Lunedì 12 febbraio

Settimana dell’ultima domenica dopo l’Epifania – lunedì

La spiritualità di questa settimana

Questa settimana è l’ultima prima che inizi la grande Quaresima. La liturgia ci aiuta e ci invita a prepararci al tempo santo nel quale noi tutti cerchiamo di mettere molta attenzione per la preghiera e la fede o, per lo meno, siamo invitati a farlo. Questa settimana leggeremo il lezionario proprio di questi giorni che ci fanno incontrare il libro del Qoelet. Unica eccezione mercoledì con la festa solenne dei santi Cirillo e Metodio.

La Parola di questo giorno

LETTURA Qo 1, 16 – 2, 11
Lettura del libro del Qoèlet

Io, Qoèlet, pensavo e dicevo fra me: «Ecco, io sono cresciuto e avanzato in sapienza più di quanti regnarono prima di me a Gerusalemme. La mia mente ha curato molto la sapienza e la scienza». Ho deciso allora di conoscere la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia, e ho capito che anche questo è un correre dietro al vento. Infatti: molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere aumenta il dolore. Io dicevo fra me: «Vieni, dunque, voglio metterti alla prova con la gioia. Gusta il piacere!». Ma ecco, anche questo è vanità. Del riso ho detto: «Follia!» e della gioia: «A che giova?». Ho voluto fare un’esperienza: allietare il mio corpo con il vino e così afferrare la follia, pur dedicandomi con la mente alla sapienza. Volevo scoprire se c’è qualche bene per gli uomini che essi possano realizzare sotto il cielo durante i pochi giorni della loro vita. Ho intrapreso grandi opere, mi sono fabbricato case, mi sono piantato vigneti. Mi sono fatto parchi e giardini e vi ho piantato alberi da frutto d’ogni specie; mi sono fatto vasche per irrigare con l’acqua quelle piantagioni in crescita. Ho acquistato schiavi e schiave e altri ne ho avuti nati in casa; ho posseduto anche armenti e greggi in gran numero, più di tutti i miei predecessori a Gerusalemme. Ho accumulato per me anche argento e oro, ricchezze di re e di province. Mi sono procurato cantori e cantatrici, insieme con molte donne, delizie degli uomini. Sono divenuto più ricco e più potente di tutti i miei predecessori a Gerusalemme, pur conservando la mia sapienza. Non ho negato ai miei occhi nulla di ciò che bramavano, né ho rifiutato alcuna soddisfazione al mio cuore, che godeva d’ogni mia fatica: questa è stata la parte che ho ricavato da tutte le mie fatiche. Ho considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la fatica che avevo affrontato per realizzarle. Ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento. Non c’è alcun guadagno sotto il sole.

SALMO Sal 24 (25)

Guidami nella tua verità, o Signore.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno. R

I peccati della mia giovinezza
e le mie ribellioni, non li ricordare:
ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore. R

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via. R

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Per il tuo nome, Signore,
perdona la mia colpa, anche se è grande.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza. R

VANGELO Mc 12, 13-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.

Vangelo

Il tema trattato dal Vangelo è affascinante, perché tratta di come far tornare a Dio la propria anima. Questo tema dovrebbe essere sentito da tutti. La nostra vita a cosa altro dovrebbe mirare? Quale altro scopo dovremmo avere per la nostra esistenza se non la salvezza dell’anima? In linguaggio figurato, come è di questo Vangelo, dovremmo dire: cosa ci interessa di più di “dare a Dio ciò che è già di Dio?” Eppure dovremmo chiederci se è veramente così, perché mi pare che spesso tutti ci dimentichiamo di questa verità.

Qoelet

Accade allora quello che ci diceva il Qoelet. Quando un uomo perde l’orizzonte di fede nel quale collocare i propri giorni, la propria esistenza, accade che ci sia chi si dedica al vino, ovvero, potremmo dire, ai “piaceri della carne”, a quelle realtà che vogliono immediatamente appagare, oppure anche distogliere dal pensiero di alcune cose della vita che, proprio, non vanno bene.

Altri si gettano a capofitto nel lavoro e cercano di continuare a lavorare più che per mettere a frutto i talenti ricevuti o per guadagnare il più possibile, solamente per distogliersi dalle cose della vita, per non pensare, per non darsi pena per cose grandi a cui non si vuole pensare, ivi compreso il destino dell’uomo.

Così, conclude il sapiente, con quello che è un po’ il ritornello costante nella sua opera: “Tutto è vanità e un correre dietro al vento. Non c’è altro guadagno sotto il sole”. Parole che possono far pensare che il sapiente Qoelet sia un po’ pessimista. Non lo è affatto, solamente egli raccoglie molte voci, molti pareri e capisce che, per molti uomini, la vita non è altro che un correre dietro al vento, senza mai portare a casa nulla.

Per noi e per il nostro cammino

  • Come stiamo trascorrendo i giorni della nostra vita?
  • Cosa stiamo costruendo?
  • Abbiamo anche noi l’impressione di correre dietro al vento senza possedere mai nulla?

Mi pare che, per molti, sia proprio così. Anzi, mi pare di vedere che nelle diverse età della vita, si arriva poi un po’ troppo tardi a capire che avere rincorso determinati progetti fu senza senso. Vedo persone che, da adulte, da anziane, da vecchie, dipende dai casi, arrivano a capire che ciò a cui hanno dedicato la vita è vano, inconsistente, più una perdita di tempo che qualcosa a cui attaccare il cuore. Quando, però, è troppo tardi.

Vorrei, allora, che le parole di Qoelet non diventassero per noi un rimprovero finale, ma fossero, adesso, nel presente, occasione per vigilare seriamente sulla nostra condotta di vita personale e su quello che, nel nome di Dio, vogliamo raggiungere.

Se desideriamo davvero non solo sopravvivere, ma vivere, se desideriamo non farci bastare le quattro cose concrete che abbiamo sempre sottomano, se vogliamo ancora cercare, se non abbiamo perso il gusto per capire cosa è davvero la fede, allora le parole di oggi ci faranno proprio bene e le sentiremo particolarmente come nostre! Quando i progetti di vita diventano troppo angusti, quando ci accorgiamo che ciò sui cui avevamo puntato, non porta, invece, a nulla di significativo, di serio, di concreto, occorre avere il coraggio di cambiare. In quei momenti occorre davvero dirci che, se non vale la pena di correre dietro a progetti e cose che non portano da nessuna parte, occorre rischiare ancor di più e rimettere tutto in discussione, perché sia la luce di Dio, la luce della fede a farci trovare la soluzione che sembrava impossibile, o sembrava non esistere, e, invece, c’è e diventa promettente.

Il Qoelet ci aiuti, con la sua sapienza attraente e con la forza della sua parola, a trovare quella via di santità che il Signore ha pensato per ciascuno di noi.

2024-02-09T10:48:13+01:00