Mercoledì 11 febbraio

Settimana della penultima domenica dopo l’Epifania – mercoledì – Madonna di Lurdes – giornata mondiale del malato

La spiritualità di questo giorno

Questo giorno diviene caro a tutti noi perché memoria della prima delle 18 apparizioni di Lourdes. Da molti anni, poi, questa giornata diviene anche la giornata mondiale di preghiera per i malati. Se è vero che noi non ci ricordiamo dei malati solo in questo giorno, è anche vero che oggi vogliamo essere vicini in modo del tutto particolare a coloro che soffrono, a coloro che vivono momenti difficili, a coloro che sono in ospedale, a coloro che vivono qualsiasi forma di disagio per la salute, temporaneo o di lunga durata che sia. Il tema che il Papa ha scelto per questa giornata è molto difficile: “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”. È per questo che trovo utile oggi sostituire il Vangelo e rileggere la parabola del Buon Samaritano. Esuliamo, quindi, dalle letture bibliche di questo giorno.

La Parola di questo giorno

LETTURA Is 55, 1-7
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide. Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona».

SALMO Cf. Gdt 13, 18-20

Benedetta sei tu, Maria, fra tutte le donne.

Benedetta sei tu, figlia,
davanti al Dio altissimo
più di tutte le donne,
e benedetto il Signore Dio
che ha creato il cielo e la terra. R

Davvero il coraggio che ti ha sostenuto
non cadrà dal cuore degli uomini:
essi ricorderanno per sempre
la potenza del Signore. R

Dio compia per te queste cose
a tua perenne esaltazione,
in riconoscimento della prontezza
con cui hai esposto la vita
di fronte all’umiliazione della nostra stirpe. R

EPISTOLA Ef 1, 3-10a
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi.

VANGELO Lc 1, 40-55
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quei giorni, Maria, entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

I punti cardine

Il punto focale dell’insegnamento del Papa ben si addice alla proposta generale che stiamo facendo in questo anno pastorale. Il Papa, infatti, ci ricorda che la malattia può diventare la condizione privilegiata nella quale incontrare una persona. Se ci facciamo caso, non è sempre così. Anzi, la malattia, spesso, allontana dalle relazioni. Allontana il malato che, spesso, non può più partecipare a molte cose della vita sociale ed anche religiosa nelle quali la relazione è messa in primo piano. Ma, non di rado, la malattia cancella anche le relazioni amicali e di prossimità della vita. Talvolta sono proprio i sani ad allontanarsi dal malato. Si teme di disturbare, si teme di essere di impiccio, si teme di essere inopportuni e, questo, porta a diradare le relazioni, per lo meno, se non proprio a chiuderle. Dunque, come vediamo bene, la malattia non è ritenuta una situazione di prossimità, una situazione nella quale diventa possibile amare e rendersi prossimo di chi soffre. Spesso è causa di allontanamento e basta.

A noi che quest’anno stiamo riflettendo proprio sulla bellezza delle relazioni, credo che questo primo spunto di meditazione chieda di verificarci su come viviamo la possibilità di relazione che abbiamo con il malato e, soprattutto, chieda di verificarci sul fatto se siamo o non siamo attenti a cogliere, nelle diverse possibilità che ci vengono offerte, un invito ad incentivare la relazione con chi è malato.

Il secondo insegnamento riguarda la trasformazione della sofferenza. In realtà noi siamo più portati a dire che è la malattia che trasforma l’esistenza dell’uomo, naturalmente in peggio! Toglie molte cose, chiude molte porte, relega in alcuni ambiti. Che cosa si può pensare peggio di così? Eppure, dice il Papa, a ben vedere, la malattia può anche essere trasformata. A trasformare la malattia è, appunto, l’intensità delle relazioni. Quando le relazioni sono vere e forti, quando le relazioni sono belle ed incisive, quando le relazioni diventano causa di vicinanza, ecco che si apre un orizzonte nuovo, orizzonte che ha permesso a molti di trovare la propria via di santità. Ci sono malati che si sono lasciati cambiare la vita dalle persone sane che hanno incontrato e ci sono molte persone che hanno saputo lasciarsi cambiare così profondamente dall’incontro con i malati, da trovare la loro personale via di santificazione. Dunque la sofferenza non va solamente accettata e, nemmeno, solo sopportata. La sofferenza può diventare occasione di trasformazione del cuore, perché tutti ci si senta incamminati sulla via della santità. Insieme, in una relazione sempre più forte e sempre più stretta, per una meta comune: la visione del volto di Dio.

Infine il Papa ci ricorda che consolare, visitare, accogliere sono i tre verbi cardine di questa giornata per mettere a fuoco la spiritualità della parabola stessa. Sono tutti verbi che indicano una relazione. Si consola colui con il quale si è in una relazione stretta; si visita fisicamente un malato, portando la nostra solidarietà e la nostra vicinanza fisica. Ecco che l’opera di misericordia sottointesa è davvero grande e pratica. Soprattutto, il malato è da accogliere. Questa è la forma di relazione più vera, più bella e più intensa che possiamo suscitare anche con il nostro modo di operare. Accogliere con il cuore, accogliere con la mente, accogliere negli affetti. Vivere una relazione forte, vera, intensa, esaustiva con i malati chiede tutte queste cose.

Amore in azione

Quasi continuando la meditazione di ieri su Santa Scolastica, il Papa ci ricorda poi che l’amore è sempre in azione. Quando l’amore è vero non rimane inoperoso. Quando la consolazione è vera, non rimane confinata nelle parole, ma trova sempre il modo di concretizzarsi in opere. Ecco perché la relazione con il malato può davvero cambiare la vita del malato, in primis, ma anche la nostra.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Che relazione abbiamo con i malati?
  • Quale prossimità stiamo vivendo?
  • Cosa stiamo facendo per incrementare questa relazione?

Credo che la giornata mondiale del malato ci chieda di riflettere su tutte queste cose e ci aiuti a capire, ancora una volta, come fondamentale è solo l’amore.

A Maria, che oggi veneriamo e ricordiamo con il dolce titolo di nostra Signora di Lourdes, chiediamo tutte queste cose, perché impariamo a relazionarci anche ai malati, in modo pieno, degno, nobile. A lei, poi, affidiamo davvero tutti i nostri malati, perché trovino consolazione e pace. Maria, Madre dei malati e dei sofferenti, prega per noi.

2026-02-04T08:27:24+01:00