Settimana della quinta domenica di quaresima – Giovedì
Introduzione
È, praticamente, l’ultimo giorno in cui leggiamo questi testi biblici. Settimana prossima, come ho già scritto, saremo proiettati in un’ottica completamente differente. Credo che oggi possiamo svolgere una riflessione quaresimale sulla prudenza.
La Parola di questo giorno
GENESI 49, 29 – 50, 13
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Giacobbe diede quest’ordine ai suoi figli: «Io sto per essere riunito ai miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che è nel campo di Efron l’Ittita, nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamre, nella terra di Canaan, quella che Abramo acquistò con il campo di Efron l’Ittita come proprietà sepolcrale. Là seppellirono Abramo e Sara sua moglie, là seppellirono Isacco e Rebecca sua moglie e là seppellii Lia. La proprietà del campo e della caverna che si trova in esso è stata acquistata dagli Ittiti». Quando Giacobbe ebbe finito di dare quest’ordine ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spirò, e fu riunito ai suoi antenati. Allora Giuseppe si gettò sul volto di suo padre, pianse su di lui e lo baciò. Quindi Giuseppe ordinò ai medici al suo servizio di imbalsamare suo padre. I medici imbalsamarono Israele e vi impiegarono quaranta giorni, perché tanti ne occorrono per l’imbalsamazione. Gli Egiziani lo piansero settanta giorni. Passati i giorni del lutto, Giuseppe parlò alla casa del faraone: «Se ho trovato grazia ai vostri occhi, vogliate riferire agli orecchi del faraone queste parole. Mio padre mi ha fatto fare un giuramento, dicendomi: “Ecco, io sto per morire: tu devi seppellirmi nel sepolcro che mi sono scavato nella terra di Canaan”. Ora, possa io andare a seppellire mio padre e poi tornare». Il faraone rispose: «Va’ e seppellisci tuo padre, come egli ti ha fatto giurare». Giuseppe andò a seppellire suo padre e con lui andarono tutti i ministri del faraone, gli anziani della sua casa, tutti gli anziani della terra d’Egitto, tutta la casa di Giuseppe, i suoi fratelli e la casa di suo padre. Lasciarono nella regione di Gosen soltanto i loro bambini, le loro greggi e i loro armenti. Andarono con lui anche i carri da guerra e la cavalleria, così da formare una carovana imponente. Quando arrivarono all’aia di Atad, che è al di là del Giordano, fecero un lamento molto grande e solenne, e Giuseppe celebrò per suo padre un lutto di sette giorni. I Cananei che abitavano la terra videro il lutto all’aia di Atad e dissero: «È un lutto grave questo per gli Egiziani». Per questo la si chiamò Abel-Misràim; essa si trova al di là del Giordano. I figli di Giacobbe fecero per lui così come aveva loro comandato. I suoi figli lo portarono nella terra di Canaan e lo seppellirono nella caverna del campo di Macpela, quel campo che Abramo aveva acquistato, come proprietà sepolcrale, da Efron l’Ittita, e che si trova di fronte a Mamre.
SALMO Sal 118 (119), 145-152
Risplenda su noi, Signore, la luce del tuo volto.
Invoco con tutto il cuore: Signore, rispondimi;
custodirò i tuoi decreti.
Io t’invoco: salvami
e osserverò i tuoi insegnamenti. R
Precedo l’aurora e grido aiuto,
spero nelle tue parole.
I miei occhi precedono il mattino,
per meditare sulla tua promessa. R
Ascolta la mia voce, secondo il tuo amore;
Signore, fammi vivere secondo il tuo giudizio.
Si avvicinano quelli che seguono il male:
sono lontani dalla tua legge. R
Tu, Signore, sei vicino;
tutti i tuoi comandi sono verità.
Da tempo lo so: i tuoi insegnamenti
li hai stabiliti per sempre. R
PROVERBI 31, 1-9
Lettura del libro dei Proverbi
Parole di Lemuèl, re di Massa, che apprese da sua madre. Che mai, figlio mio! Che mai, figlio del mio grembo! Che mai, figlio dei miei voti! Non concedere alle donne il tuo vigore, né i tuoi fianchi a quelle che corrompono i re. Non conviene ai re, Lemuèl, non conviene ai re bere il vino, né ai prìncipi desiderare bevande inebrianti, per paura che, bevendo, dimentichino ciò che hanno decretato e tradiscano il diritto di tutti gli infelici. Date bevande inebrianti a chi si sente venir meno e il vino a chi ha l’amarezza nel cuore: beva e dimentichi la sua povertà e non si ricordi più delle sue pene. Apri la bocca in favore del muto, in difesa di tutti gli sventurati. Apri la bocca e giudica con equità, rendi giustizia all’infelice e al povero.
VANGELO Gv 7, 43-53
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Tra la gente nacque un dissenso riguardo al Signore Gesù. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.
Meditazione
Fecero un lamento molto grande…
Parole che apprese da sua madre…
Studia e saprai…
La conclusione della storia di Giacobbe è, ovviamente, la sua morte, morte che avviene in modo tradizionale: il patriarca è contorniato da tutti i suoi affetti più cari, i figli che benedice prima di andarsene. Poiché però muore in terra straniera, svela l’ultimo suo sogno, che corrisponde anche ad un comando. Egli vuole essere sepolto nella terra dei padri e non in terra straniera. Ecco perché chiede e ottiene di sapere che, quando si potrà, egli verrà sepolto con i suoi padri, in quel primo pezzetto di terra santa che Abramo acquistò per la morte di sua moglie, come anche noi abbiamo letto dalla Genesi. Certo Giacobbe non poteva sapere che a lui sarebbero stati attribuiti gli onori di una morte nobile da egiziano: l’imbalsamazione e un trasporto degno di un re! Tanto che gli stranieri che videro la scena commentarono che quello doveva essere un gran lutto per gli egiziani! Era, invece, un lutto ebreo! La scena del distacco è, ovviamente, molto triste. Soprattutto per Giuseppe che ha vissuto pochissimo con quel padre che ha poi ritrovato solo negli ultimi giorni della sua vita. Giuseppe, però, riconosce che Dio ha predisposto così per la salvezza di tutte le tribù di Israele. Giuseppe è un uomo che, da sempre, ha vissuto la prudenza. La sua storia, sebbene molto sunteggiata, come abbiamo potuto leggere in questa settimana, è tutta un inno alla prudenza. Anche nella morte del padre Giuseppe si mostra prudente. Sa cosa deve fare, agisce con quell’amore che ha sempre avuto per il padre ma, al tempo stesso, non contraddice i costumi di un altro popolo. Poiché sa di essere sotto il potere del Faraone, chiede il permesso per tornare in patria e lascia garanzie per il suo ritorno. Insomma, anche nella scena della morte del padre, Giuseppe si comporta da uomo prudentissimo. La sua giustizia, ovvero la sua capacità di lavorare per il bene degli altri, è pari alla sua prudenza, ovvero alla sua capacità di muoversi con rispetto, circospezione, senza lasciare che nulla sia trascurato, evitando accuratamente che le sue parole e i suoi gesti possano ferire qualcuno. Giuseppe è, per eccellenza, l’uomo della prudenza.
Anche Nicodemo è uomo di grandissima prudenza. Anzitutto egli vuole essere prudente verso Gesù. Rimane sconcertato dall’imprudenza dei suoi colleghi di sinedrio, che vorrebbero giudicarlo prima ancora di averlo ascoltato, prima ancora di sapere bene cosa le sue opere e le sue parole dicono di lui. È uomo attento, rispettoso, colto, ma anche dotato di rara finezza. Inoltre è un uomo che studia. In questo, però, è pari ai suoi colleghi, che rimandano Nicodemo allo studio attento della Parola di Dio. Loro non lo fanno, però lo chiedono ad un loro collega! Nicodemo farà proprio così: si chiuderà nello studio della Scrittura e, per questa prudenza, comprenderà cose che altri non sono stati in grado di comprendere. Una prudenza grande che aiuterà quest’uomo a riconoscere, nelle parole e nei gesti di Gesù, la stessa presenza del Figlio di Dio. Dunque la prudenza paga! La prudenza aiuta! La prudenza mette tutti in atteggiamento di attenzione grande perché si possa vivere bene la propria fede.
Anche il libro dei Proverbi è tutto un invito alla prudenza. La prudenza di una madre che istruisce un figlio e la prudenza di un figlio che lascia che sua madre rivolga a lui parole di esortazione che invitano a vivere bene. Conservare queste parole nel cuore e trasmetterle agli altri è davvero fonte di grandissima prudenza.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Vivo la virtù della prudenza?
- Questa Quaresima è stata utile per recuperarla?
- Come esprimo il mio modo di vivere la prudenza?
Non sembra che la virtù della prudenza sia una di quelle virtù che oggi vengono tramandate. Del resto questo è un po’ l’atteggiamento che abbiamo verso qualsiasi virtù. Credo che sia cosa buona, oggi, fermarci sul tema generale delle virtù oltre che sulla virtù della prudenza in senso generale. Mi pare che anche noi dovremmo imparare da Giuseppe. Prudenza significa avere sangue freddo, saper lasciar decantare le cose. Per questo primo appunto, lo sappiamo già bene, occorrono tempi molto lunghi. La persona prudente è anche la persona che non va di fretta, la persona che si lascia consigliare, la persona che sa di dover procedere a rilento, per non trascurare mai nulla. In secondo luogo credo che la storia di Giuseppe ci insegni che la prudenza è la virtù che nasce nel cuore di un uomo quando quest’uomo è disposto a chiedersi cosa Dio gli stia insegnando in base a quello che capita, in base a quello che vive. Anche noi tutti dobbiamo imparare a vivere bene alcune cose dell’esistenza. Credo che sia del tutto fondamentale, in Quaresima, recuperare questo atteggiamento e, soprattutto nella luce speciale della prossima settimana santa, credo che sarà ottima cosa chiederci cosa Dio ci ha insegnato nella vita in generale e in questa Quaresima in particolare. Vivere la virtù della prudenza significa, poi, lasciare che tutto prenda luce dall’esperienza della fede. Anche questo atteggiamento è da noi assai poco vissuto. Forse abbiamo più la pretesa di dire a Dio cosa vorremmo, cosa dovrebbe capitare, ma non abbiamo sufficiente pazienza per dire a Dio cosa vuole che noi impariamo grazie a quello che viviamo sotto la sua protezione e nella sua benevolenza. Vivere la virtù della prudenza è anche sapersi fermare al momento giusto, come Giuseppe che non fa nulla di male contro i suoi fratelli, non va oltre quello che è giusto, non fa precipitare le cose. Vivere la prudenza è imitare Gesù, che si lascia condurre dai suoi nemici, che si lascia portare dove lui non vorrebbe per il bene di tutti gli uomini. Penso che, almeno in questi ultimi giorni di Quaresima, si potrebbe davvero vivere questa virtù della prudenza in qualche suo aspetto fondamentale.
Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare
In un momento di silenzio invito a fare un serio esame di coscienza. Oggi si potrebbe accennare al tema difficile della morale, in tutte le sue forme: sociale, economica, sessuale, bioetica… La morale ha molte forme e diverse sfaccettature che dovremmo essere in grado di riprendere e di fare nostre. Chiediamo al Signore una luce nel cuore per vivere con sincerità e con serenità anche questo possibile esame di coscienza.