Mercoledì 12 maggio

Settimana della 6 domenica di Pasqua – Mercoledì

Vangelo

Gv 14, 7-14
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

Siamo, ormai, alla vigilia della festa. Già la S. Messa che celebreremo questa sera, sarà, in forma solenne, un entrare nel mistero dell’Ascensione del Signore. Ecco perché la liturgia ci fa leggere questo brano del Vangelo che, ancora una volta, ci parla dell’unione di Cristo con il Padre.

Il desiderio di Filippo dovrebbe essere il desiderio di ogni credente: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. È il desiderio di un uomo di fede, è il desiderio di un uomo buono, è il desiderio di un uomo che attende il compimento delle promesse di Israele. È il desiderio di chi crede in Cristo e, affascinato dalla sua Parola che parla sempre del Padre, chiede di poter vedere il Padre.

La risposta non si fa attendere. Il Signore dice chiaramente che chi vede lui vede il Padre. Questo accade a motivo della comunione che Gesù ha con il Padre, ma anche perché tutta la rivelazione che Cristo attua nella sua vita è rivelazione del volto del Padre.

Addirittura Gesù va oltre. Ammette che ci siano uomini che potranno compiere opere grandi come le sue e persino più grandi, se cercheranno questa unione con il Padre che è possibile attraverso di lui. Non vediamo realmente come, nella vita di molti santi, ci sono state opere straordinarie e bellissime, opere piene di fede e di amore, che sono state rese possibili da un amore grande, unico, senza smarrimenti, per Dio. Gesù invita tutti noi a cercare quella comunione con il Padre che diventa possibilità di compiere grandi opere nel suo amore. Chi ha questa fede, compie queste opere di amore!

Atti

At 20, 17-38
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Da Mileto Paolo mandò a chiamare a Èfeso gli anziani della Chiesa. Quando essi giunsero presso di lui, disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù. Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio. E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio. Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio. Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi. E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati. Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”». Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.

Qual è la grande opera che avvicina alla vita eterna? Paolo ha certo compiuto grandi opere ed è stato anche reso partecipe dei misteri di Dio in una maniera assolutamente singolare. Eppure, nello scrivere questo brano, ci dice che l’unica cosa che veramente conta, l’unica opera che è veramente essenziale, è il dedicarsi agli altri nel nome di Dio. Paolo ci dice che la grande opera che il suo amore per Dio è stata in grado di offrire, altri non è che la cura del suo gregge. Per questo invitava gli “anziani”, cioè i “presbiteri”, i sacerdoti della Chiesa di Efeso e di tutte le altre chiese da lui conosciute, a fare altrettanto. La grande opera che Dio chiede è quella di una vita che diventa donazione a Dio e donazione agli uomini. Non chiede cose straordinarie, non chiede di saper realizzare miracoli strepitosi. L’unico vero miracolo a cui Dio tiene è il miracolo della donazione reciproca, dell’aiuto vicendevole e disinteressato, del comune sostegno che gli uomini si devono offrire per giungere a quella meta di conoscenza di Dio che è la meta a cui tutti devono giungere.

Si è più beati nel dare che nel ricevere”. È questa la logica alla quale occorre attenersi. È questa la logica alla quale rispondere ogni giorno se si vuole andare incontro ad una vita veramente beata. È questa la grande opera attraverso la quale Dio rinnova il mondo ogni giorno. Dio rende grandi le opere di coloro che vivono questa logica, anche se sono piccole opere quotidiane. Ogni piccola opera di amore fatta nel nome di Dio è un segno della sua presenza e della sua vicinanza.

Per noi

A tutti noi è proposta questa regola di vita alla quale aderire con gioia e con fede per cercare di essere sempre attenti a quella logica di donazione e di amore che rende la nostra vita veramente cristiana.

  • Sarò attento oggi a questa logica di donazione?
  • Come vivo questa logica quotidianamente?
  • Sono sicuro di vivere opere grandi perché opere di amore?

Credo sia proprio questa la vera “grande opera” che è chiesta a ciascuno di noi. In un mondo che va palesemente da un’altra parte, in un mondo che non rispetta l’uomo, in un mondo che non si cura dell’altro, avere uomini, donne, giovani che si sanno prendere cura dell’altro disinteressatamente è quanto più è necessario per testimoniare la grandezza del Dio che si è fatto carne per prendersi cura di tutti gli uomini.

Questa è l’unica grande opera che conta.

2021-05-06T14:22:17+02:00