Settimana della 4 domenica dopo Pentecoste – Venerdì – San Benedetto
La spiritualità di questo giorno
La figura di San Benedetto sta davanti a noi come un gigante. Lo conosciamo fin da piccoli, almeno nei suoi tratti fondamentali, legato soprattutto alla sua opera: il monachesimo occidentale dipende in larghissima parte da lui. Ma che cosa ricordare di lui? Quale grazia chiedere ad un padre così importante?
La Parola di questo giorno
LETTURA Pr 2, 1-9
Lettura del libro dei Proverbi
Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti, tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza, se appunto invocherai l’intelligenza e rivolgerai la tua voce alla prudenza, se la ricercherai come l’argento e per averla scaverai come per i tesori, allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio, perché il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca escono scienza e prudenza. Egli riserva ai giusti il successo, è scudo a coloro che agiscono con rettitudine, vegliando sui sentieri della giustizia e proteggendo le vie dei suoi fedeli. Allora comprenderai l’equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene.
Oppure
LETTURA AGIOGRAFICA
Vita di san Benedetto, abate
Benedetto nacque a Norcia da nobile famiglia verso l’anno 480, ma compì a Roma i suoi studi. Desiderando di darsi completamente a Dio, si ritirò in una grotta impervia nei dintorni di Subiaco, dove visse nascostamente per tre anni; solo il monaco Romano, che provvedeva al suo sostentamento, n’era a conoscenza. In questo suo cammino ascetico, dovendo affrontare un giorno una violenta tentazione suscitata in lui dal demonio, Benedetto si rotolò fra le spine fino a quando, ormai lacero in tutto il corpo, la concupiscenza della carne fu soffocata in lui dal dolore. Intanto la fama della sua santità si era sparsa e alcuni monaci vollero porsi sotto la sua guida. Non riuscendo peraltro a sopportare i suoi rimproveri, provocati dalla loro condotta disordinata, decisero di liberarsi di lui, avvelenandolo. Il segno della Croce, tracciato da Benedetto sulla coppa prima di bere, la mandò in frantumi. La dolorosa esperienza spinse Benedetto stesso ad abbandonare il monastero e a tornare a vivere in solitudine. Ogni giorno, però, accorrevano a lui molti discepoli, cui diede sante regole di vita e raccolse in tredici comunità di dodici monaci ciascuna. Passò poi a Cassino: qui evangelizzò e istruì nella fede cristiana gli abitanti del luogo, spezzò una statua di Apollo, che ancora si venerava, rovesciò l’altare dei sacrifici e incendiò i boschi sacri. Al loro posto costruì una chiesetta dedicata a san Martino e una cappella in onore di san Giovanni. A Benedetto si deve la stesura della «Regola dei monaci», sublime esempio di discrezione, grandemente lodata da san Gregorio Magno: essa divenne la regola di tutti i monaci d’Occidente. Spinto dalla carità verso Dio e verso il prossimo, Benedetto giunse al termine del suo compito: colmo di letizia e pieno di meriti, già pregustando la beatitudine eterna, sei giorni prima della sua morte ordinò che fosse preparato il suo sepolcro. Assalito dalla febbre, cominciò a essere prostrato dall’arsura e, poiché di giorno in giorno la malattia si aggravava, il sesto giorno si fece trasportare dai discepoli nella chiesa, dove ricevette come viatico il Corpo e il Sangue del Signore. Mentre i discepoli sostenevano il suo corpo ormai privo di forze, Benedetto alzò le mani al cielo ed esalò, pregando, l’ultimo respiro. Era il 21 marzo 547. Nel 1964 papa Paolo VI, considerando la tradizione di fede, di cultura e di vita cristiana derivata dal magistero spirituale di Benedetto, lo ha proclamato patrono d’Europa.
SALMO Sal 33 (34)
Venite, figli, ascoltatemi;
vi insegnerò il timore del Signore.
Chi è l’uomo che desidera la vita
e ama i giorni in cui vedere il bene?
Sta lontano dal male e fa il bene,
cerca e persegui la pace. R
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R
Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. R
EPISTOLA 2Tm 2, 1-7. 11-13
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Tu, figlio mio, attingi forza dalla grazia che è in Cristo Gesù: le cose che hai udito da me davanti a molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali a loro volta siano in grado di insegnare agli altri. Come un buon soldato di Gesù Cristo, soffri insieme con me. Nessuno, quando presta servizio militare, si lascia prendere dalle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. Anche l’atleta non riceve il premio se non ha lottato secondo le regole. Il contadino, che lavora duramente, dev’essere il primo a raccogliere i frutti della terra. Cerca di capire quello che dico, e il Signore ti aiuterà a comprendere ogni cosa. Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.
VANGELO Gv 15, 1-8
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Potare per portare frutto
Credo che l’origine della vocazione di Benedetto sia un richiamo importante anche per noi. Mandato a studiare nella Roma decadente del tempo, fu, per Benedetto, l’occasione per cercare oltre quello che immediatamente gli veniva chiesto e proposto. Gli veniva chiesto di essere studente, gli veniva proposto un genere di vita agiato, specie rispetto alla media del tempo. Benedetto, però, non trovava né in quello che offriva Roma, né in quello che gli offrivano i suoi studi, piacere o soddisfazione personale. Capì così che, proprio a partire da quella decadenza che detestava e proprio a partire da quella grazia di approfondimento culturale che aveva avuto, poteva aprire una porta nuova, una via nuova, una via che, poi, avrebbero percorso altre migliaia di giovani che, come lui, sarebbero stati affascinati da un ideale di vita alto, nobile, non riducibile alle cose che si potevano anche possedere. La via del monachesimo, che poi avrebbe creato addirittura il collante dell’Europa, nacque così, in una Roma decadente grazie ad un giovane che seppe sognare in grande e guardare ben oltre quello che gli veniva offerto o proposto.
Il Vangelo ci ha detto, con la ben nota parabola della vigna, che Dio è come un agricoltore che pota la sua vigna perché porti più frutto. Benedetto, proprio per la sua vicenda personale, sarà in grado di rileggere in modo del tutto singolare questa verità evangelica e insegnerà anche ad altri giovani a fare altrettanto, ovvero a non temere di lasciare alcune cose della propria vita per cercare qualcosa non solo di nuovo ma anche di più promettente rispetto a quello che si potrebbe avere. Dio è sempre al di là di quello che si osa immaginare. La promessa di Dio vale sempre di più di quello che si può pensare di avere. San Benedetto ci ricorda anzitutto questo.
Pensare ai giovani
Tra pochi giorni inizierà il Giubileo dei giovani. Forse, ma un po’ come accade sempre quando ci sono raduni di questo genere, è l’evento più atteso dell’estate e anche alcuni nostri giovani parteciperanno a questo momento di grande fede e di grande incontro. Cosa chiedere per i nostri giovani? È indubbio che siamo in un tempo per alcuni versi molto simile a quello di Benedetto. Molti dei nostri giovani studiano a lungo, molti dei nostri giovani sono immersi in un contesto di divertimento che, spesso, rasenta proprio quello stile di decadenza che Benedetto vedeva e che contestava. Forse è proprio per questa vicinanza che potremmo chiedere a San Benedetto di intercedere per i nostri giovani e di aiutarli a trovare la loro via di vocazione. Penso che possa essere anche questo un tempo nel quale alcune istituzioni della Chiesa potranno essere profondamente mutate per rispondere meglio alle istanze del nostro tempo. Il fatto che siamo in una società che cambia, il fatto che alcune sfide stanno davanti a noi e richiamano la nostra attenzione, prima tra tutte quella proposta dall’intelligenza artificiale, possono essere un terreno utile e fertile per coltivare nuove possibilità di servire il Signore, così come lo Spirito stesso darà occasione di capire e di fare. Preghiamo, dunque, già fin d’ora per ciò che papa Leone vorrà proporre ai giovani. Preghiamo per i giovani, perché si preparino, anche nelle esperienze estive che molti di loro stanno già facendo con parrocchie, associazioni e movimenti, perché sappiano lasciarsi coinvolgere da quella Parola che rinnova la vita, dona senso ai giorni, diventa promessa di futuro.
Senza di me non potete fare nulla
Un’altra parola del Vangelo che ci spinge a rileggere la vita di Benedetto è quella chiara e centrale che pronuncia Gesù: “Senza di me non potete fare nulla”. Anche il giovane Benedetto era stato educato per cercare il massimo profitto da quello che sapeva fare. Anche il giovane Benedetto era stato istruito per cercare di dare sempre il meglio di sé in ogni cosa. Benedetto, nei lunghi anni in solitudine, negli anni di silenzio che hanno preparato la scelta della vita monastica e la proposta stessa del monastero, comprende che non conta tanto quello che si è capaci di fare, quanto, piuttosto, quello che si diventa capaci di fare con la grazia di Dio. Benedetto, se, di fatto, ha fatto quello che ha fatto, non è tanto per il suo intuito, per il suo ingegno, per il suo sapere o per il suo intuire le cose, ma per l’ispirazione di Dio dalla quale si è lasciato guidare. Ispirazione che ha cercato nella preghiera prolungata, nell’ascolto della Scrittura, nella meditazione profonda e silenziosa oltre che nell’umile lavoro del monastero, in un concreto mettersi a disposizione degli altri.
Non essere attaccati a nulla
Un’altra indicazione che trovo utile per il nostro comune cammino è dunque questa: cerchiamo di non essere attaccati alle nostre cose, ai nostri pensieri, alle cose che sappiamo fare. Cerchiamo di essere noi i primi a non tenere troppo in auge le cose che sappiamo mettere in campo con le nostre sole forze. Penso davvero che un richiamo molto forte che San Benedetto propone a ciascuno di noi, sia quello che ci ricorda che senza la grazia di Dio non siamo nulla. Ecco perché trovo utile lasciare che le parole del Signore entrino in noi e ci richiamino con forza. In un mondo e in un tempo nel quale conta solo quello che è visibile, concretizzabile, in un tempo nel quale giudichiamo le persone in base a quello che sanno fare, il richiamo della Parola di Dio è a saper lasciare agire in noi la forza dello Spirito, che rende possibili anche le cose che non sappiamo fare. Cerchiamo di non essere attaccati a nulla di nostro, come San Benedetto, che giunse ad una profonda e vera spogliazione di tutto, per lasciare che anche in noi parli la voce di Dio. Certo noi non siamo monaci e a noi non è chiesto di fare chissà che cosa, e nemmeno quelle scelte che sono alla base della vita di un monaco. Ma anche a noi è chiesto di non confidare troppo nelle nostre capacità, altrimenti non saremmo in grado di lasciar agire Dio in noi. Mettiamo anche questa preghiera davanti a Dio grazie alla preziosa intercessione di San Benedetto. Troveremo rifugio per le nostre anime e pace per i nostri cuori.