Settimana della 2 domenica dopo il martirio – martedì
La spiritualità di questa settimana
Oggi possiamo rileggere le due pagine bibliche a partire dal Vangelo e dalla richiesta in esso contenuta: “Signore, aumenta la nostra fede!”.
La Parola di questo giorno
LETTURA 1Pt 3, 8-17
Lettura della prima lettera di san Pietro apostolo
Carissimi, siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili. Non rendete male per male né ingiuria per ingiuria, ma rispondete augurando il bene. A questo infatti siete stati chiamati da Dio per avere in eredità la sua benedizione. «Chi infatti vuole amare la vita e vedere giorni felici trattenga la lingua dal male e le labbra da parole d’inganno, eviti il male e faccia il bene, cerchi la pace e la segua, perché gli occhi del Signore sono sopra i giusti e le sue orecchie sono attente alle loro preghiere; ma il volto del Signore è contro coloro che fanno il male». E chi potrà farvi del male, se sarete ferventi nel bene? Se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non sgomentatevi per paura di loro e non turbatevi, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male.
SALMO Sal 33 (34)
Gustate e vedete com’è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome. R
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.
Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene. R
Chi è l’uomo che desidera la vita
e ama i giorni in cui vedere il bene?
Custodisci la lingua dal male,
le labbra da parole di menzogna. R
Sta’ lontano dal male e fa’ il bene,
cerca e persegui la pace.
Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto. R
VANGELO Lc 17, 3b-6
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».
Vangelo
Chi dice queste parole e perché? A dirle sono gli apostoli, che vengono messi in crisi dalla predicazione del Signore. Il tema è quello del perdono e, come tutti gli uomini, anche gli apostoli dimostrano di avere difficoltà a capire quello che il Signore propone. I discepoli faticano a capire perché occorre, per il cristiano, perdonare sempre. Il discepolo fatica a capire perché non occorre mai tenere conto delle cose. Il discepolo sa che nel suo modo di operare usuale, non solo tiene conto delle cose che lo toccano, ma vive anche in modo molto “permaloso”, per cui non è quasi possibile vivere ciò che il Signore non solo dice ma, soprattutto, mostra con il suo comportamento. Ovvero un perdono che è totale, gratuito, sempre disponibile. Il discepolo rimane disarmato di fronte a questo modo di fare di Gesù e benché comprenda che anche lui è compreso in quel perdono, fatica a viverlo nei suoi giorni, nei suoi gesti, nelle sue parole. Ecco perché il discepolo rimane spiazzato e chiede un aumento di fede. La risposta del Signore non è meno provocatoria della domanda, perché la sua parola “Se aveste fede quanto un granellino di senapa potreste dire a questo gelso sradicati e vai a piantarti in mare”, è equivalente a dire: non avete un minimo di fede in voi! Lezione che il discepolo recepisce, in tutta la sua durezza. Dunque il discepolo non sa perdonare perché non ha fede.
1 Petri
Pietro era presente alla scena. La ricorda molto bene. Sa di aver avuto anche lui bisogno di quel perdono. Dopo la morte e risurrezione del Signore è radicalmente cambiato. Sa bene non solo che il Signore aveva ragione, ma sa anche molto bene che occorre vivere come il Signore ha detto, ovvero nel perdono da scambiarsi, da donarsi, da vivere reciprocamente. È per questo che declina quello che ha imparato un po’ in tutte le direzioni. L’apostolo insegnava che occorre avere un tono giusto per dire le cose, che sia sempre rispettoso delle persone a cui ci si rivolge, come pure occorre non avere gesti che possono essere offensivi per chi li riceve, come anche occorre non rendere mai male per male, ma, piuttosto, pensare che anche le persone con le quali ci si relaziona per qualche evento negativo, sono comunque capaci di fare del bene. Un invito a vivere con retta coscienza, come veniva anche detto nel finale della lettura, anche se si capisce molto bene che è difficilissimo vivere così.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Anche noi lo capiamo benissimo. Intanto per il tema del perdono perché anche noi capiamo bene che perdonare come dice il Signore è davvero molto impegnativo, quasi al limite dell’impossibile, anche se sappiamo di essere avvolti in questo perdono del Signore e se sappiamo, ancor meglio, che questa dovrebbe essere la testimonianza che sappiamo offrire gratuitamente nel suo nome. Noi capiamo anche bene che abbiamo poca fede perché di tutti i comportamenti elencati da San Pietro non ne troviamo facile nemmeno uno e sappiamo benissimo tutti quanti di essere mancanti, per diversi aspetti, su ciascuna delle realtà che venivano enumerate. Credo quindi che le due letture ci facciano dire: ma allora nemmeno io ho fede! Perché se avessi fede anche solo come un granellino di senapa farei in modo molto diverso e potrei vivere in modo molto diverso! Il che è vero per tutti! Però non dobbiamo rimanere senza consolazione di fronte a testi biblici di questo genere. Noi capiamo benissimo che c’è un invito in essi e non un giudizio. L’invito è quello a lasciare che la Parola comunque lavori dentro di noi. L’invito è quello a lasciare che Dio operi in noi quella salvezza che ha predisposto per noi. L’invito è quello a continuare a lavorare, perché la fede cresca dentro di noi. Se questo è stato possibile per i discepoli, perché non dovrebbe esserlo per noi?
Qualche provocazione
- Sento in me operante e viva la consolazione della Parola di Dio?
- Come mi muovo sui temi che sono stati elencati?