Settimana della 6 domenica dopo Pentecoste – sabato
La spiritualità di questo giorno
Che cos’ha di tanto straordinario San Benedetto? Perché un uomo del VI secolo ha affascinato tutta l’Europa? Perché il suo carisma è più che mai vivo e perché uomini e donne, ancora oggi, si consacrano nella sua regola?
La Parola di questo giorno
LETTURA Pr 2, 1-9
Lettura del libro dei Proverbi
Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti, tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza, se appunto invocherai l’intelligenza e rivolgerai la tua voce alla prudenza, se la ricercherai come l’argento e per averla scaverai come per i tesori, allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio, perché il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca escono scienza e prudenza. Egli riserva ai giusti il successo, è scudo a coloro che agiscono con rettitudine, vegliando sui sentieri della giustizia e proteggendo le vie dei suoi fedeli. Allora comprenderai l’equità e la giustizia, la rettitudine e tutte le vie del bene.
Oppure
LETTURA AGIOGRAFICA
Vita di san Benedetto, abate
Benedetto nacque a Norcia da nobile famiglia verso l’anno 480, ma compì a Roma i suoi studi. Desiderando di darsi completamente a Dio, si ritirò in una grotta impervia nei dintorni di Subiaco, dove visse nascostamente per tre anni; solo il monaco Romano, che provvedeva al suo sostentamento, n’era a conoscenza. In questo suo cammino ascetico, dovendo affrontare un giorno una violenta tentazione suscitata in lui dal demonio, Benedetto si rotolò fra le spine fino a quando, ormai lacero in tutto il corpo, la concupiscenza della carne fu soffocata in lui dal dolore. Intanto la fama della sua santità si era sparsa e alcuni monaci vollero porsi sotto la sua guida. Non riuscendo peraltro a sopportare i suoi rimproveri, provocati dalla loro condotta disordinata, decisero di liberarsi di lui, avvelenandolo. Il segno della Croce, tracciato da Benedetto sulla coppa prima di bere, la mandò in frantumi. La dolorosa esperienza spinse Benedetto stesso ad abbandonare il monastero e a tornare a vivere in solitudine. Ogni giorno, però, accorrevano a lui molti discepoli, cui diede sante regole di vita e raccolse in tredici comunità di dodici monaci ciascuna. Passò poi a Cassino: qui evangelizzò e istruì nella fede cristiana gli abitanti del luogo, spezzò una statua di Apollo, che ancora si venerava, rovesciò l’altare dei sacrifici e incendiò i boschi sacri. Al loro posto costruì una chiesetta dedicata a san Martino e una cappella in onore di san Giovanni. A Benedetto si deve la stesura della «Regola dei monaci», sublime esempio di discrezione, grandemente lodata da san Gregorio Magno: essa divenne la regola di tutti i monaci d’Occidente. Spinto dalla carità verso Dio e verso il prossimo, Benedetto giunse al termine del suo compito: colmo di letizia e pieno di meriti, già pregustando la beatitudine eterna, sei giorni prima della sua morte ordinò che fosse preparato il suo sepolcro. Assalito dalla febbre, cominciò a essere prostrato dall’arsura e, poiché di giorno in giorno la malattia si aggravava, il sesto giorno si fece trasportare dai discepoli nella chiesa, dove ricevette come viatico il Corpo e il Sangue del Signore. Mentre i discepoli sostenevano il suo corpo ormai privo di forze, Benedetto alzò le mani al cielo ed esalò, pregando, l’ultimo respiro. Era il 21 marzo 547. Nel 1964 papa Paolo VI, considerando la tradizione di fede, di cultura e di vita cristiana derivata dal magistero spirituale di Benedetto, lo ha proclamato patrono d’Europa.
SALMO Sal 33 (34)
Venite, figli, ascoltatemi;
vi insegnerò il timore del Signore.
Chi è l’uomo che desidera la vita
e ama i giorni in cui vedere il bene?
Sta lontano dal male e fa il bene,
cerca e persegui la pace. R
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R
Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. R
EPISTOLA 2Tm 2, 1-7. 11-13
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Tu, figlio mio, attingi forza dalla grazia che è in Cristo Gesù: le cose che hai udito da me davanti a molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali a loro volta siano in grado di insegnare agli altri. Come un buon soldato di Gesù Cristo, soffri insieme con me. Nessuno, quando presta servizio militare, si lascia prendere dalle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. Anche l’atleta non riceve il premio se non ha lottato secondo le regole. Il contadino, che lavora duramente, dev’essere il primo a raccogliere i frutti della terra. Cerca di capire quello che dico, e il Signore ti aiuterà a comprendere ogni cosa. Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.
VANGELO Gv 15, 1-8
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete que volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
San Benedetto: la regola
Dalla vita di San Benedetto che abbiamo appena letto, credo tutti possiamo ricavare una grande verità: Benedetto ha capito che c’è un cuore attorno al quale tutto deve girare. Questo cuore di ogni cosa dell’esistenza, è Dio. Ecco il motivo semplice ma molto impegnativo della sua regola. La regola benedettina prevede che tutto ciò che compone la vita di un uomo sia saldamente incollato a questo principio. Il monaco deve non solo vivere il tempo della preghiera come “l’opus dei”, l’opera di Dio, ma anche ogni altra realtà della vita e ogni altro aspetto della vita del monastero ricordando che tutto è inscindibilmente legato a Dio. Il lavoro dello studio, il lavoro per le opere che il monastero sostiene, anche quelle più pratiche, devono essere normati dalla fedeltà al Vangelo, devono essere “regolati” dalla vita interiore, dalla vita nello Spirito che ogni monaco è chiamato a vivere con particolare intensità. Ecco perché occorre “nulla anteporre all’amore di Cristo”. Quando non si antepone nulla all’amore di Cristo, allora risulta chiaro che la vita del monaco è tutta equilibrata. Quando è in equilibrio la vita interiore del monaco, anche la sua vita affettiva, intellettuale, materiale è in equilibrio. Quando si adora Dio nel segreto del cuore, quando si lascia che Dio illumini il segreto della coscienza, tutto diventa più semplice. Un cuore “semplificato” non è un cuore “sempliciotto”. È un cuore che ha sempre ben presente la verità della presenza di Dio di fronte al quale e grazie al quale avviene ogni cosa. Così il monaco affida a Dio tutto ciò che compone la sua esistenza, anche i pesi, le fatiche, le difficoltà. Tutto è nelle mani di Dio e tutto da lui dipende e a lui torna.
San Benedetto: l’umiltà
L’altro grande cardine della vita di San Benedetto è la sua attenzione costante al tema dell’umiltà. Il monaco deve essere umile. La regola quasi lo prescrive. Nella regola Benedetto ricorda che il monaco dovrebbe anche essere sempre con il capo leggermente chino perché deve sempre avere ben presente i suoi peccati, i suoi limiti e, proprio per questo, deve ritenere gli altri sempre superiori a lui e mettersi sempre all’ultimo posto. Una raccomandazione che non vuole limitare l’opera del monaco né, in qualche modo, opprimerlo con il pensiero delle sue mancanze. San Benedetto intende vivere e far vivere il Vangelo, che ci ricorda che ogni uomo è peccatore davanti a Dio. Solo quando si vive la misericordia di Dio perché la si sperimenta nella propria vita, nasce quel sentimento di umiltà che porta, poi, a volersi davvero mettere all’ultimo posto. Senza recriminare, senza sentirsi limitati o oppressi, ma solo con il vivo desiderio di piacere a Dio.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Mi domando seriamente se questi due insegnamenti, che hanno sempre affascinato molti uomini e molte donne di questi secoli, da San Benedetto fino a noi, non facciano anche per noi. La raccomandazione dell’umiltà non potrebbe essere anche valida per gli uomini di oggi? Viviamo in un tempo nel quale tutti vogliamo primeggiare, cerchiamo di far apparire il meglio di noi, non desideriamo altro che prevalere sugli altri. Questo modo di fare che genera continue conflittualità non porta da nessuna parte. Non è che la regola di San Benedetto potrebbe illuminare anche il nostro mondo, il nostro modo di fare e insegnarci che davvero solo nella semplicità e nell’umiltà c’è quella chiave di volta che rende possibile una vita più onesta e più cristiana?
Così come il principio di una vita “regolata”, non potrebbe essere affascinante anche per i nostri giorni? Credo che non molti abbiano una vita regolata. Forse solo le persone più mature e più sagge hanno un principio a cui riferirsi. Il cardinal Martini per tanti anni ha insistito, e non solo con i giovani, perché i cristiani avessero la loro regola di vita. Questo richiamo, a mio avviso, farebbe davvero molto bene a ciascuno di noi, perché è vero che quando una vita segue una sua regola, quando una vita sa attorno a cosa aggrapparsi, quando una vita ha un principio che illumina tutto, allora è possibile affrontare ogni cosa, certi della presenza di Dio e del suo aiuto.
Credo che questi due cardini fondamentali della vita di San Benedetto e della sua regola ci possano aiutare non poco a vivere bene la nostra esistenza. Chiediamo a San Benedetto di aiutarci a riscoprire la bellezza e il fascino della sua parola. Così che tutti, davvero, possiamo radicare in Cristo il nostro essere, il nostro operare, il nostro vivere in fedeltà al Vangelo. Come è chiesto ad ogni cristiano, consacrato o laico che sia.