Mercoledì 11 maggio

Settimana della 4 domenica di Pasqua – mercoledì 

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA At 10, 23b-33
Lettura degli Atti degli Apostoli

Il giorno seguente Pietro partì con gli uomini inviati da Cornelio e alcuni fratelli di Giaffa lo accompagnarono. Il giorno dopo arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli con i parenti e gli amici intimi che aveva invitato. Mentre Pietro stava per entrare, Cornelio gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Àlzati: anche io sono un uomo!». Poi, continuando a conversare con lui, entrò, trovò riunite molte persone e disse loro: «Voi sapete che a un Giudeo non è lecito aver contatti o recarsi da stranieri; ma Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo. Per questo, quando mi avete mandato a chiamare, sono venuto senza esitare. Vi chiedo dunque per quale ragione mi avete mandato a chiamare». Cornelio allora rispose: «Quattro giorni or sono, verso quest’ora, stavo facendo la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un uomo in splendida veste e mi disse: “Cornelio, la tua preghiera è stata esaudita e Dio si è ricordato delle tue elemosine. Manda dunque qualcuno a Giaffa e fa’ venire Simone, detto Pietro; egli è ospite nella casa di Simone, il conciatore di pelli, vicino al mare”. Subito ho mandato a chiamarti e tu hai fatto una cosa buona a venire. Ora dunque tutti noi siamo qui riuniti, al cospetto di Dio, per ascoltare tutto ciò che dal Signore ti è stato ordinato».

SALMO Sal 97 (98)

Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.
Oppure Alleluia, alleluia, alleluia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. R

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R

VANGELO Gv 7, 40b-52
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!».

Vangelo

Anche oggi possiamo rileggere le Scritture attenendoci a quel criterio della semplicità della fede che abbiamo ascoltato ieri. Il Vangelo ci fornisce la prima traccia. Ci sono persone che credono in Gesù. Sono persone che non hanno grande cultura, sono persone che non hanno studiato le Scritture ma che comprendono il linguaggio che Gesù rivela, il linguaggio universale dell’amore e si lasciano affascinare dall’idea di un Dio che viva come un uomo qualunque e che accosti uomini normali, senza nessuna pretesa. Al contrario ci sono persone che non credono in Gesù, non accettano la sua rivelazione, non vogliono saperne della sua “dottrina” perché hanno l’idea di un Dio lontano, assente, da invocare ma, soprattutto da temere. Il contrasto tra le due visioni del volto di Dio è così evidente che spacca, divide le coscienze e c’è chi si pone alla sequela del Signore ma anche chi si rifugia lontano da Lui. Come c’è anche chi pensa che l’unica soluzione sia il toglierlo di mezzo e incomincia ad architettare piani per potersi liberare di lui.

Atti

La pagina degli Atti è tutta giocata sul primo versante, cioè sul versante delle coscienze semplici. Lo è Cornelio, che attendeva la visita di Pietro e che lo accoglie con tutti gli onori, tanto che l’apostolo deve da un lato ricordare che non gli sarebbe permesso entrare in casa di stranieri, ma, dall’altro, di non poter resistere a quella chiamata fatta con amore.

Dall’altro lato c’è la semplicità di Pietro che si pone in ascolto del suo interlocutore. Pietro si presenta non come qualcuno che debba rivelare chissà che cosa, ma come un uomo che, anzitutto, vuole ascoltare il racconto di fede di un altro uomo, per poi inserire in questa traccia di fede già evidente, la rivelazione del Signore. Un esempio di delicatezza, di finezza, di attenzione e al tempo stesso di grande fermezza: Pietro rivela, in questa trama delicata, come agisce Dio con le anime. Potremmo dire che la narrazione degli Atti è l’esatto rovesciamento della posizione di scribi e dotti che veniva narrata nel Vangelo. Dio si trova non nei dotti salotti ma nell’amore e nel fervore delle anime semplici.

Per noi 

Papa Francesco, in uno dei suoi primi insegnamenti, ha proposto a tutti la domanda: dove si trova Dio? Nelle conversazioni da salotto o nelle istanze degli uomini semplici, nelle istanze della carità? Ovvia la risposta. Così il Papa ci invita a ricordare che la nostra vita deve essere vita non di cristiani da salotto, ma di uomini e di donne che sanno amare e che, per questo, si mettono a disposizione di tutto quello che capita e degli uomini che incontrano, con quella semplicità che viene dalla fede e con il solo desiderio di servire Dio nelle persone che, concretamente e di volta in volta, si hanno di fronte.

In effetti credo che nessuno di noi abbia dubbi su questo insegnamento, anche se, poi, ciascuno di noi, se ne sottrae.

Ci sottraiamo da questo insegnamento quando non portiamo la discussione promettente che abbiamo con altri anche sul piano della fede. In effetti questo è molto difficile per noi, per un rispetto che cerchiamo di avere e per una vergogna che, comunque, è dentro di noi.

Ci sottraiamo da questo insegnamento quando celebriamo liturgie belle e anche profonde, ma, poi, non traiamo le istanze di carità verso le quali queste liturgie ci sospingono.

Ci sottraiamo da questo insegnamento quando ci rinchiudiamo in conoscenze da catechismo e non ci lasciamo interpellare dalla vita.

Ci sottraiamo da questo insegnamento, però, anche quando ci liberiamo da ciò che sappiamo, da ciò che abbiamo appreso, da ciò che potremmo approfondire della nostra fede e ci limitiamo ad una fede disimpegnata e disinformata.

La semplicità della fede chiede, invece, azione pronta e generosa nella carità non meno che una continua e cosante ricerca di Dio mediata dalla Scrittura che, spesso, noi pretendiamo di conoscere e che, invece, non sappiamo affatto cosa dice.

Per il secondo giorno consecutivo, tutti noi siamo chiamati a riflettere sulla profondità della fede che nasce dalla semplicità che tutti possiamo vivere.

Chiediamo al Signore risorto questa grazia per non essere noi quelli che dicono senza sapere, praticano senza comprendere, complicano la via della fede senza quasi rendersene conto.

Anche Maria, che vogliamo contemplare particolarmente in questo mese di maggio, può essere invocata come Vergine della semplicità. Tutta la sua vita, tutto il suo ministero è stato un inno alla semplicità dei cuori. Chiediamo a Lei di farci comprendere che solo nella semplicità di una vita di fede potremo vivere questo atteggiamento propostoci dal Figlio suo.

2022-05-06T10:38:06+02:00