5 dopo Pentecoste
Introduzione
- Che cosa significa sperare contro ogni speranza?
- Come si fa a sperare contro ogni speranza?
La domanda, che mi pare profondamente legata all’itinerario giubilare che stiamo vivendo, viene, ovviamente, dall’epistola. Eppure, per comprenderla, abbiamo bisogno di affrontare le altre scritture .
La Parola di Dio
LETTURA Gen 18, 1-2a. 16-33
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Quegli uomini andarono a contemplare Sòdoma dall’alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli. Il Signore diceva: «Devo io tenere nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui a osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore compia per Abramo quanto gli ha promesso». Disse allora il Signore: «Il grido di Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!». Quegli uomini partirono di là e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora alla presenza del Signore. Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo». Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque». Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci». Come ebbe finito di parlare con Abramo, il Signore se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.
SALMO Sal 27 (28)
Signore, ascolta la voce della mia supplica.
Ascolta la voce della mia supplica,
quando a te grido aiuto,
quando alzo le mie mani
verso il tuo santo tempio. R
Sia benedetto il Signore,
che ha dato ascolto alla voce della mia supplica.
Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Mi ha dato aiuto: esulta il mio cuore,
con il mio canto voglio rendergli grazie. R
Forza è il Signore per il suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.
Salva il tuo popolo e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre. R
EPISTOLA Rm 4, 16-25
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, eredi si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – come sta scritto: «Ti ho costituito padre di molti popoli» – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono. Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne «padre di molti popoli», come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo – aveva circa cento anni – e morto il seno di Sara. Di fronte alla promessa di Dio non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perché gli fu accreditato come giustizia. E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato, ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore, il quale è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione.
VANGELO Lc 13, 23-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio».
Genesi
A partire, come sempre, dalla prima lettura che dà il tono a queste domeniche del tempo dopo Pentecoste. Normalmente, quando si legge questo testo, la domanda è inevitabile: cosa mai hanno fatto di male gli abitanti di Sodoma? Cosa mai quelli di Gomorra? La questione diventa subito morale, e non potrebbe non essere così, se si va alla ricerca del peccato sotteso alla fine, alla sorte della popolazione di queste due città. L’intento della lettura non è però questo. Perché tutta la lettura non parla degli abitanti di Sodoma o di Gomorra, ma di Abramo. Abramo che sa che le due città hanno dimenticato Dio. Abramo che vede che la vita delle due città è lontana da Dio, nei fatti e nel comportamento di molti. Ecco che Abramo non maledice le città, non rimprovera gli uomini, non cerca di dare interpretazioni su quello che accade e nemmeno giustificazioni sul peccato delle città stesse. Piuttosto Abramo, secondo il gusto tipico del Medioriente, decide di diventare intercessore per quelle città. Sa che hanno sbagliato ma, proprio perché non chiede “cosa” è avvenuto, si dispone a fare qualcosa in concreto per loro. Abramo “intercede”, cioè si mette di mezzo, fa un passo in mezzo tra Dio che conosce ogni cosa e un piccolo popolo di peccatori e cerca di trovare qualcosa a cui aggrapparsi per muovere Dio a compassione. Abramo, dapprima, spara alto. Pensa che ci siano almeno 50 giusti nella città, propone un rispetto per loro per salvare tutti. appena fatta questa proposta, però, incomincia a pensare di aver sparato troppo in alto ed ecco che, come abbiamo sentito, gioca più volte al ribasso. Sa bene che nella città non c’è nessuno che brilli per fede. Ma, contrattando con Dio, capisce anche che a Dio basta un solo giusto per avere riguardo di tutti, basta un piccolissimo segno, per dire che c’è ancora possibilità di recupero. Segno che non verrà trovato ma Abramo ha sperato proprio fino all’ultimo, di poter vincere in questa sua contrattazione. La speranza di Abramo nasce dalla fede. La fede in Dio, che dona ogni bene e ogni cosa a suo tempo. La fede in Dio che ascolta: per questo entra in dialogo con il suo Dio, la fede in Dio che è datore di ogni cosa: per questo si rivolge a lui nella certezza che Dio può tutto. Dio può tutto in Abramo perché egli ascolta la voce interiore di Dio, non può nulla, invece, dove la libertà diventa chiusura e ostinazione. Perché questo è quello che è accaduto. Anche gli abitanti di Sodoma e di Gomorra sono stati richiamati ad un senso di fede. Anche per loro ci sono stati esempi di fede che avrebbero dovuto essere per loro un richiamo. Lot è uno di questi. Abramo è un altro di questi segni donati da Dio gratuitamente. Nonostante i richiami di Dio e nonostante la benevolenza e la sopportazione di Dio, la libertà di questi uomini si è determinata contro Dio. Chiusi in loro stessi, hanno distolto la loro vita da Dio, senza la sua benedizione, cosa può essere la vita? Nient’altro che un cammino verso la perversione, la solitudine, la morte. Che è esattamente quello che accade. Anche se Abramo ha provato ad intercedere per loro ed ha sperato contro ogni speranza. Quando si smette di sperare, quando non si accolgono i segni di un richiamo, non c’è altro spazio che per la lontananza da Dio, ovvero per la dannazione.
Vangelo
Come dice anche il Vangelo. Gesù distingue bene tra coloro che vivono lontani dalla fede, coloro che hanno curiosità di fede e coloro che credono. Ci sono coloro che non vivono nessun interesse per la fede e, pian piano, trasformano la loro vita in un continuo inseguimento di cose che danno piacere. Evidentemente il mangiare e il bere, pure in presenza stessa del Signore, non sono stati interpretati e vissuti come segno di condivisione di comunione, ma come occasione per approfittarsi delle cose della vita, senza vivere quel richiamo ad altro che essi pure contenevano. A differenza di tutti coloro che, nella vita, hanno sperato contro ogni speranza. Da qualsiasi provenienza provengano, costoro hanno tutti una meta comune: essere accolti da Dio, vivere con quell’Abramo che è il padre, il modello di ogni credente, il prototipo di tutti quelli che hanno sperato contro ogni speranza.
Romani
Così San Paolo ci dona di chiudere la nostra riflessione ricordandoci che Abramo ha vissuto contro ogni speranza non solo in quell’occasione di preziosa intercessione, ma tutta la sua vita, uscendo dalla sua patria, attendendo un figlio che è arrivato solo all’ultimo, inserendosi in un contesto politico, geografico, religioso che non era il suo, Abramo ha vissuto contro ogni speranza e lottando per la speranza stessa. Come? San Paolo risponde in modo molto chiaro: aumentando la sua fede. Aumentando il suo desiderio di Dio, il suo gusto per le cose di Dio, il suo tempo donato a Dio. Abramo ha cercato Dio in ogni momento della sua vita e, per questo, è divenuto un baluardo, uno che ha saputo resistere nelle intemperie della vita, uno che ha davvero saputo sperare contro ogni speranza. Non ha guardato ai segni che aveva. Non ha fatto l’interpretazione di ciò che gli accadeva. Solo si è fidato di Dio. Ha saputo sperare contro ogni speranza, ovvero ha saputo resistere anche a tutte quelle parole e opinioni che ha ricevuto da altri e che lo avrebbero portato altrove, ma non a fidarsi di Dio. Abramo, invece, non ha fatto altro che stare saldo nella promessa che aveva ricevuto e, per questo, alla fine, ha ottenuto tutto. Tutto quello che gli era stato promesso, tutto quello in cui non aveva nemmeno osato sperare, tutto quello che Dio gli ha voluto donare nella sua generosità e nella sua bontà.
Per noi e per il nostro cammino di fede
La lectio biblica ci permette, ora, di rispondere alle domande che ci siamo inizialmente posti:
- Cosa significa sperare contro ogni speranza?
Significa non dubitare mai di Dio. Significa sapere che il suo accompagnamento c’è, è reale, è forte, anche quando capitano tutte quelle cose della vita che devono capitare e che sembrerebbero avere ragione di portarci lontano da Dio. Spera contro ogni speranza chi rimane saldo nella sua professione di fede anche quando tutto sembra andare di male in peggio. Rimane saldo nella fede chi non cerca di dare le colpe a qualcuno o a qualcosa per tutto quello che capita, ma sa rimanere saldo nella sua professione di fede in Dio, Padre onnipotente e buono.
È l’atteggiamento di chi, nelle sventure della vita, nonostante quello che prova, continua a dialogare con Dio, è l’atteggiamento di chi si affida in una malattia grave al Padre. È l’atteggiamento di chi non smette di pregare nonostante abbia tutti gli elementi per essere stanco o sfiduciato. Spera contro ogni speranza chi non chiude mai la porta di Dio.
- Come si fa a sperare contro ogni speranza?
Anche su questo tema l’Apostolo ha detto chiaramente come si fa. Si deve intensificare il dialogo con Dio. E’ solo quando la fede si fa più robusta e forte che si impara a sperare contro ogni speranza. È solo quando il dialogo con Dio diventa può sincero che si può resistere nelle cose della vita per stare saldi. Spera contro ogni speranza chi non si lascia abbindolare dalle voci che l’uomo è sempre in grado di ripetere ma si mette in ascolto di quell’unica voce – la voce di Dio – che chiama a sé tutto e tutti.
- Cosa ci dà la forza di sperare contro ogni speranza?
Solo l’Eucarestia. È qui che si attinge la forza per vivere questo atteggiamento di fede. È qui che si ottiene quella virtù provata che è indispensabile per la salvezza eterna. E’ in questo sacramento che ci si affida a Colui che tiene in mano ogni cosa e che accende la speranza dell’uomo, contro ogni speranza. Insieme ad essa è la fede nella presenza e nel sostegno che possiamo ottenere dalla Beata Vergine Maria. La fede mariana ci salva, ci orienta, di custodisce, ci recupera, ci rianima.
- Cosa dobbiamo fare noi oggi?
Dobbiamo intercedere. Dobbiamo fare un passo in mezzo tra gli uomini e Dio, oggi dobbiamo chiedere la virtù di sperare contro ogni speranza non solo per noi, ma per tutti, per tutti coloro che hanno perso la fiducia in Dio, per tutti coloro che sono oppressi dal peso di qualche peccato che non permette più di rialzare la testa per guardare al mistero. Ancora dobbiamo intercedere per coloro che hanno una fede del tutto superficiale, per coloro che mangiano e bevono anche negli ambienti di fede, ma lontani da quel Dio che salva e che è anche il loro padre. Intercedere significa fare un passo di mezzo per chiedere a Dio una cosa che ci sta particolarmente a cuore. a tutti raccomando una viva intercessione per la pace, bene per il quale occorre sperare contro ogni speranza.
- Un compito per tutti.
Tocca a noi essere quel giusto che venne cercato a Sodoma e che non si trovò. Tocca a noi essere quella persona giusta che Dio cerca in ogni luogo perché ci sia un segno, un richiamo, un principio di fede anche dove tutto sembra perduto. Cerchiamo noi di essere qui per questo. Solo così non saremo curiosi su chi si salva, ma cercheremo di salvarci noi per sparare con noi anche gli altri.