questo, una vita perfettamente realizzata e piena. Così Scolastica insegna che chi vive alla scuola di Cristo, chi lascia che Cristo insegni nel suo cuore, vive un desiderio di bene infinito e dilata i confini della sua stessa esistenza oltre ogni limite. Scolastica non ha compiuto il medesimo itinerario di Benedetto, non ha avuto le sue intuizioni, non ha avuto il suo carisma. Eppure, avendo molto amato, raggiunse la stessa perfezione. Avendo molto cercato il mistero di Dio, la vediamo coronata della medesima gloria. Scolastica ci insegna questo! Come le Scritture ci hanno detto, anche lei potrebbe dire di essere passata dalle tenebre alla luce, anche lei potrebbe raccontarci di come, molte volte, manifestò il suo amore per Cristo. A lei noi tutti chiediamo di essere coinvolti nella sua dinamica di fede, per vivere bene il nostro tempo e per fare di esso un momento di crescita nell’amore e nella santità.