Sabato 11 maggio

Settimana della 6 domenica di Pasqua – sabato

La spiritualità di questa settimana

Concludiamo anche questa sesta settimana di Pasqua procedendo nella nostra novena di Pentecoste.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ct 5, 9-14. 15c-d. 16c-d
Lettura del Cantico dei Cantici

Che cosa ha il tuo amato più di ogni altro, tu che sei bellissima tra le donne? Che cosa ha il tuo amato più di ogni altro, perché così ci scongiuri? L’amato mio è bianco e vermiglio, riconoscibile fra una miriade. Il suo capo è oro, oro puro, i suoi riccioli sono grappoli di palma, neri come il corvo. I suoi occhi sono come colombe su ruscelli d’acqua; i suoi denti si bagnano nel latte, si posano sui bordi. Le sue guance sono come aiuole di balsamo dove crescono piante aromatiche, le sue labbra sono gigli che stillano fluida mirra. Le sue mani sono anelli d’oro, incastonati di gemme di Tarsis. Il suo ventre è tutto d’avorio, tempestato di zaffiri. Il suo aspetto è quello del Libano, magnifico come i cedri. Questo è l’amato mio, questo l’amico mio, o figlie di Gerusalemme.

SALMO Sal 18 (19)

Della gloria di Dio risplende l’universo.
Oppure Alleluia, alleluia, alleluia.

I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia. R

Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio. R

Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale:
esulta come un prode che percorre la via. R

EPISTOLA 1Cor 15, 53-58
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, è necessario che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?». Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

VANGELO Gv 15, 1-8
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Vangelo

L’insegnamento del Signore Gesù può essere condensato in un solo verbo: “rimanere”. Lo abbiamo sentito nella similitudine della vigna, che è centrale nella pagina di Vangelo odierna. Come il tralcio può fare frutto solo se rimane nella vite, così il cristiano può portare frutto solo se rimane in Cristo. Se un cristiano perde il contatto con la radice di ogni bene che è il Signore Gesù, se il cristiano si smarrisce nel suo cammino e non rimane centrato su Cristo, anche la sua fede muore. Solo se si rimotiva continuamente la propria appartenenza a Cristo è possibile portare frutto per la vita eterna.

Il cristiano deve accettare anche un altro mistero: quello della potatura. Ovvero, fuor di metafora, il cristiano deve anche accettare tutte quelle correzioni al cammino di fede che rendono il suo essere inserito in Cristo sempre più vero. Esattamente come si fa in una vite, al tempo della potatura, perché porti più frutto e tutta la vigna risulti rinfrancata da quell’operazione.

Corinti

Così è anche nell’insegnamento di San Paolo. È sempre il verbo “rimanere” che colpisce. San Paolo chiede di rimanere saldi nella verità sulla prospettiva della vita. Una vita non è solo destinata alla morte, essa è solo un passaggio. Un passaggio che dice tutta la caducità dell’esistenza, tutta la fragilità dell’esistenza ma, al tempo stesso, apre le porte all’eternità e, quindi, alla definitività della vita eterna. La vita dell’uomo, che viene trasformata nella morte, diventa fissa dimora in Dio solo attraverso la morte. Senza questo passaggio difficile, stretto, non è possibile entrare nell’eternità. Chi rimane nella fede cristiana, chi rimane fedele a Cristo nella vita, non entra in questa dimensione di delusione. Cristo, il Dio fedele, introduce l’anima di chi è rimasto fedele a Dio nella vita eterna.

Cantico

Fedeltà di cui si parlava anche nel Cantico. La sposa che cerca il suo sposo per la sua bellezza è, fuor di metafora, la Chiesa, che totalmente dedita a Cristo, totalmente “innamorata” di Cristo, continua a guardare a Lui come al Dio vivo e vivificante al quale si rivolge tutta la storia degli uomini, tutta l’esistenza creata.

A Maria

Così possiamo contemplare anche la stabilità della Vergine Maria, che rimane nel piano di Dio in ogni giorno della sua vita. La sua fedeltà, il suo concreto guardare al mistero di Dio ogni momento della vita è ciò che la rende, per noi tutti, Madre dalla quale ottenere intercessione per avere il medesimo dono di una vita che sa rimanere strettamente ancorata nell’amore di Dio.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Credo che, in questo cammino di novena di Pentecoste, siamo davvero chiamati a domandare, con assiduità, il dono della “fortezza”. Questo dono dello Spirito, infatti, è quello che ci aiuta a “rimanere” nell’amore di Dio, capiti quello che capiti. È il dono che ci aiuta ad essere saldi, nonostante gli scossoni della vita, in Cristo. È quel dono che ci permette di guardare alla vita come al mistero che ci immetterà direttamente nel mistero di Dio, dopo la nostra morte. È difficile, come tutti ben sappiamo, fare questa professione di fede. È difficile rimanere saldi in un cammino tanto complesso. È molto difficile, visto il mondo in cui noi tutti viviamo, con le sue lusinghe e le sue tentazioni, entrare in una visione di vita che voglia aprirsi alla dimensione dell’eternità. Ecco perché è più che mai necessario invocare questo dono senza il quale la nostra vita di fede è realmente più povera e più vicina alla sterilità. Invochiamo allora questo dono così importante per vivere bene il nostro cammino di fede.

Provocazioni dalla Parola

  • Come vivo la novena di Pentecoste?
  • Sto chiedendo il dono della stabilità?
  • Chiedo a Maria di intercedere per me ogni giorno?
2024-05-03T14:38:40+02:00