Settimana della 4 domenica dopo Pentecoste – Sabato
La spiritualità di questo giorno
Anche oggi celebriamo la memoria di due santi: Nabore e Felice. Il loro ricordo è assai prezioso per la Chiesa di Milano che si sente figlia ma anche edificata dalla loro presenza. Il tema delle Scritture di oggi è molto difficile, perché riguarda la santità.
La Parola di questo giorno
LETTURA Lv 21, 1a. 5-8. 10-15
Lettura del libro del Levitico
In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: «I sacerdoti non si faranno tonsure sul capo, né si raderanno ai margini la barba né si faranno incisioni sul corpo. Saranno santi per il loro Dio e non profaneranno il nome del loro Dio, perché sono loro che presentano al Signore sacrifici consumati dal fuoco, pane del loro Dio; perciò saranno santi. Non prenderanno in moglie una prostituta o una già disonorata, né una donna ripudiata dal marito. Infatti il sacerdote è santo per il suo Dio. Tu considererai dunque il sacerdote come santo, perché egli offre il pane del tuo Dio: sarà per te santo, perché io, il Signore, che vi santifico, sono santo. Il sacerdote, quello che è il sommo tra i suoi fratelli, sul capo del quale è stato versato l’olio dell’unzione e ha ricevuto l’investitura, indossando le vesti sacre, non dovrà scarmigliarsi i capelli né stracciarsi le vesti. Non si avvicinerà ad alcun cadavere; non potrà rendersi impuro neppure per suo padre e per sua madre. Non uscirà dal santuario e non profanerà il santuario del suo Dio, perché la consacrazione è su di lui mediante l’olio dell’unzione del suo Dio. Io sono il Signore. Sposerà una vergine. Non potrà sposare né una vedova né una divorziata né una disonorata né una prostituta, ma prenderà in moglie una vergine della sua parentela. Così non disonorerà la sua discendenza tra la sua parentela; poiché io sono il Signore che lo santifico».
SALMO Sal 97 (98)
Cantate al Signore, perché ha compiuto meraviglie.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. R
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R
EPISTOLA 1Tt 2, 10-13
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi Fratelli, voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi, che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile. Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria. Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti.
VANGELO Lc 4, 31-37
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.
Levitico
Il tema viene impostato dal Levitico che si occupa della santità dei sacerdoti e, soprattutto, del sommo sacerdote. È una santità che nasce dai divieti, dal non dover fare molte cose, come abbiamo sentito. Tra tutte queste norme spiccano quelle sul matrimonio, essendo il sacerdote del primo testamento un uomo sposato. Una santità che deriva, quindi, dall’esteriorità. Una santità che è la pura osservanza di tutte le norme, regole e precetti. Se vogliamo è un concetto di santità dato in negativo: per essere santi occorre non fare questo o quest’altro.
Vangelo
È il Vangelo che ha tutt’altra idea di santità. Anzitutto la santità è di Gesù e la santità di Gesù consiste nel suo essere figlio di Dio. La sua santità consiste nell’essere il rivelatore del Padre. Gesù, come rivelatore del Padre, come uomo che vuole donare a tutti qualche raggio della sua santità, sana un uomo malato nel giorno di sabato, ricordando così che la santità di Dio vuole essere “partecipativa”, tutti sono invitati a costruire la propria storia di santità. Questa storia di santità non passa per il puro sforzo umano, non consiste solo nel rispetto delle norme, delle leggi, delle pratiche stabilite, ma viene dalla capacità di attenzione, carità, donazione di sé, ad imitazione di Cristo.
Tessalonicesi
San Paolo capisce molto bene il nuovo insegnamento del Signore. Pur essendo figlio di quella cultura e di quella fede che comportava il più rigido attenersi a norme e tradizioni, Paolo capisce che il Signore lo chiama ad altro. Ecco il senso del suo vivo donarsi nel ministero, che è una costante del suo impegno e del suo percorso. Paolo non si ferma mai davanti a nulla. È un uomo capace di correre da ogni parte, in ogni Chiesa che lo chiami o che lui stesso voglia visitare ed edificare.
Paolo amplia però anche il concetto di santità. La santità dell’uomo non nasce dal rispetto formale delle norme, ma dal desiderio di piacere a Dio. Ecco perché richiamava tutti, e non solo i consacrati, ad avere un comportamento degno della propria identità, degno della propria chiamata. Tutti i cristiani, infatti, devono differenziarsi dai pagani proprio per il loro modo di vivere. È dal loro comportamento che si può capire il tenore della loro fede e il loro desiderio di santità.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Cosa sappiamo della santità?
- Come vivere tendendo alla santità?
Mi pare che il rischio che tutti corriamo è quello di fare della santità qualcosa destinato a dei super eletti, come i santi Nabore e Felice. Qualcosa, in fondo, per super uomini, qualcosa che non riguarda tutti. Le Scritture di oggi ci stanno invece dicendo che la santità è dono per tutti. Cristo ha chiamato tutti alla santità. Santità che non consiste tanto nell’osservanza esteriore di norme e precetti quanto, piuttosto, nella capacità di essere sempre attenti al proprio modo di porsi e di comportarsi, così che dal modo di vivere si capisca quale tensione uno ha nel cuore. Essere santi non significa, poi, essere perfetti, non sbagliare mai nulla, essere sempre a posto. Una santità di questo genere sarebbe solamente uno sforzo della volontà. La santità è una tensione, è una progressiva purificazione, è un progressivo lasciare le cose che si oppongono a Dio, si oppongono alla fede, per purificare sempre la propria mente, il proprio cuore e, per questo, il proprio comportamento. Il santo è colui che, per definizione, è in cammino. Colui che tende a Dio, vivendo di nostalgia e di desiderio. La nostalgia per non essere già con Dio, il desiderio di esserlo nel più breve tempo possibile. Ecco la santità a cui siamo chiamati. Questa santità è possibile a tutti, è raggiungibile da tutti. Non è solo per i consacrati, non è solo per chi sta seguendo Dio su qualche strada di particolare consacrazione. La santità alla quale Dio chiama è per tutti, è per ogni uomo, è per un intero popolo, è per chiunque voglia stare sempre presso Dio.
Chiediamo, anche per intercessione dei santi Nabore e Felice di avere questo desiderio nel cuore. Chiediamo di vivere questo dono grande di misericordia e di amore. Chiediamo al Signore di saper desiderare quella santità che ci conforma a Lui perché discende da Lui.