Martedì 11 novembre

Ultima settimana dell’anno liturgico – Martedì – S. Martino

La spiritualità di questo giorno

La festa di San Martino di Tours è universalmente nota, perché il santo è assai venerato in tutta Europa e anche nelle nostre terre milanesi. Però si corre il rischio di fermarci ad una veloce agiografia e tutti rischiamo di pensare a lui solo come al santo del mantello dimezzato. In effetti la carità di San Martino è molto più grande ed ha radici molto solide.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sir 50, 1; 44, 16-23; 45, 3-16
Lettura del libro del Siracide

Ecco il sommo sacerdote, che nella sua vita piacque al Signore. Fu trovato perfetto e giusto, al tempo dell’ira fu segno di riconciliazione. Nessuno fu trovato simile a lui nella gloria. Egli custodì la legge dell’Altissimo. Per questo Dio gli promise con giuramento di innalzare la sua discendenza. Dio fece posare sul suo capo la benedizione di tutti gli uomini e la sua alleanza; lo confermò nelle sue benedizioni. Lo glorificò davanti ai re. Sopra il turbante gli pose una corona d’oro. Stabilì con lui un’alleanza perenne e lo fece sacerdote per il popolo. Lo onorò con splendidi ornamenti e gli fece indossare una veste di gloria, esercitare il sacerdozio e benedire il popolo nel suo nome. Lo scelse fra tutti i viventi perché offrisse sacrifici al Signore, incenso e profumo come memoriale.

SALMO Sal 83 (84)

Salirò all’altare di Dio, gioia della mia giovinezza.

Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente. R

Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio. R

Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato. R

Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri
che mille nella mia casa.
Signore degli eserciti,
beato l’uomo che in te confida. R

EPISTOLA 1Tm 3, 16 – 4, 8
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, grande è il mistero della vera religiosità: egli fu manifestato in carne umana e riconosciuto giusto nello Spirito, fu visto dagli angeli e annunciato fra le genti, fu creduto nel mondo ed elevato nella gloria. Lo Spirito dice apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti ingannatori e a dottrine diaboliche, a causa dell’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza: gente che vieta il matrimonio e impone di astenersi da alcuni cibi, che Dio ha creato perché i fedeli, e quanti conoscono la verità, li mangino rendendo grazie. Infatti ogni creazione di Dio è buona e nulla va rifiutato, se lo si prende con animo grato, perché esso viene reso santo dalla parola di Dio e dalla preghiera. Proponendo queste cose ai fratelli, sarai un buon ministro di Cristo Gesù, nutrito dalle parole della fede e della buona dottrina che hai seguito. Evita invece le favole profane, roba da vecchie donnicciole. Allénati nella vera fede, perché l’esercizio fisico è utile a poco, mentre la vera fede è utile a tutto, portando con sé la promessa della vita presente e di quella futura.

VANGELO Mt 25, 31-40
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”».

Il santo dell’unità

Anzitutto la grande carità di San Martino è quella che egli ha dimostrato lavorando assiduamente per l’unità: l’unità dei cristiani, l’unità del suo convento, l’unità della sua diocesi e delle chiese da lui visitate e conosciute. Questa tensione all’unità, alla ricomposizione delle discordie, al richiamo alla pace è una costante che San Martino vive durante tutto il suo ministero. Non c’è stato atto del ministero di San Martino che non abbia cercato di tendere all’unità. San Martino morirà anche in questo stato, mentre si sta dando da fare per arrivare a ricomporre una discordia tra chierici. Il grande servizio alla pace che San Martino ha vissuto è dunque questo: il servizio all’unità.

Dove San Martino ha tratto la forza per tutto questo? Da dove ha avuto il coraggio per intraprendere cammini di unificazione, richiami alla pace? Dalla preghiera. San Martino è un uomo di intensa preghiera. Quella preghiera che ha segnato le sue giornate da monaco, anzitutto, ma, dovremmo poi dire, quella preghiera che Martino non ha mai abbandonato. La forza della presenza del Signore lo ha accompagnato anche nei momenti più difficili e bui della vita ed è stata la sua luce, anche nei momenti in cui il lavoro per la riunificazione sembrava arduo e quasi impossibile. Martino è uomo che vive unito a Dio e, per questo, diventa uomo che sa unire gli uomini, uomo che sa entrare nelle situazioni per risolvere le controversie, uomo che sa mettere le cose al loro posto, secondo la visione di Dio e non secondo quella degli uomini.

La vicinanza ai poveri

In secondo luogo, direi che la carità di Martino è stata la vicinanza ai poveri. Certo Martino, nelle pagine del Vangelo come quella che abbiamo ascoltato in questa celebrazione, ha attinto luce, forza, punti di riferimento, per vivere bene quella carità concreta che è l’origine, la sorgente, la fonte di ogni attenzione all’altro. Dovremmo però anche dire che una scuola preziosissima per Martino è stata la vicinanza ai poveri, la condivisione della vita con loro, l’attenzione costante a chi si trovava in situazioni difficili, quasi al limite della sopportabilità. Martino ha viaggiato per incontrare i poveri e si è lasciato accogliere dai poveri così come essi sono stati capaci di fare. Anche questo richiamo è molto importante per noi. La scuola dei poveri è una scuola che si frequenta solo con la condivisione reale della loro vita. Non è solo l’essere informati, non è solo il sapere da lontano le cose. Condividere la vita dei poveri significa comprendere il loro modo di pensare, di agire, di vivere. Martino ha fatto tutto questo. Mettendosi alla scuola dei poveri ha saputo camminare su queste vie.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Non mancano mai richiami alla vita di carità e allo stile della povertà nella nostra Chiesa. Basta pensare alla parola del Papa e ai richiami del Vescovo, giusto per puntare in alto! Però alcune decisioni sono solo nostre! La decisione di frequentare la scuola dei poveri, per non correre il rischio di parlare dei poveri senza conoscerli, deve essere nostra. Siamo parte di una comunità cristiana, siamo parte di una comunità pastorale. Chi sono i poveri della nostra comunità? Cosa facciamo per essi? Come viviamo i richiami alla povertà? Credo che dobbiamo proprio porci queste domande, appunto per non rischiare di vivere senza sapere.

Anche la scelta di vivere uno stile di sobrietà deve appartenerci come singole persone. Possiamo anche ascoltare i richiami alla povertà ma se, poi, non facciamo niente per metterli in pratica… servono a poco.

Credo che da San Martino dovremmo imparare anzitutto questo, se non vogliamo essere solamente uomini, donne che parlano, che si riempiono di messaggi ma, poi, non vivono. Già anche in vista del tempo di Avvento che inizierà alla fine della settimana, incoraggio ciascuno di voi a vivere con pienezza questo richiamo, per essere sempre sotto quella benedizione di Dio che è amico dei poveri.

2025-11-08T12:00:18+01:00