7 dopo Pentecoste
Introduzione
- Signore, sono pochi quelli che si salvano?
Ma che domanda è? E, poi, con molta sincerità, cosa ci dovrebbe interessare ora, in mezzo all’estate, se sono tanti o pochi quelli che si salvano? Che genere di influenza può avere sulla nostra vita?
La domanda non è oziosa, non è superflua, specie se la contestualizziamo nel Vangelo.
La Parola di Dio
LETTURA Gs 4, 1-9
Lettura del libro di Giosuè
In quei giorni. Quando tutta la gente ebbe finito di attraversare il Giordano, il Signore disse a Giosuè: «Sceglietevi tra il popolo dodici uomini, un uomo per ciascuna tribù, e comandate loro di prendere dodici pietre da qui, in mezzo al Giordano, dal luogo dove stanno immobili i piedi dei sacerdoti, di trasportarle e di deporle dove questa notte pernotterete». Giosuè convocò i dodici uomini che aveva designato tra gli Israeliti, un uomo per ciascuna tribù, e disse loro: «Passate davanti all’arca del Signore, vostro Dio, in mezzo al Giordano, e caricatevi sulle spalle ciascuno una pietra, secondo il numero delle tribù degli Israeliti, perché siano un segno in mezzo a voi. Quando un domani i vostri figli vi chiederanno che cosa significhino per voi queste pietre, risponderete loro: “Le acque del Giordano si divisero dinanzi all’arca dell’alleanza del Signore. Quando essa attraversò il Giordano, le acque del Giordano si divisero. Queste pietre dovranno essere un memoriale per gli Israeliti, per sempre”». Gli Israeliti fecero quanto aveva comandato Giosuè, presero dodici pietre in mezzo al Giordano, come aveva detto il Signore a Giosuè, secondo il numero delle tribù degli Israeliti, le trasportarono verso il luogo di pernottamento e le deposero là. Giosuè poi eresse dodici pietre in mezzo al Giordano, nel luogo dove poggiavano i piedi dei sacerdoti che portavano l’arca dell’alleanza: esse si trovano là fino ad oggi.
SALMO Sal 77 (78)
La tua legge, Signore, è luce ai nostri occhi.
Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto. R
Ha stabilito un insegnamento in Giacobbe,
ha posto una legge in Israele,
che ha comandato ai nostri padri
di far conoscere ai loro figli,
perché la conosca la generazione futura,
i figli che nasceranno. R
Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli,
perché ripongano in Dio la loro fiducia
e non dimentichino le opere di Dio,
ma custodiscano i suoi comandi. R
Fece partire come pecore il suo popolo
e li condusse come greggi nel deserto.
Scacciò davanti a loro le genti
e sulla loro eredità gettò la sorte,
facendo abitare nelle loro tende
le tribù di Israele. R
EPISTOLA Rm 3, 29-31
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche delle genti? Certo, anche delle genti! Poiché unico è il Dio che giustificherà i circoncisi in virtù della fede e gli incirconcisi per mezzo della fede. Togliamo dunque ogni valore alla Legge mediante la fede? Nient’affatto, anzi confermiamo la Legge.
VANGELO Lc 13, 22-30
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
Corinti
Il problema di San Paolo a Corinto è noto. Moltissimi si richiamano a questo o a quel missionario che aveva precedentemente predicato ed edificato la comunità di Corinto. Ovvio il rischio era quello della divisione e del confronto! La memoria di un missionario divideva in gruppi! Paolo rimane molto stupito di questo modo di procedere soprattutto perché nessuno si ricorda, o così pare, di Cristo che è il vero ed unico fondamento di ogni comunità cristiana. Ecco il richiamo di Paolo. I missionari possono essere molti. Lui stesso ha la consapevolezza di essere un missionario del Signore. Eppure, ciò che conta è che ciascuno si riferisca a Cristo, l’autore di ogni carisma, il fondamento di ogni comunità ma, soprattutto, l’origine della fede in ciascuno. Ogni comunità che non si fonda su Cristo è destinata a finire. Ogni comunità che trova il suo fondamento in Cristo, produrrà tutti quei frutti di salvezza che il Signore ha predisposto.
Vangelo
Il problema di chi si salva è certamente una domanda che l’uomo ha nel cuore. Se ammettiamo le grandi domande della vita – che senso ha la vita? Cosa c’è dopo la morte? C’è una vita dopo la morte? – e se viviamo nella visione della fede per cui la risposta alle domande grandi della vita è affermativa, allora si capisce la domanda: chi si salva? Sono molti o sono pochi quelli che si salvano? Che è anche una domanda di curiosità ma il Signore fa prendere subito a questa domanda un’altra piega. Non conta che siano tanti o pochi quelli che si salvano, dice il Signore a coloro che lo interrogavano ed oggi a noi. Conta che ciascuno si faccia la domanda: ma io cosa devo fare per salvarmi? A quali condizioni è data la vita in Dio dopo la morte? A quali condizioni è data la salvezza dell’anima? Come si vede sono domande centrali per l’esistenza, in qualsiasi momento della vita. Il Signore dà risposte chiare che indicano cosa fare e come rapportarci ad esse. Anzitutto la prima condizione: la salvezza eterna è qualcosa che deve stare a cuore. Potrebbe non essere così. Potrebbe anche essere che uno si limiti a pensare genericamente alla vita di fede, senza un rapporto stretto con Cristo. Potrebbe anche essere che uno si limiti alla superficie delle cose, delle domande, senza entrare, di fatto, in un tema di fede esplicito. “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e hai insegnato sulle nostre piazze…”. È, appunto, la posizione superficiale della fede che non tramonta mai. C’era ai tempi di Gesù e c’è ora. La salvezza eterna inizia quando uno prende a cuore, prende sul serio le cose della fede. La seconda condizione: la fede è anche uno sforzo. “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”. È la condizione difficile da capire, anche per noi. La fede, ci dice il Signore, è anche uno sforzo, è anche una scelta, è anche un prendere la strada difficile della vita, quella che molti scartano perché troppo difficile. La fede è questione di decisione e di impegno, non è solo appartenenza, poesia, cordialità, amicizia dentro una comunità… La fede ha anche queste dimensioni, ma è anche sforzo, dedizione, richiamo alla verità delle cose… La fede è tutto questo insieme. La terza condizione: capacità di operare il bene. “Allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità”. C’è anche chi opera per l’iniquità. C’è anche chi non opera per il bene. Questo non è detto in generale, ma per chi sta dentro una comunità di fede. Non è assolutamente detto che chi ha scelto un’appartenenza di fede, poi, operi per il bene. Non è assolutamente detto che uno non operi per l’iniquità. Anche dentro una comunità religiosa, anche dentro una comunità che si ritrova per un motivo di fede è sempre possibile operare per l’iniquità. Ecco, dunque, il richiamo del Signore. Se vuoi entrare nella vita eterna, cerca di fare il bene che puoi.
Giosuè
Una quarta condizione: coltiva la memoria dei padri, la memoria della fede. Ce lo ha detto il libro di Giosuè, con quella bellissima immagine dei ciottoli del giordano che devono essere raccolti da coloro che sono miracolosamente passati attraverso di esso e che devono essere collocati come un memoriale per le generazioni che verranno dopo. La fede si basa anche su questo, sulla memoria dei grandi prodigi della fede che hanno avuto le generazioni precedenti e che si sono trasformate in segno sacro. I segni non hanno valore in sé, ci diceva la lettura. Hanno valore se noi li collochiamo dentro il cammino di una persona, di una comunità, addirittura di un intero popolo. I segni hanno valore se diventano occasione di riflessione per tutti. Così Giosuè desiderava che le generazioni successive alla sua si interrogassero sulla fede dei padri, perché la memoria dei grandi prodigi compiuti per Israele, diventasse occasione per vivere bene la propria adesione a Dio, la propria adesione alla fede.
Romani
La quinta condizione: la centralità di Cristo. San Paolo, come sempre, vive tutte le tensioni del confronto che il suo tempo ha conosciuto e che il perenne confronto tra la comunità dei cristiani, ormai emergente, e la comunità ebraica assolutamente affermata, andavano sviluppando anche in una città come Roma, che conosceva da secoli la presenza degli ebrei e vedeva, ora, la nuova comunità dei cristiani sorgere. San Paolo ricorda due cose fondamentali. La prima è che Dio salva tutti. Non ci sono limiti per l’azione di salvezza di Dio. Tutti coloro che Dio ha creato sono anime che Dio vuole salve. Dio salva in modi diversissimi. Tuttavia, per chi ha conosciuto il mistero di Cristo questa è la via. La centralità di Cristo, per un cristiano, corrisponde proprio nell’aver scelto la rivelazione di Cristo come via di salvezza. Di qui l’impegno a fare della vita, come ci ha detto il vangelo, una ricerca di fede continua, anche attraverso quella decisione forte che diventa sforzo. . Di qui il richiamo ad operare il bene e ad avere a cuore sempre la salvezza eterna.
Perchè la Parola dimori in noi
- Mi sta a cuore la salvezza della mia anima? Vedete, allora, che la domanda sulla salvezza non è una questione oziosa, una domanda retorica, una questione di curiosità. È una domanda centrale per la vita, per la salute, per la salvezza della nostra anima! Ecco il cuore di tutto. Credo proprio che sia centrale anche per noi tornare sulle 5 importanti indicazioni della scrittura. La salvezza eterna mi interessa? La risposta non può che essere personale. La salvezza eterna deve starmi a cuore, se ci deve essere un cammino di fede. Altrimenti tutto diventa sterile tradizione, modo di vivere consueto, modo di operare tradizionale e non cura continua del proprio cammino.
- Mi sforzo di entrare per la porta stretta? Anche a questo proposito dovremmo riflettere. Spesso noi vorremmo che la fede ci proteggesse da cose brutte, vorremmo vivere sensazioni ed emozioni coinvolgenti, vorremmo che la fede ci appagasse continuamente. I credenti di oggi parlano poco di sacrificio, di decisione, di capacità di vivere con coraggio alcune realtà… Oggi pare assolutamente dimenticato o trascurabile il tema della scelta, della fatica, dell’impegno, che, invece, sono parte integrante della fede. Ecco perché trovo utile segnalarvi la domanda alla quale, poi, ciascuno di noi deve dare una risposta personale.
- Opero per il bene? Anche a questo proposito è chiaro che ciascuno di noi dovrebbe cercare di fare il bene. Eppure, è vero che, a volte, anche noi, magari nelle cose piccole, non operiamo per il bene. Perché capita anche a noi di scegliere ciò che non è bene per noi stessi, per le persone che ci sono care, magari lasciandoci andare a tutta quella serie di piccolezze che indicano il non prendersi sufficientemente a cuore la vita, la salute, la salvezza dell’altro. Credo che sia indispensabile tornare su questo tema e credo che sia necessario per tutti provocare continuamente la nostra riflessione per vedere se sappiamo camminare sulla via della salvezza anche attraverso questo genere di scelte.
- Come vivo il rapporto con i segni sacri? Anche questo punto mi sembra interessante, perché veniamo da una cultura che ha generato segni sacri, basta pensare alle molte edicole e ad altre cappelle o luoghi di preghiera che, storicamente, si trovano nei nostri territori. Ma, ora, viviamo nell’epoca che non solo non produce questo genere di segni, ma dimentica quelli precedenti. Così come era timore di Giosuè. Dipende da noi la salvaguardia del segno e dipende da noi anche la capacità di trasmissione del segno sacro. Ecco perché è importante che ci chiediamo in quale rapporto viviamo noi con questi segni. Anche l’estate può aiutarci, da questo punto di vista, dal momento che noi potremo visitare luoghi, territori, paesi dove l’arte e la fede dei secoli passati hanno prodotto segni significativi di questa presenza. Così potremmo visitarli da turisti o da fedeli, dipende da noi cosa vogliamo essere.
- Vivo la centralità di Cristo? Così come credo sia determinante che ci chiediamo tutti quale centralità ha Cristo nella nostra esperienza di fede. Perché non è detto che perché siamo cristiani la viviamo. Potrebbe accadere il contrario. La centralità di Cristo è la centralità della sua parola. La centralità di Cristo è la centralità dei momenti di fede che si devono vivere non per tradizione o per obbligo, ma per scelta. La centralità di Cristo è l’avere nel cuore il Vangelo, ogni giorno. Come vedete queste cinque piste ci parlano proprio di una fede che è fatica, sforzo, decisione… A noi, ora il compito di far vivere dentro di noi questa parola. Se, appunto, ci sta a cuore la salvezza eterna.