Settimana della prima domenica di quaresima – Mercoledì
Introduzione
Ricordo che ci siamo proposti di vivere una meditazione quaresimale che spazi fra le tre Scritture lette, senza commentarle puntualmente. Oggi lasciamo che i testi sacri ci ispirino per comprendere in che cosa consiste la sapienza dell’istruzione nella fede, per non lasciare che nessun segno di essa venga a cadere.
La Parola di questo giorno
GENESI 3, 22 – 4, 2
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Il Signore Dio disse: «Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male. Che ora egli non stenda la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre!». Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da cui era stato tratto. Scacciò l’uomo e pose a oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada guizzante, per custodire la via all’albero della vita. Adamo conobbe Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo grazie al Signore». Poi partorì ancora Abele, suo fratello. Ora Abele era pastore di greggi, mentre Caino era lavoratore del suolo.
SALMO Sal 118 (119), 9-16
Donami, Signore, la sapienza del cuore.
Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Osservando la tua parola.
Con tutto il mio cuore ti cerco:
non lasciarmi deviare dai tuoi comandi. R
Ripongo nel cuore la tua promessa
per non peccare contro di te.
Benedetto sei tu, Signore:
insegnami i tuoi decreti. R
Con le mie labbra ho raccontato
tutti i giudizi della tua bocca.
Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,
più che in tutte le ricchezze. R
Voglio meditare i tuoi precetti,
considerare le tue vie.
Nei tuoi decreti è la mia delizia,
non dimenticherò la tua parola. R
PROVERBI 3, 11-18
Lettura del libro dei Proverbi
Figlio mio, non disprezzare l’istruzione del Signore e non aver a noia la sua correzione, perché il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto. Beato l’uomo che ha trovato la sapienza, l’uomo che ottiene il discernimento: è una rendita che vale più dell’argento e un provento superiore a quello dell’oro. La sapienza è più preziosa di ogni perla e quanto puoi desiderare non l’eguaglia. Lunghi giorni sono nella sua destra e nella sua sinistra ricchezza e onore; le sue vie sono vie deliziose e tutti i suoi sentieri conducono al benessere. È un albero di vita per chi l’afferra, e chi ad essa si stringe è beato.
VANGELO Mt 5, 17-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Meditazione
Che ora egli non stenda la mano sull’albero della vita e viva per sempre
Il Signore corregge chi ama
Non passerà uno iota della legge senza che tutto sia avvenuto
Se guardiamo attorno a noi, se parliamo con le persone, se, forse, scendiamo anche nel profondo di noi stessi, credo che tutti possiamo dire di voler desiderare una vita lunga. Forse infinita. Lo vediamo da moltissimi segni che la vita si sta allungando, anche troppo, anche a dismisura. Non è più una rarità arrivare e superare gli ottant’anni, ma, in molti casi, nemmeno i novanta. Oggi, dei settantenni diciamo che sono giovani! Cosa occorre desiderare? Una vita lunga o una vita buona? Una vita lunga o una vita santa? Pare che i più desiderino una vita lunga! La Genesi, nel brano che oggi la liturgia ci propone, ci sta dicendo altro, ci sta dicendo che la vita è limitata. Ci sta dicendo che la vita non è e non deve essere infinita. Ci sta dicendo che la vita è fatta per avere giorni che sono determinati. Questa è la natura dell’uomo. Possiamo desiderare di vivere a lungo, possiamo augurarci ed augurare di avere una vita che sia sempre in forma. Ma dobbiamo ricordarci che la natura della nostra esistenza è quella di essere limitata. Siamo esseri limitati. Siamo creature che hanno un principio e che avranno anche una fine. Al di là di quello che desideriamo, al di là di quello che possiamo pensare e augurare, noi siamo limitati. Ecco la verità con la quale siamo tutti chiamati a confrontarci e della quale siamo invitati a prendere coscienza. È sapienza di vita prendere coscienza con questa verità. È sapienza di vita imparare a comportarsi come esseri che non sono infiniti, illimitati, sempre presenti sulla scena. È sapienza pensare il contrario: siamo limitati, abbiamo giorni che sono contati, non siamo per sempre sulla scena del mondo.
La sapienza della Chiesa e della tradizione spirituale a cui apparteniamo, ci ha fatto dire, per molto tempo, “Memento mori!”: ricordati che devi morire. Alcuni ne hanno tratto motivi di irritazione, quasi che fosse una maledizione, quasi che fosse un augurio di cattivo auspicio, di cattivo presentimento. In realtà voleva essere un ricordo di ciò che siamo ed offrire un invito a ricordare sempre che la nostra esistenza è limitata nel tempo. Insegnamento molto utile, per capire quali sono le priorità.
Così ci dice il libro dei Proverbi. La vera sapienza è quella di chi dice che tutti siamo chiamati a vivere così, in riferimento ad un’esistenza che si incammina, si prepara per l’eternità. Sarebbe sciocco avere ricevuto il Battesimo, avere fatto alcuni passi nella vita di fede per poi perdersi di fronte ad una concezione della vita che cristiana non è. Perché non è cristiano non pensare alla fine dell’esistenza e, alla luce di questa verità, al fine per cui tutti siamo stati creati.
Così capiamo anche il Vangelo. Il Signore dice chiaramente che “non passerà un solo iota della legge senza che tutto sia compiuto”. Gesù pensa a sé. Pensa alla sua vita. Pensa alla sua esistenza. È la sua vita che compie ogni cosa. È la sua vita che dà verità ad ogni rivelazione precedente. È la sua vita che è limitata, come la nostra. Anche i giorni della vita di Cristo sono stati determinati dal Padre, hanno avuto una misura, non sono stati infiniti. Per aprirci le porte della vita eterna, per aprirci le porte della vita che non finisce, il Signore ha accettato di entrare in una vita limitata, finita, con un orizzonte temporale. Per insegnare che chi accetta la via della fede, mentre si è in questo orizzonte temporale delle cose, si apre alla vita infinita, alla vita che non muore, alla vita eterna. Quaresima è tempo per esercitarci proprio in questo. Quaresima è tempo opportuno per verificare se ci sentiamo indirizzati verso questa dimensione o se, invece, stiamo distogliendo lo sguardo da queste verità.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Anche io desidero una vita infinita?
- Come vivo l’orizzonte temporale della mia esistenza?
- Quale compimento per i miei giorni?
C’è desiderio e desiderio. C’è aspirazione ed aspirazione. C’è progetto e progetto. Credo che la Quaresima possa diventare, per ciascuno di noi, momento propizio per una riflessione, momento propizio per una verifica, momento opportuno per vedere quanto la prospettiva di una vita lunga e l’attrazione verso di essa esercitano, in ciascuno di noi, un’attrattiva grande.
Mi lascio ispirare anche da un pensiero della “Imitazione di Cristo”, uno scritto spirituale molto in voga nel Medioevo ma letto anche ai nostri giorni, che ci ricorda che a nessuno è promessa una vita lunga, mentre a tutti sarebbe richiesto di vivere una vita buona, una vita che sa diventare santa. Quaresima è il tempo opportuno per verificare a che punto siamo di questo progetto che è anche un invito. Quaresima è il tempo opportuno per vedere se noi tutti siamo in grado di desiderare questo: una vita che diventa sempre più buona. Una vita che diventa buona, una vita che diventa santa, è una vita nella quale gli inviti di fede acquistano sempre maggior senso; è una vita nella quale il Vangelo diventa sempre più radicato; è una vita nella quale tutto diventa maggiormente luminoso, perché tutto sa riferirsi al Vangelo di Cristo.
In questa Quaresima del Giubileo, poi, dovrebbe venire a noi un’attrattiva maggiore a questo richiamo ad avere una vita santa, ad avere una vita buona, perché noi tutti siamo davvero chiamati a questo.
È questa anche la testimonianza di fede che siamo chiamati a dare, senza farci sconti, senza sottrarci agli impegni. Forse noi possiamo capire queste cose perché veniamo ancora da una certa istruzione di fede. Mi sto domandando anche quale istruzione di fede stiamo dando a chi viene dopo di noi. Non credo che le famiglie stiano aiutando i ragazzi a crescere in questa dimensione. Ma mi pare anche che la Chiesa, soprattutto il catechismo, non stiano facendo molto per aiutare questa prospettiva di vita e per far crescere in questa direzione. Vorrei, allora, che anche la Quaresima diventasse un momento adatto per riflettere su questa prospettiva di vita e per farci decidere in che direzione andare, su cosa puntare. Appare chiaro che questa educazione di fede, che è data solo a pochi, debba aiutare la costituzione di quel “piccolo gruppo” che, però, sa far fermentare tutta la pasta. Potrebbe essere proprio questa la grazia da chiedere in questo giorno, per evitare di vivere una vita che non cerca questa sapienza e che, per questo, si condanna all’insipienza dei giorni e alla distrazione rispetto alle realtà spirituali, le sole che danno gioia.
Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare
Nel silenzio rileggere la Scrittura che ci ha più colpito per farne fonte di sapienza, confronto per un esame di coscienza.