Giovedì 10 dicembre

Settimana della 4 domenica di Avvento – Giovedì

Vangelo

Mt 21, 18-22
✠ Lettura del vangelo secondo Matteo

La mattina dopo, mentre rientrava in città, il Signore Gesù ebbe fame. Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l’albero di fichi è seccato in un istante?». Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest’albero, ma, anche se direte a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».

La sapienza della preghiera.

La sapienza della preghiera è anche la sua forza, la sua efficacia. È il Signore che ci invita a confidare nella sapienza della preghiera. Lo fa attraverso un’azione simbolica, come quella compiuta nel tempio e che richiama l’agire dei profeti. Come un albero che ha solo foglie e non porta frutto non serve a nulla, così chi non crede nella forza della preghiera. Come un albero che non è più capace di donare ciò che ci si aspetta da lui, così un’anima quando perde il suo orientamento a Dio. “Se avete fede e non dubiterete”, dice il Signore. Questa è la sapienza della preghiera. La sapienza di chi sa che il Signore ascolta. La sapienza di chi non dubita che il Signore sia attento ai bisogni dell’uomo. La sapienza di chi si rimette nelle mani di Dio senza recriminare. Questa è la sapienza che dà forza alla preghiera. Purtroppo noi spesso dubitiamo della forza della preghiera e non crediamo alla sua efficacia. È per questo che non otteniamo, perché non siamo costanti, non siamo perseveranti, non siamo fedeli, non “mettiamo l’anima” in quello che diciamo di fronte a Dio, trasformandoci così in un albero che ha solo inutili foglie, non frutti. La sapienza di questo Avvento deve insegnarci anche che la forza della preghiera deve essere l’“arma” in cui confidiamo.

Geremia

16, 19-21
Lettura del profeta Geremia

In quei giorni. Geremia disse: «Signore, mia forza e mia difesa, mio rifugio nel giorno della tribolazione, a te verranno le genti dalle estremità della terra e diranno: “I nostri padri ereditarono soltanto menzogna, e nullità che non giovano”. Può forse l’uomo fabbricarsi i propri dèi? Ma quelli non sono dèi! “Perciò, ecco, io faccio loro conoscere questa volta la mia mano e la mia forza. Essi sapranno che il mio nome è Signore”».

Il profeta Geremia, nella sua sapienza, oggi ci dona non una riflessione teorica, ma una preghiera con la quale si rimette nelle mani di Dio. “Signore mia forza e mia difesa”, così iniziava la preghiera del profeta. La preghiera di chi accoglie la presenza di Dio e si rimette nelle sue mani. La preghiera di chi, umilmente, confida nel suo aiuto, la preghiera di chi cerca aiuto e protezione non negli idoli, come diceva poco più sotto, ma solo nel Dio vivente che salva la vita che ha generato.

A questa sapienza del profeta che invoca il Signore come aiuto e come forza risponde la stessa sapienza di Dio: “ecco, sapranno che il mio nome è Signore”. Dio risponde al profeta che lo invoca non solo ascoltando l’attestato della sua preghiera, ma anche promettendo di intervenire a suo favore poiché è il Signore, cioè colui che accompagna e riscatta la vita dell’uomo da tutto ciò che la opprime.

Zaccaria

Zc 10, 6-9
Lettura del profeta Zaccaria

Così dice il Signore Dio: «Io rafforzerò la casa di Giuda e renderò vittoriosa la casa di Giuseppe: li ricondurrò, poiché ne ho avuto pietà; saranno come se non li avessi mai ripudiati, poiché io sono il Signore, loro Dio, e li esaudirò. Saranno come un eroe quelli di Èfraim, gioirà il loro cuore come inebriato dal vino, i loro figli vedranno e gioiranno e il loro cuore esulterà nel Signore. Con un fischio li chiamerò a raccolta, quando li avrò riscattati, e saranno numerosi come prima. Dopo che li avrò dispersi fra i popoli, nelle regioni remote si ricorderanno di me, vi alleveranno figli e torneranno».

L’immagine utilizzata dal profeta Zaccaria, come si capisce immediatamente, è un’immagine di forza e di ricostruzione. Al popolo devastato il profeta promette un futuro diverso, un futuro di pace, un futuro di gloria. Cosa cambierà la sorte di Israele? Cosa permetterà che si passi da una condizione di devastazione e di distruzione per poter giungere ad una situazione di tranquillità e di pace? L’aver accolto la “parola del Signore”, cioè l’aver ritrovato la fede. Al popolo che si converte sono promessi questi beni. La sapienza del profeta insegna a tutto il popolo di Israele che per avere stabilità e sussistenza occorre, anzitutto, fede. Non doti umane, non capacità politiche, non strategie economiche o altro ancora, ma la fede. È solo la fede che dona stabilità a tutto un popolo, è solo la fede che permette a tutti di avere quella pace e quella stabilità che diventano benessere per tutti.

La Sapienza ci invita a:

  • confidare nella forza della preghiera;
  • rivolgerci a Dio nostra fortezza e nostro aiuto;
  • accogliere la fede come dono sul quale costruire la nostra stabilità.

Provocazioni di sapienza

  • Credo nella forza della preghiera o sono anche io uno di quelli che dubita sempre che Dio ci ascolti?
  • Mi rivolgo a Dio come fortezza e come aiuto?
  • Penso che la stabilità del nostro popolo, della nostra nazione, dipenda anche dalla fede che esprimiamo?

Preghiera alla Sapienza

Signore, mia forza e mia difesa, mio rifugio nella tribolazione, donami di credere sempre alla forza e alla efficacia della preghiera, senza la quale è impossibile ottenere pace e stabilità. Insegnaci a cercare in Te ciò che ci serve e non nelle mille cose di cui riempiamo la vita. Amen

2020-12-04T22:44:06+01:00