Mercoledì 14 gennaio

Settimana della 1 domenica dopo l’Epifania – mercoledì 

La spiritualità di questo giorno

Le due Scritture di oggi mi pare ci possano dare un serio invito a meditare sulla presenza di Dio nelle nostre vite. Presenza che può però riconoscere solo un occhio sapiente.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sir 43, 9-18
Lettura del libro del Siracide

Bellezza del cielo è la gloria degli astri, ornamento che brilla nelle altezze del Signore. Stanno agli ordini di colui che è santo, secondo il suo decreto, non abbandonano le loro postazioni di guardia. Osserva l’arcobaleno e benedici colui che lo ha fatto: quanto è bello nel suo splendore! Avvolge il cielo con un cerchio di gloria, lo hanno teso le mani dell’Altissimo. Con il suo comando fa cadere la neve e fa guizzare i fulmini secondo il suo giudizio: per esso si aprono i tesori celesti e le nubi volano via come uccelli. Con la sua potenza egli condensa le nuvole e si sminuzzano i chicchi di grandine. Il rumore del suo tuono fa tremare la terra, e al suo apparire sussultano i monti; secondo il suo volere soffia lo scirocco, così anche l’uragano del settentrione e il turbine dei venti. Egli sparge la neve come uccelli che discendono, come locusta che si posa è la sua caduta. L’occhio ammira la bellezza del suo candore e il cuore stupisce nel vederla fioccare.

SALMO Sal 103 (104)

Tutto hai fatto con saggezza, Signore.

Hai fatto la luna per segnare i tempi
e il sole che sa l’ora del tramonto.
Stendi le tenebre e viene la notte:
in essa si aggirano
tutte le bestie della foresta.
Sorge il sole: si ritirano
e si accovacciano nelle loro tane. R

Tu mandi nelle valli acque sorgive
perché scorrano tra i monti,
dissetino tutte le bestie dei campi
e gli asini selvatici estinguano la loro sete.
In alto abitano gli uccelli del cielo
e cantano tra le fronde. R

Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. R

VANGELO Mc 1, 21-34
Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. A Cafàrnao, il Signore Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea. E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Vangelo

A suggerirmi questo pensiero è il Vangelo. Gesù entra in Cafarnao, vive con la gente di questo piccolo paese, sta in mezzo a loro frequentando i loro luoghi, le loro piazze, le loro case, la loro sinagoga.  Gesù ascolta con gli altri, con l’umiltà di cui abbiamo sentito nei giorni scorsi, le Scritture di Dio e non può fare a meno di insegnare che tutto si riferisce a Dio. Ma poi, dopo questa dimensione di ascolto, ecco i miracoli di guarigione, che altro non sono che uno strumento per attestare davanti a tutti che Dio si prende cura dell’uomo, specialmente di chi è fragile o malato. Appunto, come dicevamo nei giorni scorsi, la sua sapienza non è fredda, distaccata, fine a sé stessa. La sua sapienza si trasforma in modo di stare vicino alle persone e di conquistare il mondo, perché Cristo passa beneficando e salvando tutti. La sapienza di Cristo brilla nella sua vicinanza all’uomo stanco, sfiduciato, solo. Questa è la presenza di Gesù a Cafarnao: una presenza bella, lunga, di grande condivisione, dove sono nati vincoli molto stretti con i suoi abitanti. L’umile sapienza di Cristo è sapienza di vicinanza, di condivisione, di amore.

Siracide

Così anche il sapiente Siracide. Il vero sapiente è colui che studia il cielo per poi dire che Dio ha fatto bene ogni cosa, ci avvertiva questo Maestro. Così pure come chi studia qualsiasi altra cosa. Lo studioso che arriva alla conclusione che tutto dipende da Dio è il vero sapiente, perché cerca la causa prima di ogni cosa e non si ferma solamente alla superficialità delle cose. Perché questo accada, ci diceva il sapiente, occorre un occhio che possa osservare. Perché c’è modo e modo di osservare i fenomeni. C’è chi li osserva e li considera compiuti nella loro finitezza e c’è chi parte da questa finitezza per giungere a Colui che è Infinito. Il sapiente si mette in questa dimensione, ringraziando Dio per ogni cosa creata perché parla di Lui.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Subito una domanda per noi:

  • Con quale occhio guardiamo le cose?
  • Come risaliamo al Creatore e Padre di tutto?

Ho la seria impressione che noi non facciamo così. Noi ci mettiamo a guardare le cose e le consideriamo finite in quello che vediamo. Non sempre ci viene in mente di andare a Dio per quello che Lui ha creato. Anzi, penso che più spesso siamo inclini a considerarlo come una cosa fine a sé stessa che noi possiamo solo sfruttare a piacimento e secondo il nostro bisogno. Abbiamo più lo stile di chi si appropria delle cose, e anche, a volte, delle persone, che non lo stile di chi indaga, approfondisce, custodisce, cura, comprende. Credo che queste due Scritture ci spronino a cambiare molto il modo con cui noi approcciamo ogni cosa. Partendo, però, da una consapevolezza. Il Signore ci è vicino, ci guida, ci chiama, magari anche ci “rimprovera”, ma sempre con quello stile di vicinanza che diventa condivisione.

Come potremo fare noi a cambiare? Come potremo noi migliorare il nostro modo di rapportarci alle cose, alle persone, alle realtà tutte? Solo continuando a cercare di essere discepoli. Solo continuando a seguire il Signore. Solo continuando a guardare alle cose del creato non con lo stile di chi vuole appropriarsene per usarle, ma con lo stile di chi si fa carico di tutte le cose per servire altri. Papa Francesco, ma anche Papa Leone, hanno insistito e insistono molto su questo concetto di relazione con il creato nel quale è custodita la stessa presenza di Dio. Cerchiamo anche noi di avvicinarci alle cose tutte con questo stile: custodiremo così la relazione con Dio e salveremo quella con l’uomo.

Ricordiamolo dunque: solo un occhio che sa vedere bene le cose, solo un occhio che le sa custodire diventa capace di una relazione con Dio profonda, nella quale trova il giusto posto ogni cosa.

2026-01-15T22:49:34+01:00