Martedì 11 marzo

Settimana della prima domenica di quaresima – Martedì

Introduzione

Ricordo che ci siamo proposti di vivere una meditazione quaresimale che spazi fra le tre Scritture lette, senza commentarle puntualmente. Oggi lasciamo che i testi sacri ci ispirino per comprendere in che cosa consiste la sapienza del custodire per essere sale della terra.

La Parola di questo giorno

GENESI 3, 9-21
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà». All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato: “Non devi mangiarne”, maledetto il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba dei campi. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!». L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi. Il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì.

SALMO Sal 118 (119), 1-8

Beato chi è fedele alla legge del Signore.  

Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore. R

Non commette certo ingiustizie
e cammina nelle sue vie.
Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente. R

Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti.
Non dovrò allora vergognarmi,
se avrò considerato tutti i tuoi comandi. R

Ti loderò con cuore sincero,
quando avrò appreso i tuoi giusti giudizi.
Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai. R

PROVERBI 2, 1-10
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti, tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza, se appunto invocherai l’intelligenza e rivolgerai la tua voce alla prudenza, se la ricercherai come l’argento e per averla scaverai come per i tesori, allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio, perché il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca escono scienza e prudenza. Egli riserva ai giusti il successo, è scudo a coloro che agiscono con rettitudine, vegliando sui sentieri della giustizia e proteggendo le vie dei suoi fedeli. Allora comprenderai l’equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene, perché la sapienza entrerà nel tuo cuore e la scienza delizierà il tuo animo.

VANGELO Mt 5, 13-16
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Meditazione

Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo detto di non mangiare?

Se custodirai i miei precetti, allora troverai la conoscenza di Dio

Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo

Non è certo la prima volta che leggiamo le Scritture proposte. Non è certo la prima volta che leggiamo, anzitutto, quella domanda della Genesi che suona, in noi tutti, un po’ come un tarlo. Un tarlo che insegna che Dio sia il grande inquisitore. Colui che sta sul suo trono, scruta tutto ciò che accade, chiama a sé gli uomini per premiare coloro che hanno obbedito alla sua legge e punire chi l’ha trasgredita. La visione di Dio Giudice ha avuto grande parte nella formazione della coscienza credente nei secoli scorsi, ma non è passata! In fondo tutti conserviamo nel cuore un po’ di questa immagine e facciamo della fede, più o meno, un codice morale da seguire. Indubbiamente una riduzione. Intanto perché la morale può discendere dalla fede, ma non è la fede in sé. Poi perché la visione del Dio giudice è contraria alla stessa rivelazione. Se volessimo capire bene la domanda del Signore dovremmo inquadrarla dentro l’ottica della ricerca che la Genesi mette in primo piano. La domanda fondamentale del brano che abbiamo letto non è questa ma, caso mai, l’altra: “Dove sei?”. Dio non è giudice, ma ricercatore. Dio non è colui che guarda se abbiamo messo in pratica una legge o l’abbiamo trasgredita, ma colui che, sapendo che tutti gli uomini si allontanano da lui, in modo più o meno grande, più o meno visibile, più o meno voluto, si mette in cerca di loro. Di tutti. Di me e di tutti gli altri. Dio è il Dio che ricerca l’uomo perduto, il Dio del perdono e della misericordia, come questo tempo ci sta dicendo e continuerà a dirci.

Principio di sapienza diventa, allora, la custodia. La custodia della rivelazione di Dio che si compie in Gesù Cristo. La custodia non di una legge, ma di una parola di salvezza. La custodia dell’immagine del pastore che ricerca continuamente le sue pecorelle. La custodia di un incontro, quello che deve avvenire nella coscienza, se vogliamo che ci sia davvero una luce, un punto di riferimento che rimane costante, un appiglio a cui aggrapparsi, specialmente nei momenti di buio, nei momenti di difficoltà, nei momenti di crisi. La custodia diventa il principio di sapienza di chi vuole avere un tesoro a cui attingere, un punto fermo che non muta. La custodia è fatta di premura, di ascolto, di rinuncia, di attenzioni. La custodia di qualsiasi cosa richiede tutto questo ma, soprattutto, lo richiede la custodia del cuore. Non voler custodire è già incamminarsi verso l’insipienza, ovvero verso una vita che non sa di niente.

Noi siamo chiamati ad avere una vita saporosa, una vita che ha un suo sapore, che ha un suo profumo. Sono moltissimi i passi della Scrittura che ce lo ricordano, non solo questa citazione del Vangelo. Eppure mi pare che, spesso, oggi la vita dell’uomo non sappia di niente, non abbia nessun colore, nessun sapore, insomma, non sia invitante. Perché la nostra vita abbia un sapore, un colore, esprima una speranza, occorre quel principio di custodia di cui abbiamo parlato. La vita saporosa è la vita di chi sa custodire il cuore. La vita saporosa è la vita di chi non vive esperienze una accanto all’altra, ma si domanda cosa Cristo stia chiedendo alla propria vita alla quale vengono offerte determinate esperienze. Così come il Signore insiste sull’essere luce. Si diventa luce, si rimane luce se si attinge a Lui, alla Luce. Il Vangelo ce lo dice in molti modi, in diverse occasioni del ministero di Gesù, per diversi versi. La vita dell’uomo è luce se si alimenta alla Luce della rivelazione, dell’Amore, della Misericordia, del Perdono. La vita del credente diventa luce solo se sa fare questo, altrimenti diventa, al massimo, un esempio. Ma c’è una bella differenza tra essere esempio per qualcuno, per via di qualcosa che si è fatto o che si è detto, e l’essere luce. Essere luce indica una sorgente luminosa che non cessa di illuminare gli altri. Questa è la vocazione cristiana. Quaresima può diventare tempo utile, tempo opportuno, tempo adatto per imparare ad essere così, luce per il mondo, sale per la terra. Non per ritenersi migliori di altri, ma per imparare che solo dalla sequela di Cristo si emerge così, trasformati, illuminati per illuminare gli altri.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Anche io sono succube della visione del Dio giudice?
  • Come vivo il principio della custodia?
  • Quale sapore ha la mia vita?

Quanti danni ha fatto e quanti danni fa in noi la visione del Dio giudice! Perché provoca sempre un senso di allontanamento. Forse conosciamo anche noi persone che, per un modo sbagliato di accostarsi, o di presentare il mistero di Dio, si sono allontanate dalla fede. Quali disastri ha causato nelle anime l’idea di un Dio giudice al posto del Padre della misericordia e del perdono! Quale danno ha causato il voler mettere la morale prima della fede! Mentre è chiaro che prima sta la fede, il personale incontro con Cristo. Da questo, caso mai, discende la morale. Morale che non è la legge da osservare, ma il codice, il punto di riferimento per coloro che vogliono vivere una vita di sequela, una vita ad “imitazione di Cristo”. Forse non suona bene questa parola: “imitazione”. Eppure ha un significato spirituale profondissimo, se si vuole essere sale, luce. Perché ci sono vite che non sono né l’uno né l’altro. Ci sono vite che sono pura insipienza. Ci sono vite mediocri. Ci sono vite che non vanno da nessuna parte. Vorrei insinuare il dubbio: e se fossi io ad avere una vita così? Se fossi io ad avere una vita che non ha senso, non ha sapore, non ha colore? Perché il rischio non c’è per gli altri! Non è per chi è fuori dalla fede! Il rischio è per chi ha fede, per chi è dentro una dimensione di sequela, per chi vive in qualche modo un’attrazione per il Vangelo. La Quaresima del Giubileo vuole essere come un tarlo, un richiamo continuo per ciascuno di noi a verificare che la nostra vita sia “saporosa”, “colorata”, insomma piena di significato. Perché così ci vuole Dio, non mediocri, non grigi, non rassegnati ma, appunto, come continuiamo a dire nel Giubileo, pieni di speranza! È pieno di speranza solo chi ricerca e costruisce continuamente il significato della propria vita. È pieno di speranza, di sapore, di colore, di gioia, colui che attinge alla custodia della fede. Colui che non si lascia abbindolare da altri progetti, colui che non disperde rincorrendo cose, sogni, esempi sbagliati. La custodia è il frutto dell’amore. Chi ama Dio, chi ama Cristo e lo vuole seguire, custodisce. È questa la forma di sapienza sulla quale siamo chiamati a meditare oggi. Non per questo solo giorno di Quaresima, ma per la vita.

Ricordiamolo: solo chi custodisce con amore il proprio incontro con Cristo cresce nella speranza, custodisce l’amore, si incammina verso la vita eterna.

Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare

Nel silenzio rileggere la Scrittura che ci ha più colpito per farne fonte di sapienza, confronto per un esame di coscienza.

2025-03-07T19:17:42+01:00