sabato 10 ottobre

Settimana della 6 domenica dopo il martirio di San Giovanni Battista – sabato

La spiritualità di questo giorno

Concludiamo la settimana e ci immettiamo in questo fine settimana che sarà caratterizzato dalla festa solenne della Madonna del Rosario. Per questo direi di rileggere le tre Scritture di questo giorno seguendo un unico filone: partecipi di un unico corpo.

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 24, 10-22
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Quando presterai qualsiasi cosa al tuo prossimo, non entrerai in casa sua per prendere il suo pegno. Te ne starai fuori e l’uomo a cui avrai fatto il prestito ti porterà fuori il pegno. Se quell’uomo è povero, non andrai a dormire con il suo pegno. Dovrai assolutamente restituirgli il pegno al tramonto del sole, perché egli possa dormire con il suo mantello e benedirti. Questo ti sarà contato come un atto di giustizia agli occhi del Signore, tuo Dio. Non defrauderai il salariato povero e bisognoso, sia egli uno dei tuoi fratelli o uno dei forestieri che stanno nella tua terra, nelle tue città. Gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole, perché egli è povero e a quello aspira. Così egli non griderà contro di te al Signore e tu non sarai in peccato. Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri. Ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato. Non lederai il diritto dello straniero e dell’orfano e non prenderai in pegno la veste della vedova. Ricòrdati che sei stato schiavo in Egitto e che di là ti ha liberato il Signore, tuo Dio; perciò ti comando di fare questo. Quando, facendo la mietitura nel tuo campo, vi avrai dimenticato qualche mannello, non tornerai indietro a prenderlo. Sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova, perché il Signore, tuo Dio, ti benedica in ogni lavoro delle tue mani. Quando bacchierai i tuoi ulivi, non tornare a ripassare i rami. Sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova. Quando vendemmierai la tua vigna, non tornerai indietro a racimolare. Sarà per il forestiero, per l’orfano e per la vedova. Ricòrdati che sei stato schiavo nella terra d’Egitto; perciò ti comando di fare questo».

SALMO Sal 94 (95)

Venite, adoriamo il Signore.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore
che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R

EPISTOLA 1Cor 12, 12-27
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito. E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra.

VANGELO Mt 18, 23-35
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Corinzi

L’immagine viene dalla lettura dell’Epistola, dove noi abbiamo sentito il famoso paragone del corpo di San Paolo. Evidentemente il testo è stato scritto perché nella comunità cristiana di allora vi erano alcuni che desideravano ruoli, posizioni, compiti di altri. San Paolo spiega, attraverso questo paragone, che ciascuno ha il suo posto. Se tutto venisse ridotto all’uniformità si perderebbe la bellezza della multiforme differenza. Ecco perché San Paolo predica che il posto singolare di ciascuna anima è unico ed irripetibile. Per questo l’unica cosa che si sente di raccomandare è la collaborazione. È quando tutte le anime collaborano insieme che si giunge ad un risultato straordinario. È quando tutti vivono bene la loro vocazione che tutti hanno un vantaggio dalla partecipazione alla vita della comunità. Il richiamo è alla comunità di Corinto che, come sappiamo, era molto divisa e litigiosa. Un invito, insomma, a mettere da parte antiche rivalità per essere sempre pronti a vivere bene e con fede la vita comunitaria.

Deuteronomio

Del resto anche l’insegnamento antico era tutto in questo senso. Anche l’insegnamento di Mosè era tutto determinato a fare in modo che ci fosse la massima collaborazione tra tutti i membri del popolo di Israele, con un’attenzione del tutto particolare ai più poveri, ai meno abbienti, ai più sfortunati, a coloro che incombevano in qualche genere di disgrazia. Mosè aveva insegnato che non si può mai togliere al povero la cosa minima che può avere, perché sarebbe come togliere la speranza di vita a chi già deve combattere contro le asperità e le difficoltà della vita.  Piuttosto la collaborazione, il perdono delle offese ricevute, il richiamo per tutti a vivere in modo più dignitoso è ciò che occorre perché tutti vivano in maniera autentica e significativa la loro storia.

Vangelo

Anche la parabola del Vangelo è tutta in questa direzione e mette insieme i due insegnamenti. Anzitutto è bene in evidenza il tema del perdono, che è necessario sempre, in tutte le espressioni della vita. È quando si indurisce il cuore che si giunge a rendere la vita impossibile per tutti. Quando, invece, si ha il cuore libero, quando si è disposti al perdono, tutto viene rimesso in gioco perché ci sia sempre nuova forza in tutti.

In secondo luogo il Signore intende insegnare che, poiché tutti condividiamo il dono della vita e il mondo che ci è stato donato, occorre che ci comportiamo realmente come membra di un unico corpo, condividendo non solo le risorse, ma anche la fede e la speranza. È proprio dalla condivisione della fede e della speranza che nasce quell’unione che diventa testimonianza matura di fede.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Mi sembra che questo insegnamento sia fondamentale anche per noi. Alla vigilia della festa della Madonna del Rosario, credo che il richiamo ad essere un solo corpo ci faccia enormemente bene. In primo luogo perché ci ricorda la bellezza dell’unità. La festa della Madonna del Rosario deve vederci partecipi di questa unione. Senza l’unione, senza l’unità non potremo mai essere veri cristiani. Dio si dispiace per qualsiasi cosa che mini l’unione dei credenti. Dobbiamo essere sinceri: anche noi facciamo molta fatica a vivere in unione e in spirito di collaborazione. Ecco perché dobbiamo guardare a Maria e chiedere anche a lei il dono e la forza di credere maggiormente nella condivisione, nell’unità, nella capacità di stare insieme. Tutto questo ci viene dato solo se noi sappiamo collaborare insieme per la vita e per la salvezza.

In secondo luogo credo che il richiamo a condividere la fede che genera speranza ci faccia oltremodo bene. Anche noi siamo un popolo che non può assolutamente fare a meno di queste due realtà. Se fossimo senza fede, se fossimo senza speranza, che testimonianza sarebbe la nostra? La Madonna del Rosario ci spinga a dire a tutti che una vita senza fede e una vita senza speranza sono povere. Ecco il richiamo più importante che viene a noi in questo giorno.

Infine credo che ci sia spazio anche per un terzo richiamo: quello alla solidarietà concreta e fattiva. A Maria, che veneriamo come Madre, alla quale ci sentiamo uniti proprio grazie alla recita del Santo Rosario, chiediamo di essere benedetti perché capaci di trovare risorse da condividere e da mettere a disposizione di chi è più fragile. La festa della Madonna del Rosario metta nel nostro cuore anche questo richiamo alla solidarietà.

Viviamo così la festa! Educati dalla Parola di Dio di questi giorni, illuminati dal tempo dei santi esercizi spirituali, mettiamoci tutti nelle mani di Dio per chiedere quella benedizione che, sola, dà senso ai nostri giorni.

2026-10-03T10:19:02+02:00