Martedì 12 gennaio

Settimana della prima dopo l’Epifania – Martedì

Siracide

Sir 42, 15-21
Lettura del libro del Siracide

Ricorderò ora le opere del Signore e descriverò quello che ho visto. Per le parole del Signore sussistono le sue opere, e il suo giudizio si compie secondo il suo volere. Il sole che risplende vede tutto, della gloria del Signore sono piene le sue opere. Neppure ai santi del Signore è dato di narrare tutte le sue meraviglie, che il Signore, l’Onnipotente, ha stabilito perché l’universo stesse saldo nella sua gloria. Egli scruta l’abisso e il cuore, e penetra tutti i loro segreti. L’Altissimo conosce tutta la scienza e osserva i segni dei tempi, annunciando le cose passate e future e svelando le tracce di quelle nascoste. Nessun pensiero gli sfugge, neppure una parola gli è nascosta. Ha disposto con ordine le meraviglie della sua sapienza, egli solo è da sempre e per sempre: nulla gli è aggiunto e nulla gli è tolto, non ha bisogno di alcun consigliere.

Anche oggi iniziamo la nostra riflessione dalle parole del Siracide.

Per le parole del Signore sussistono le sue opere”. Comprendiamo, con questa citazione, le parole del Credo: “per mezzo di Lui tutte le cose sono state create”. La sapienza della fede è quella di chi indaga le cose della Creazione, studia le leggi che le regolano, partendo però dall’idea di un Dio che dal nulla trae le cose che sono. Intelligenza dell’uomo e intelligenza creatrice si compongono. All’uomo è chiesto ed è dato di studiare quelle cose che il Creatore ha predisposto perché ci fosse il desiderio di Lui. Esaminando ogni cosa, dice il Siracide, si giunge all’onnipotenza di Dio.

Della gloria del Signore sono piene tutte le sue opere!”. È questa la riflessione e, al tempo stesso, anche la preghiera di un uomo che si lascia entusiasmare dal Creato, come è il Siracide. Il sapiente antico non si ferma ad ammirare le grandi bellezze che vede, ma scorge, in ciascuna di esse, la mano di Dio Creatore e per questo ringrazia. Dalla professione di fede per cui tutto è stato creato da Dio, nasce questo atteggiamento di stima, di fiducia, di contemplazione di tutte le cose che sono state create. Il Siracide ne è fermamente convinto.

L’altissimo conosce tutte le cose…”. Lo stupore del Siracide è così grande che il Sapiente può solo stare in atteggiamento di riverenza, nei confronti di chi conosce tutto perché ha creato tutto e accompagna tutto. Anche il tempo è nelle mani di Dio. Dio è eternità, l’uomo conosce presente, passato e futuro. Poiché tutto appartiene a Dio, perché è stato da Lui creato, anche il tempo è sua creatura. Egli è il solo che conosce ciò che per l’uomo è presente, passato e futuro e indirizza i passi dell’uomo nel tempo.

Nessun pensiero gli sfugge, neppure una parola gli è nascosta…”. Dopo le affermazioni sul tempo ecco la professione di fede nell’onniscienza di Dio. Poiché tutto proviene da Lui, Egli conosce qualsiasi pensiero dell’uomo che, al suo confronto, non è che un soffio. Questa conoscenza non è l’indagine del giudice impietoso, ma l’amorevole accompagnamento di un Dio che è Padre e che non solo crea, ma si prende cura di ogni realtà creata. Dio non abbandona la sua creazione al suo destino: la segue con cura amorevole e con premura.

Egli, che non ha bisogno di alcun consigliere”, segue l’uomo e guida l’uomo nella via della propria conoscenza che è via di santificazione e di progressiva realizzazione.

Vangelo

Mc 1, 14-20
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Dopo che Giovanni fu arrestato, il Signore Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Il Vangelo ci riporta ad un brano di vocazione, di chiamata, come accade sempre all’inizio di una nuova scansione del tempo liturgico. Gesù incarna quella sapienza di cui ci ha parlato il Siracide. Proprio perché Egli conosce ogni pensiero ed ogni desiderio, chiama Pietro, Andrea, gli altri pescatori del lago. Proprio perché Dio è il Creatore di ogni cosa, quei discepoli hanno avuto occasione di rispondere accogliendo quella grazia divina che è il cuore, o se vogliamo il “segreto” di ogni vocazione. È a partire da quella chiamata che i discepoli si sentono accompagnati verso un viaggio di sapienza nuovo, verso una conoscenza più profonda e singolare non solo del mistero di Dio, ma anche di sé stessi. Ogni vocazione è non solo servizio a Dio o alla Chiesa, ma, anzitutto, cammino di sapiente conoscenza di sé. È ciò che è capitato a quei discepoli, il giorno della loro vocazione. Cammino che incomincia con quella sequela della quale abbiamo letto nel Vangelo. Il desiderio di seguire il Signore diventa, per i discepoli, manifestazione di sapienza.

Per noi

  • Qual è il senso della nostra vita?
  • Qual è il senso della nostra vocazione?

Credo che, leggendo queste frasi di sapienza, siamo tutti invitati a farci queste domande. Rischiamo, altrimenti, di fare della vita solo un tempo nel quale vivere molte cose, giustapposte l’una all’altra, ma senza un senso, senza una trama che le unisce e che le spiega. La sapienza di ogni vocazione, la sapienza della nostra vita, deve permetterci di fare questo! Deve permetterci di farci rileggere ogni nostro singolo giorno come se fosse la tessera di un mosaico che acquista senso alla luce di un disegno che, pian piano, si svela. A poco varrebbe mettere ogni impegno in piccole cose, se poi ci sfugge quel disegno grande, universale, glorioso nel quale anche noi, come figli di Dio, siamo inseriti. La vita di un credente non è fatta di piccole cose che si uniscono insieme, piuttosto c’è un disegno grande ed unitario, che si può rintracciare in ogni piccola cosa. Beati noi se riusciremo a scoprire e a custodire il senso della nostra vocazione partendo da queste verità di fede.

2021-01-13T10:19:00+01:00