Lunedì 11 gennaio

Settimana della prima domenica dopo l’Epifania – Lunedì

Ormai tutti sappiamo che l’Arcivescovo ci ha indicato, come guida dell’anno pastorale, il libro del Siracide, dal quale è nata anche la scuola della Parola di quest’anno. Nel tempo dopo l’Epifania, per le prime settimane dell’anno, leggiamo proprio questo testo dell’Antico Testamento che commento volentieri con voi. Questa settimana non ci sono, poi, ricordi particolari di Santi e quindi abbiamo l’opportunità di leggere tutti i testi previsti, senza interruzioni.

Siracide

Sir 1, 1-16a
Lettura del libro del Siracide

Ogni sapienza viene dal Signore e con lui rimane per sempre. La sabbia del mare, le gocce della pioggia e i giorni dei secoli chi li potrà contare? L’altezza del cielo, la distesa della terra e le profondità dell’abisso chi le potrà esplorare? Prima d’ogni cosa fu creata la sapienza e l’intelligenza prudente è da sempre. Fonte della sapienza è la parola di Dio nei cieli, le sue vie sono i comandamenti eterni. La radice della sapienza a chi fu rivelata? E le sue sottigliezze chi le conosce? Ciò che insegna la sapienza a chi fu manifestato? La sua grande esperienza chi la comprende? Uno solo è il sapiente e incute timore, seduto sopra il suo trono. Il Signore stesso ha creato la sapienza, l’ha vista e l’ha misurata, l’ha effusa su tutte le sue opere, a ogni mortale l’ha donata con generosità, l’ha elargita a quelli che lo amano. L’amore del Signore è sapienza che dà gloria, a quanti egli appare, la dona perché lo contemplino. Il timore del Signore è gloria e vanto, gioia e corona d’esultanza. Il timore del Signore allieta il cuore, dà gioia, diletto e lunga vita. Il timore del Signore è dono del Signore, esso conduce sui sentieri dell’amore. Chi teme il Signore avrà un esito felice, nel giorno della sua morte sarà benedetto. Principio di sapienza è temere il Signore; essa fu creata con i fedeli nel seno materno. Ha posto il suo nido tra gli uomini con fondamenta eterne, abiterà fedelmente con i loro discendenti. Pienezza di sapienza è temere il Signore.

Il sapiente dell’Antico Testamento inizia la sua riflessione partendo dall’osservazione dei fenomeni della natura. Chi possiede tutti i segreti del Creato? Chi sa come vanno le cose? La domanda ha, da sempre, animato l’uomo che, ancora oggi, continua a cercare e a indagare per conoscere, per avvicinarsi al vero, per cercare l’origine di ogni cosa. Eppure siamo molto lontani dal possedere tutti i segreti della Creazione, dell’universo. Ecco perché il Siracide afferma: solo chi ha creato ogni cosa possiede la sapienza di ogni realtà. Solo il Creatore di tutto possiede la sapienza della Creazione. Il che non esime l’uomo dalla fatica della ricerca, dall’esercizio dell’intelligenza per indagare le vie del Creato! Anzi, diventa un incentivo ancora maggiore!

Il Siracide poi continua la sua riflessione, ricordando all’uomo che espressione massima della sapienza umana è il credere. “Principio della saggezza è il timore del Signore”. Poiché l’uomo non conosce tutte le cose, poiché può indagarne solo un certo numero e sempre in maniera imperfetta, la vera sapienza dell’uomo consiste nel dirigersi verso il Creatore di ogni cosa. Più l’uomo si avvicina a Dio mediante il proprio cammino di fede, più arriverà ad avvicinarsi a quella sapienza che Dio rivela a “coloro che lo temono”, ovvero a coloro che si accostano a Lui con buona disposizione di cuore.

Saggio, sapiente, è, dunque, non colui che sa tante cose. Saggio e sapiente è colui che, pur sapendo molte cose e pur continuando ad indagare tutto ciò che vuole conoscere, si mantiene fedele a Dio e aperto alla sua rivelazione.

Vangelo

Mc 1, 1-8
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Il Vangelo ci riporta, ancora una volta, alla figura di Giovanni il Battista che già abbiamo seguito molto nel tempo di Avvento. Abbiamo celebrato solo ieri la festa del Battesimo del Signore, che ci ha ricordato gli impegni della nostra vocazione battesimale. Il primo impegno del Battesimo, come ci dice il Vangelo di oggi, è quello per la conversione. Potremmo anche dire che la grazia della sapienza battesimale che viene infusa in ciascuno di noi è quella che deve portare alla conversione o, se vogliamo usare i termini del Siracide, è quella che deve spingere a “temere il Signore”, cioè ad avere fede. Le due Scritture ci danno dunque un impegno solo: portare a termine la nostra vocazione battesimale che è fatta anche di indagine, ricerca, attenzione al cammino di fede, alla cui luce tutto acquista senso e prende forma.

Non dimentichiamoci di questo insegnamento e giungeremo alla sapienza del cuore!

Per noi

Credo allora che, ricominciando il tempo feriale, dopo queste feste natalizie, tutti siamo invitati a cercare la sapienza mettendo a frutto quella grazia battesimale che tutti abbiamo. Ci sarà chi di noi dovrà attingere sapienza dallo studio, chi dovrà mettere sapienza nel proprio lavoro, chi dovrà occuparsi con sapienza della casa e della famiglia e molto altro ancora. Credo che la cosa più importante è che, qualsiasi cosa dobbiamo fare, la facciamo con quello spirito di fede che il Siracide e il Vangelo ci hanno raccomandato. Solo da qui passa quell’attenzione alla propria vocazione che deve essere il cuore di ogni cammino di fede, il cuore di ogni cammino di speranza. Chiediamo quindi, insieme, al Signore di rinnovare la grazia del nostro Battesimo, conducendoci con sapienza su quella strada che ciascuno di noi deve percorrere per tornare a Lui, fonte di ogni sapienza e di ogni altro bene.

2021-01-13T10:19:11+01:00