Domenica 10 dicembre 2023

5 domenica di Avvento: il Precursore

Per introdurci

  • Chi è il cristiano? Quale la sua identità?

Abbiamo ormai trovato già molte risposte alla domanda che guida il nostro Avvento: il cristiano è l’uomo che attende; il credente, poiché attende, vive in sobrietà; il credente si sforza di essere come una lampada che arde e che risplende; il credente è l’uomo dell’accoglienza. Mentre il nostro cammino è, ormai, in vista del Natale, ecco la quinta risposta: il credente è l’uomo che vuole essere segno e profezia.

Marana Thà! Vieni Signore Gesù!

Così che, anche in questa domenica, possiamo pregare con fede: “marana thà!”, Vieni, Signore Gesù, aiutaci a riscoprire come essere segni e profezia per il nostro mondo.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 11, 1-10
Lettura del profeta Isaia

In quei giorni. Isaia disse: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore. Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa».

SALMO Sal 97 (98)

Vieni, Signore, a giudicare il mondo.

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. R

Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne. R

Esultino davanti al Signore che viene
a giudicare la terra:
giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine. R

EPISTOLA Eb 7, 14-17. 22. 25
Lettera agli Ebrei

Fratelli, è noto che il Signore nostro è germogliato dalla tribù di Giuda, e di essa Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio. Ciò risulta ancora più evidente dal momento che sorge, a somiglianza di Melchìsedek, un sacerdote differente, il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile. Gli è resa infatti questa testimonianza: «Tu sei sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchìsedek». Per questo Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.

VANGELO Gv 1, 19-27a. 15c. 27b-28
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me, ed era prima di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Vangelo

A suggerirci questa riflessione è, come sempre, il Vangelo. Incontriamo di nuovo la figura di Giovanni Battista, illuminato da quella particolare luce di testimonianza che egli diede nel momento in cui venne interrogato. Lì, nel deserto, la sua casa, il suo luogo congeniale di vita, Giovanni “confessò” di non essere il Cristo, di non essere Elia, ma di essere solo “voce”. “Voce di uno che grida nel deserto”, come dire un segno. Voce nel deserto fisico, perché questo è il luogo della predicazione di Giovanni, ma anche un modo di dire. Giovanni è una voce autorevole, importante, eppure il suo grido forte è recepito da pochissime persone, quelle che hanno fede, quelle che hanno consapevolezza del proprio cammino, quelle che si aprono ad un incontro con Dio che passa attraverso quel Battesimo, quel segno importantissimo di conversione. Giovanni ha questa consapevolezza di sé, del suo ministero, della sua identità. Giovanni sa di essere solo una voce che grida nel deserto, uno che apre la strada, uno che deve rimandare ad Altri. È segno, è profezia. Segno di una realtà che viene, profezia di ciò che sarà. Lo diceva molto bene il testo che abbiamo ascoltato, riproponendo la parola di Giovanni che insegna che il suo battesimo sarebbe stato solo uno strumento temporaneo. Presto sarebbe venuto colui che battezza “in Spirito Santo e fuoco”. Un’immagine forte, importante, che Giovanni utilizza per dire a tutti che Cristo verrà a nome del Padre, introdurrà in una nuova visione del mistero di Dio, che non è più colui che punisce l’uomo per il suo peccato, ma colui che lo purifica, così che, ogni uomo purificato dalla presenza del Signore, rinnovato dalla sua parola, rifrancato nei gesti e nelle opere che nascono da una coscienza purificata, potrà essere lui stesso segno e  profezia di ciò che deve venire, segno e profezia del mondo futuro, segno e profezia della vita che verrà. Compito nobile, compito che vale per ogni credente, perché ogni uomo che si apre alla conoscenza di Dio e che porta la sua testimonianza di fede nel mondo è segno e profezia di ciò che dovrà avvenire.

Isaia

Così capiamo anche il testo di Isaia. La sua profezia è una profezia politica. Dopo tanti re inetti, dopo tanti politici depravati, Isaia predice e sogna il tempo in cui sorgerà il “germoglio dal tronco di Iesse”. Iesse è il fondatore della casa reale di Israele, il profeta spera in un re giusto, in un re saggio, in un re che, finalmente, saprà fare ciò che altri re non hanno saputo fare. Un sogno, evidentemente, descritto con i segni impossibili: il bue che giace con il leone, il bambino che mette la mano nel covo dei serpenti velenosi, il lupo che dimora insieme all’agnello. Tutte immagini di cose che non stanno insieme, di per sé, per descrivere il sogno di giustizia e di pace che il profeta avverte e del quale si fa portatore. Isaia ci ricorda che il sogno del profeta è, di per sé, il sogno di ogni credente e il sogno di ogni uomo. Tutti speriamo un tempo di pace, tutti speriamo un tempo di giustizia. L’uomo non avrà mai questo tempo, sarà sempre diviso e divisivo! Ecco perché questa profezia non riguarda solo un uomo storico, un re che il profeta si augura di veder sorgere in Israele, ma riguarda il tempo ultimo, il tempo del Messia. Quando tutte queste cose si realizzeranno? Quando diverranno realtà? Solamente quando il Messia tornerà glorioso e, ponendo fine al tempo, sarà tutto in tutti. Di questo è segno il credente che, avendo quello Spirito che viene ad abitare nei cuoi con i suoi 7 doni, si sforza di vivere in modo tale da non rattristare il dono di fede che è in lui e di dare testimonianza del mondo che verrà. I 7 doni dello Spirito Santo sono la modalità concreta con cui ogni credente può divenire segni e profezia di ciò che deve avvenire. Il credente, come il profeta, è, dunque, l’uomo che, vivendo bene la sua esistenza con i 7 doni dello Spirito, testimonia la presenza di Dio nel suo mondo, nel suo tempo, in attesa dei tempi futuri.

Epistola

La lettera agli Ebrei che leggiamo oggi come epistola ci iuta a capire che il Signore Gesù è stato segno di tutto questo, è stato il realizzarsi della promessa di Isaia. È sul Signore che si posa in pienezza lo Spirito Santo con l’apice di tutti i suoi doni; è Cristo che inizia ad inaugurare quel regno di pace che sarà effettivo e reale in tutti solo dopo la fine dei tempi; è Cristo il “sacerdote alla maniera di Melchìsedek” che porta, in modo definitivo, l’appello di Dio alla coscienza dell’uomo perché l’uomo creda e si converta. Così l’autore di questo scritto ci aiuta anche a capire che chi “si avvicina a Dio per mezzo di lui”, e cioè il cristiano che riceve, nel nome di Cristo, i 7 doni dello Spirito, diventa segno del mondo che verrà, profezia del futuro, uomo, donna, capace di non morire nelle cose del presente, avendo sempre bene chiaro il punto di arrivo della propria vita e della vita di tutti.

Per il nostro cammino

Comprendiamo così, alla luce di queste scritture, perché siamo tutti invitati ad essere segno e profezia del mondo che deve venire, del mondo che attendiamo. Se volete questa quinta domenica di avvento si riallaccia fortemente alla prima. Essere segni e profezia del mondo che verrà è possibile solo a chi attende il ritorno del Signore. Come possiamo noi essere segno e profezia del mondo che verrà?

  1. Anzitutto ricordando che è iscritto nella nostra fede battesimale che noi dobbiamo essere tali. È il Battesimo che ci ha inseriti in Cristo che ci dona anche il compito profetico. Essere profezia del mondo che verrà significa ricordare, anzitutto, questa radice. Se viviamo realmente il battesimo, noi tutti capiamo che siamo chiamati a vivere la fede come testimonianza e non come privilegio. Solo chi vive così la fede diventa segno del mondo che deve venire. In un mondo dove il Battesimo non è più scontato e non è più sempre dono per chi nasce, cerchiamo di essere noi a riportare al centro questa cultura di benedizione e di appartenenza a Dio.
  2. Si diventa segno e profezia guardando all’essenzialità della fede. È il secondo richiamo che riceviamo da Giovanni il Battista su questo tema. Se c’è tanta insistenza sul tema della sobrietà, dell’essenzialità, è, evidentemente, perché esso è centrale per il cammino di fede di ciascuno. Non solo la vita deve essere essenziale, ma anche la fede. Il cammino di fede spesso è fatto di fronzoli e orpelli della tradizione che non servono al cammino! Essenzialità della fede significa gusto del silenzio, riscoperta della forza della preghiera, capacità di condivisione della fede con altri, ricordando che il cammino è dell’uomo, ma non del singolo. La fede ha necessariamente un’espressione comunitaria che sostiene e guida il passo. Il richiamo all’essenzialità della fede per essere segno e profezia di ciò che deve venire è richiamo per tutti a guardare dentro di sé, per capire che il rapporto con Dio merita, ogni giorno, cura e amore. In un mondo dove non c’è tanta fede e dove quasi nessuno si preoccupa più di essa, essere segno e profezia del mondo che verrà significa dare testimonianza dell’essenzialità di questo cammino.
  3. Essere segno e profezia significa anche riscoprire la forza della “cultura dell’amore”. Cosa deve fare un battezzato? Amare! Quale comandamento segue il credente in Cristo, Colui che ci avvicina alla salvezza? Il duplice comandamento dell’amore. In un mondo sempre più affamato di amore, ma sempre più lontani da esso, il credente diventa segno e profezia se mostra questo amore disinteressato, gratuito, provvidente, forte, capace di non tenere conto dei torti ricevuti per donare tutto ciò che ha. Il credente diventa segno e profezia di tutto questo solo quando è consapevole di essere stato amato da Dio. Proprio per questo egli diventa testimonianza di amore, promuovendo una cultura di gratuità.
  4. Il credente, ancora, abita con fatica e con coraggio il proprio tempo. Non si lamenta di esso, non disdegna di doversi confrontare con le cose concrete del suo mondo. Il credente sa che tutto viene da Dio e si dispone a vivere bene ogni cosa, sapendo che anche nelle fatiche del tempo è già iscritta quella sapienza della vita che apre le porte ad ogni cosa. Il credente diventa segno di ciò che avverrà anche per questo, per la sopportazione del mondo a cui si sottopone.
  5. Il credente diventa capace di dialogo, anche con colui che è come un nemico, come ci diceva sia il profeta sia il vangelo, nel mantenere vivo il dialogo, il credente diventa segno e profezia di ciò che deve avvenire, di ciò che deve accadere. Il credente vive un dialogo serio, rispettoso con tutti e cerca di non far venire mai meno questa forza che estirpa l’odio tra gli uomini.

In questo modo il credente che sa di essere segno e profezia per il suo tempo, consacra tutto a Dio, sapendo che Dio è presente in ogni cosa e che tutto rimanda alla sua grandezza.

Così anche noi, oggi, possiamo dire come in ogni domenica di Avvento:

Marana thà! Vieni Signore Gesù e ricordaci  che cosa ha fatto il Battesimo in ciascuno di noi e a quali effetti di grazia ci ha aperto!

Marana thà! Vieni Signore Gesù e aiutaci a fare tesoro di quei doni dello Spirito Santo con cui anche noi siamo stati segnati nel Battesimo e nel giorno della cresima!

Marana thà! Vieni Signore Gesù e aiutaci a non avere paura ad essere segno e profezia di ciò che ancora deve avvenire!  

Marana thà! Vieni Signore Gesù e insegnaci ad amare il mondo in cui siamo, il tempo in cui siamo, avvertendo che è proprio in esso che dobbiamo portare la nostra testimonianza di amore, di pace, di presenza, di benevolenza, di concordia.

Provocazioni dalla Parola

  • Vivo il richiamo al Battesimo come importante per la mia vita di fede?
  • Sento di essere anche io segno e profezia di Cristo per il mio tempo?
  • Mostro un modo di vivere che è davvero differente ed alternativo?
2023-12-06T08:22:54+01:00