martedì 13 gennaio

Settimana della 1 domenica dopo l’Epifania – martedì

Introduzione

Le due Scritture di oggi mi pare ci possano dare un serio invito a meditare sull’umiltà.

La Parola di Dio 

LETTURA Sir 42, 22-25; 43, 26b-32
Lettura del libro del Siracide

Quanto sono amabili tutte le sue opere! E appena una scintilla se ne può osservare. Tutte queste cose hanno vita e resteranno per sempre per tutte le necessità, e tutte gli obbediscono. Tutte le cose sono a due a due, una di fronte all’altra, egli non ha fatto nulla d’incompleto. L’una conferma i pregi dell’altra: chi si sazierà di contemplare la sua gloria? Per la sua parola tutto sta insieme. Potremmo dire molte cose e mai finiremmo, ma la conclusione del discorso sia: «Egli è il tutto!». Come potremmo avere la forza per lodarlo? Egli infatti, il Grande, è al di sopra di tutte le sue opere. Il Signore è terribile e molto grande, meravigliosa è la sua potenza. Nel glorificare il Signore, esaltatelo quanto più potete, perché non sarà mai abbastanza. Nell’esaltarlo moltiplicate la vostra forza, non stancatevi, perché non finirete mai. Chi lo ha contemplato e lo descriverà? Chi può magnificarlo come egli è? Vi sono molte cose nascoste più grandi di queste: noi contempliamo solo una parte delle sue opere.

SALMO Sal 32 (33)

Della gloria di Dio risplende l’universo.

Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. R

Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.
Tema il Signore tutta la terra,
tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,
perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
È in lui che gioisce il nostro cuore,
nel suo santo nome noi confidiamo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R

VANGELO Mc 1, 14-20
Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Dopo che Giovanni fu arrestato, il Signore Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Vangelo

Anzitutto, l’umiltà dei primi apostoli. Il Signore ha appena cominciato il suo ministero e già associa a sé alcuni uomini che, nel corso della formazione che egli darà, si lascino guidare dalla sua persona e dalla sua grande sapienza. Sono gli apostoli del lago e, come ricordiamo, sono tutti pescatori. Al pari degli altri apostoli hanno una vita normale, anzi direi di tenore medio basso. Non sono uomini istruiti, non sono uomini che hanno potuto frequentare le scuole e avere una formazione grande come la nostra. Sono pescatori del lago, sono uomini umili e miti, sono uomini che sanno seguire il Signore perché, nella loro sapienza, aspettavano un compimento delle loro vite. Poco importa se il Signore sovvertirà tutte le loro certezze. L’importante è apprendere una sapienza di vita che appaghi. Ecco perché questi uomini sono davvero grandi: perché hanno saputo seguire un maestro con umiltà riconoscendo la loro situazione di partenza. Essi hanno appreso molto stando con il Signore, ma partendo da una situazione veramente bassa, cosa di cui non si sono mai vergognati. Il discepolo sa bene che a compiere tutto è il Signore, non la bravura o la preparazione dell’uomo.

Siracide

Così anche il sapiente Siracide. Egli sa bene che esistono molti esperti, molti uomini che hanno studiato e sanno molte cose, perfino nelle materie più svariate. Però egli sa bene che non esiste nessun sapiente che sa tutto. Il solo a sapere tutto e la verità di ogni cosa, è Dio. L’uomo può indagare, può cercare di capire, cosa che è molto buona e non solo giusta, ma anche di esempio agli altri! Eppure gli uomini, per quanto possano fare, devono capire che non sapranno mai tutto e che dopo la più recente delle ricerche, incominceranno a capire che c’è altro rispetto ad esse e oltre esse. Per questo anche il più grande sapiente deve sempre rimanere umile. Il sapiente sa bene che non sono le mode a dire la sua verità, ma la stabilità che viene dalla fede. Solo questa è occasione di santità, solo questa è occasione di sapienza. Anzi, il sapiente è tale proprio se rimane umile, proprio se rimane discepolo. Se perdesse questa capacità la sua sapienza sarebbe vana!

Perchè la Parola dimori in noi

Quanti casi della storia ci hanno riproposto, ci hanno ridetto questa verità. Abbiamo visto molti sapienti che sono diventati davvero tali per una vita di studio, di amore, di donazione sincera, genuina e generosa.  Eppure, con tutta la loro sapienza, con tutto il loro studio, sono rimasti umili e, soprattutto, sono rimasti discepoli. Gente che si è messa in cammino e che ha avuto la consapevolezza di vivere un cammino. Molti altri hanno vissuto una stagione di sapienza ma, poiché hanno costruito per loro soli, non hanno potuto fare altro che terminare la loro epoca per poi essere dimenticati. Per contro conosciamo tutti persone umili, poco erudite, poco istruite che hanno saputo giungere ad una vera sapienza di vita e che non sono state cancellate dall’oblio. Il loro stesso ricordo è già una benedizione.

  • Che tipo di sapiente voglio essere io?
  • Che sapienza di vita sto costruendo?

Aiutati proprio dalle Scritture che abbiamo ascoltato, vorrei che ci domandassimo cosa vogliamo fare noi, che tipo di sapienza possiamo costruire, che genere di saggezza ci appartiene. Perché, o anche noi riferiremo a Cristo quanto possiamo conoscere e sapere, rimanendo umili, o monteremo in superbia per quanto conosciamo e sappiamo, ma tutto questo non durerà che lo spazio di una stagione. Se non vivremo con umiltà una dedizione costante alla ricerca di Dio, all’incontro con Cristo, a che cosa ci servirà anche il molto sapere e il molto darsi da fare per collezionare insegnamenti di altri uomini? Solo chi rimane umile discepolo impara ad amare e sopravvive ad ogni cosa. Oggi, nella preghiera, cerchiamo proprio il dono di questa sapienza. Sarà questo il segno che non stiamo costruendo per noi perché sappiamo di avere a cuore anche la salvezza di altri.

2026-01-15T22:49:28+01:00