Venerdì 11 aprile

Settimana della quinta domenica di quaresima – Venerdì

Introduzione

Eccoci all’ultimo venerdì di Quaresima. Settimana prossima sarà il venerdì santo, il grande giorno della passione del Signore e ci sentiremo in comunione con Dio grazie alle splendide liturgie che la Chiesa ambrosiana ci fa vivere in questo giorno. Un ultimo tema per questa nostra preghiera quaresimale nel vespero.

La Parola di questo giorno

Le letture sono disponibili sul libretto del vespero

Meditazione

Il ricordo dei segni della fede genera speranza nell’oggi dell’uomo

Tutti siamo attaccati ai segni. Ne cerchiamo sempre per rendere il nostro cammino forte, ancorato al Signore, ricco di speranza. Tutti siamo affezionati ai segni della fede. C’è chi venera un santuario, chi si reca pellegrino ad un’immagine, chi vive determinate celebrazioni, chi prega in un certo modo, chi è affezionato ad un rosario, ad una immagine sacra…

Le Scritture di oggi ce lo ricordano con profonda verità. Anche Mosè aveva un segno di riferimento: il suo bastone. Anche Elia aveva segni di riferimento per il suo ministero. Anche il popolo di Israele ha continuamente preso atto di alcuni segni che, via via, sono diventati parte del suo cammino. Poiché la fede ci mette in comunione con Dio che non vediamo, il segno acquista un valore unico. La vita della Chiesa, la vita liturgica, è tutta fatta di segni, segni che viviamo in ogni liturgia, anche in queste liturgie di Quaresima che sospendono molti segni perché l’assenza stessa del segno liturgico sia un invito a pensare, a riflettere, alla conversione del cuore.

“Segno” è anche il miracolo. Il quarto Vangelo, quello cioè di San Giovanni, parla dei segni del Signore proprio in riferimento ai suoi miracoli. Come sappiamo Gesù ha anche compiuto più volte il miracolo di risurrezione, del quale si è servito per parlare della sua risurrezione, quella che avrebbe realizzato nella Pasqua e che sarebbe stata l’inizio della fede cristiana. Non certo a questo livello, non certo a questa portata, ma anche noi abbiamo bisogno di “piccoli miracoli”. A volte ne chiediamo molti. La guarigione nostra o di persone care, in prims, perché la preghiera nel tempo della malattia è sempre una costante nella vita dell’uomo, ma poi molti altri perché, in fondo, tutti abbiamo bisogno di un intervento di Dio nelle nostre vite.

Così è stato anche nell’Israele antico, quando la continua ricerca di segni diventava anche l’occasione per verificare il proprio cammino e per capire cosa il Signore chiedeva all’uomo.

Il grande segno, quello che Dio dà a tutti, è però la Croce del Signore. Il Vangelo di Giovanni è tutto costruito come un progressivo avvicinarsi dell’uomo a quel segno, il segno della salvezza, il segno dell’amore di Dio, il segno della vicinanza di Dio all’uomo, il segno del suo essere per sempre unito all’umanità che era venuto a salvare. Così che il “segno della Croce” è diventato un simbolo della nostra fede. Quando vediamo un crocifisso noi riconosciamo che lì è la nostra vita, lì è il nostro cuore, lì è il nostro sguardo. Sguardo che deve essere attento. Ogni volta che vediamo un crocifisso dovremmo immediatamente ricordare cosa il Signore è stato disposto a fare, per chiederci se anche noi stiamo facendo tutto ciò che possiamo fare con quella donazione di amore, con quella attenzione di misericordia, che si addicono a un cristiano.

Il segno della Croce è il cuore del venerdì, non solo in Quaresima. Certo in Quaresima in modo molto più forte e molto più intenso, tanto che noi, proprio nel giorno della passione e morte del Signore, sospendiamo gli altri segni della fede, compresa l’Eucarestia, per concentrarci solo sulla Croce di Cristo e per lasciare che sia la Croce di Cristo a parlare all’uomo. Di per sé ogni venerdì è giorno in cui si adora la Croce, ogni venerdì è giorno in cui siamo chiamati a crocifiggere il nostro peccato insieme con il Signore crocifisso per noi.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Come mi comporto davanti alla Croce di Cristo?

Se è vero che tutti noi andiamo in cerca di segni, se è vero che tutti noi cerchiamo di essere attenti ai segni che ci sono sul nostro cammino, è altrettanto vero che non sempre siamo così attenti ai segni che Dio ci dona. Vogliamo vedere solo quelli che ci fanno comodo, solo quelli che non ci disturbano, solamente quelli che ci donano, in qualche modo, una certa gioia, una certa allegria, un certo conforto. La Croce non è tra questi segni! Essa ci parla di dolore, di sofferenza, di angoscia, di solitudine, di morte. Tutte realtà con le quali noi non vorremmo avere a che fare. Direi che la conversione richiestaci in questo giorno è proprio questa. Impariamo a venerare la Croce, impariamo ad onorare la Croce di Cristo.

Il che significa due cose: impariamo a guardare al Crocifisso. Impariamo a guardare all’uomo dei dolori. Impariamo a guardare alla sofferenza del Signore. Anche se la sofferenza è qualcosa che ripudiamo, anche se la sofferenza è qualcosa da cui vorremmo stare assolutamente lontani, dobbiamo imparare a volgere lo sguardo “a colui che hanno trafitto”. Tenere fisso lo sguardo sulle piaghe del Signore è già fonte di conversione. Tenere in considerazione il suo dolore è fonte di umiltà. Tenere lo sguardo fisso sul Signore è occasione per imparare a guardare anche all’uomo in forma diversa. Solo guardando al dolore che Dio ha patito, noi tutti possiamo capire il dolore dell’uomo.

In secondo luogo, lasciamo che il Crocifisso ci guardi e ci parli. Lasciamo che lo sguardo del Crocifisso interpelli ciascuno di noi, le nostre vite, le nostre abitudini, il nostro modo di concepire la vita. Il Crocifisso ci guarda, ci parla, ci consiglia, ci conforta, ci sprona, ci rimprovera ma, soprattutto, ci perdona. Di fronte allo sguardo del Crocifisso noi tutti dovremmo prendere sempre più coscienza della nostra identità, che è l’identità di uomini e donne perdonati dal Signore. Lasciamo che il Signore dica a noi dalla Croce: “Sono qui per te!”, che vuol dire sono qui a causa del tuo peccato, ma anche sono qui per salvare te. Basta volgere lo sguardo e l’attenzione al Crocifisso per sentire il suo sguardo di amore, riconciliazione, perdono.

Vorrei proprio che oggi, concludendo l’itinerario di questo quaresimale, ma soprattutto settimana prossima, nel grande venerdì santo, tutti noi avessimo la forza di guardare al Crocifisso e di lasciarci guardare da Lui, chiedendo un dono prezioso: il dono della compunzione, il dono delle lacrime. È un dono molto particolare di cui Sant’Ignazio parla nelle sue catechesi. Di fronte all’immenso amore di Dio per noi, il pianto è il segno più bello della nostra partecipazione al suo dolore crocifiggente. Chiediamo questo dono per essere sempre pronti ad inginocchiarci di fronte al dolore di Cristo Crocifisso, morto per noi, per la nostra salvezza, per nostro amore.

Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare

Nel silenzio contempliamo la croce di Cristo, esprimendo a Dio la nostra preghiera del cuore e la nostra partecipazione al suo dolore.

2025-04-04T22:34:55+02:00