Mercoledì 13 gennaio

Settimana della prima domenica dopo l’Epifania – Mercoledì

Siracide

Sir 43, 1-8
Lettura del libro del Siracide

Vanto del cielo è il limpido firmamento, spettacolo celeste in una visione di gloria. Il sole, quando appare nel suo sorgere, proclama: «Che meraviglia è l’opera dell’Altissimo!». A mezzogiorno dissecca la terra e di fronte al suo calore chi può resistere? Si soffia nella fornace nei lavori a caldo, ma il sole brucia i monti tre volte tanto; emettendo vampe di fuoco, facendo brillare i suoi raggi, abbaglia gli occhi. Grande è il Signore che lo ha creato e con le sue parole ne affretta il corso. Anche la luna, sempre puntuale nelle sue fasi, regola i mesi e indica il tempo. Viene dalla luna l’indicazione di ogni festa, fonte di luce che decresce fino a scomparire. Da essa il mese prende nome, mirabilmente crescendo secondo le sue fasi. È un’insegna per le schiere in alto, splendendo nel firmamento del cielo.

Anche oggi iniziamo la nostra riflessione dalle parole del Siracide.

Che meraviglia è l’opera dell’altissimo!”. Il Siracide è un credente capace di entusiasmo. Di fronte alla Creazione, di cui il Siracide è pure curioso, il sapiente non si ferma a voler capire il perché delle cose; prima di tutto egli ringrazia Dio perché le cose sono, perché esistono. Egli si sa commuovere davanti al cielo popolato delle innumerevoli piccole luci della notte, le stelle, o della luna. Non meno che del sole, che, con il suo calore e la sua luce rischiara la terra e permette alla vegetazione di crescere. Lo sguardo del Siracide è lo sguardo dell’uomo che si commuove di fronte alla sapienza del Creatore che ha fatto tutto questo!

In secondo luogo, come facilmente si percepiva, il Siracide è l’uomo che sa dare senso al tempo. Il calendario ebraico è un calendario lunare, come tutti sappiamo bene e come vediamo anche noi quando viene fissata la data della Pasqua e delle feste ad essa connesse. Il Siracide, ricordando questo costume del popolo a cui appartiene, non solo vuole ricordare che, da sempre, l’uomo cerca di misurare il tempo, ma, piuttosto, vuole affermare che il tempo è nelle mani di Dio. Dicendo che dalla luna dipende ogni festa in onore di Dio creatore, egli afferma che il tempo dell’uomo acquista senso e valore non quando lo si ritiene un continuo fluire di minuti e di secondi, ma quando al tempo dell’uomo, che è fatto di opere e attività, si intercala il tempo della festa, che è ad onore di Dio. Il tempo dell’attività dell’uomo acquista senso quando non è un continuo fluire di cose, ma quando è un alternarsi di opere e di momenti di contemplazione, momenti per Dio.

Una saggezza grande che ha molto da insegnare a noi che facciamo del tempo qualcosa da misurare, da quantificare e solo raramente capiamo che il tempo è nelle mani di Dio.

Vangelo

Mc 1, 21-34
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. A Cafàrnao, il Signore Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea. E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Il Vangelo ci riporta all’inizio del ministero di Gesù, in quella che è comunemente chiamata la “giornata di Cafarnao”. Anche qui abbiamo una indicazione di tempo precisa ed importante: il sabato. Come sappiamo, fin dalla teologia della Genesi, il sabato è il giorno di Dio, il giorno per Dio. È memoria della Creazione, perché ciascuno possa trovare la sua dimensione di vita in Dio e con Dio. Ecco il perché delle guarigioni che vengono operate dal Signore Gesù. Egli porta a termine, con quel segno di presenza e di benevolenza di Dio, il disegno amorevole del Padre su quelle persone. Egli è al centro di quelle opere di guarigione che diventano, per tutti, segno, richiamo, rimando alla presenza di Dio che del tempo è il creatore.

Non solo questa indicazione. Il Signore Gesù opera di giorno, ma si riserva lunghi spazi di meditazione e di silenzio al mattino e alla sera, insegnando così, con il suo stesso esempio, che le opere della giornata acquistano valore se sono fisse in Dio, se da Dio nascono e a Dio, in qualche modo, tornano. Ecco il senso della preghiera che sostiene l’operatività del tempo: se ne ha avuto bisogno il Signore Gesù, quanto più noi! Noi che dal tempo siamo forse un poco ossessionati, o preoccupati, o schiacciati…

Per noi

  • Qual è la nostra riflessione sul tempo?
  • Cosa diciamo del tempo che ci viene donato?

Credo che sia sapiente fare una nostra riflessione sul tempo, dopo questo anno particolare che abbiamo vissuto e dopo i giorni di festa che abbiamo trascorso. Credo che sia sapiente non sognare un “ritorno al passato”, ovvero sognare la fine della pandemia perché tutto ritorni come prima. Piuttosto credo che sia saggio, anche dopo questa esperienza, ricordare che il tempo è dono prezioso di Dio, dono che va speso bene. Ci sia il tempo, anzitutto, un tempo consacrato al Signore, grazie al quale far acquistare senso a tutte le altre determinazioni del tempo che possiamo vivere. È sapienza non abbandonare il cammino che abbiamo fatto in queste recenti festività e non perdere subito il senso di questo Natale che abbiamo appena celebrato. Tratteniamo con noi il valore spirituale di queste feste, consacriamo un tempo a Dio. Ne trarrà beneficio tutto il tempo che abbiamo a disposizione.

2021-01-13T10:18:48+01:00