Settimana della prima domenica dopo Pentecoste – Mercoledì
Vangelo
Lc 4, 38-41
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Uscito dalla sinagoga, il Signore Gesù entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
La progressione con cui leggiamo il Vangelo di Luca giunge al suo massimo, prima dell’interruzione che faremo domani per la festa del Corpus Domini. Gesù esce dalla sinagoga, da quel contesto di ben pensanti che si riteneva già a posto ed entra in un’altra scena, in un altro luogo a lui caro: Cafarnao. Qui entra nella casa di Simone, un apostolo, un amico. Certo una casa sufficientemente grande, come potevano essere le case di allora, ma non certo una casa ricca, una casa sfarzosa. Una casa dove c’è una malata: la suocera di Simone. Una malattia grave e che sta portando questa donna alla morte. Gesù entra in questa casa e la guarisce. Gesù prende per mano una donna e la salva, anzi dovremmo dire con precisione, Gesù prende per mano una vecchia malata e le ridona la salute. Una cosa inaudita. I grandi maestri predicavano nelle sinagoghe più rinomate: Gesù va in un piccolo paese e compie un segno di guarigione su una donna che è già nell’ombra della morte! Eppure questo gesto apre nuove porte al Signore: abbiamo letto, infatti, che sul fare della sera quella piccola casa di Cafarnao diventa il luogo dove si ritrovano molto malati. Potremmo dire così: al posto della sinagoga – che, di per sé, era il luogo del ritrovo di fede – una casa normale diventa il luogo del ritrovo di chi si vuole mettere in discussione per cercare il volto di Dio. È una scena che si ripeterà molto spesso nel ministero di Gesù: al di là dei luoghi ufficiali in cui si vive la fede, c’è un luogo dove si cerca Dio: il cuore. I malati che vanno dal Signore per cercarlo, lo trovano perchè mossi da retta intenzione e da un vivo desiderio. Non lo trova chi vive la fede come un “perbenismo” che non ha alcun senso.
Esodo
Es 11, 1-9
Lettura del libro dell’Esodo
In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: «Ancora una piaga manderò contro il faraone e l’Egitto; dopo di che egli vi lascerà partire di qui. Vi lascerà partire senza condizioni, anzi vi caccerà via di qui. Di’ dunque al popolo che ciascuno dal suo vicino e ciascuna dalla sua vicina si facciano dare oggetti d’argento e oggetti d’oro». Il Signore fece sì che il popolo trovasse favore agli occhi degli Egiziani. Inoltre Mosè era un uomo assai considerato nella terra d’Egitto, agli occhi dei ministri del faraone e del popolo. Mosè annunciò: «Così dice il Signore: Verso la metà della notte io uscirò attraverso l’Egitto: morirà ogni primogenito nella terra d’Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino al primogenito della schiava che sta dietro la mola, e ogni primogenito del bestiame. Un grande grido si alzerà in tutta la terra d’Egitto, quale non vi fu mai e quale non si ripeterà mai più. Ma contro tutti gli Israeliti neppure un cane abbaierà, né contro uomini, né contro bestie, perché sappiate che il Signore fa distinzione tra l’Egitto e Israele. Tutti questi tuoi ministri scenderanno da me e si prostreranno davanti a me, dicendo: “Esci tu e tutto il popolo che ti segue!”. Dopo, io uscirò!». Mosè, pieno d’ira, si allontanò dal faraone. Il Signore aveva appunto detto a Mosè: «Il faraone non vi darà ascolto, perché si moltiplichino i miei prodigi nella terra d’Egitto».
Così era anche nella lettura dell’Esodo. Cosa ci si può aspettare da un popolo di schiavi? Che stiano zitti, che obbediscano e che lavorino per i padroni. Che Dio possa parlare ad un popolo di schiavi è del tutto escluso! Che un Dio possa poi fare qualcosa per un popolo di poveracci, è fuori discussione! Ecco perché gli egiziani non si convertono né di fronte alle parole né di fronte ai segni che Mosè, per volontà di Dio, compie! Segni che, in progressione, dicono proprio che Dio è a fianco del suo popolo e che Dio si identifica con quel popolo povero, oppresso, schiavo della superpotenza di allora. Dio interviene a loro favore. È questo il cuore della “decima piaga d’Egitto”, come la chiamiamo: la strage dei primogeniti. Una pagina dolorosissima, perché noi ci mettiamo subito in atteggiamento di difesa di quei piccoli, i figli “dal re che siede sul trono alla schiava”, come diceva il testo e proviamo pensa per loro. Certo tutti costoro non avevano fatto alcun male, ovviamente. Se prendiamo il racconto per il suo significato spirituale possiamo però comprendere che il testo ci sta dicendo che se non ci si rinnova, una vita, anche al suo inizio, rischia di essere già traviata come quella dei padri. È meglio la morte di un innocente giusto che proseguire in una vita che diventerà opprimente come quella di chi l’ha generata, traviata come quella di chi ha donato la vita. Una lezione difficilissima, di fronte alla quale noi tutti rimaniamo perplessi, o forse, addirittura, increduli. Eppure un invito a riflettere bene su come Dio chiede che sia trattata quella vita che è sempre un dono e che trova senso solo se si apre alla sua presenza.
Per noi.
- La mia vita si apre alla presenza di Dio o rischia di essere una vita senza senso come quella di tanti uomini e donne del nostro tempo?
- La casa è stata anche per noi, in questi ultimi mesi, anche il luogo della fede. La mia casa è un casa di fede? È una casa che può diventare attraente anche per gli altri perché si testimonia la presenza di Dio?
- La mia vita diventa un “luogo” dove si annuncia la potenza di Dio?
A poco ci servirebbe continuare una fede che diventa solo tradizione, richiesta di una benedizione su ciò che già si fa perché lo si ritiene già sufficientemente buono, indiscutibile, immutabile. Noi non abbiamo bisogno di una fede dove Dio interviene a sostenere quello che abbiamo scelto e che già da noi riteniamo buono. La fede è continua ricerca del mistero di Dio e continuo mutamento della vita, per assomigliare sempre di più a quel Dio da cui abbiamo avuto l’esistenza ed ogni altro bene! Siamo disposti a questo?