Giovedì 13 febbraio

Settimana della 5 domenica dopo l’Epifania – Giovedì

La spiritualità di questo giorno

Le due Scritture di oggi, come spesso accade, si illuminano e si interpretano l’una con l’altra.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sir 30, 21-25
Lettura del libro del Siracide

Non darti in balìa della tristezza e non tormentarti con i tuoi pensieri. La gioia del cuore è la vita dell’uomo, l’allegria dell’uomo è lunga vita. Distraiti e consola il tuo cuore, tieni lontana la profonda tristezza, perché la tristezza ha rovinato molti e in essa non c’è alcun vantaggio. Gelosia e ira accorciano i giorni, le preoccupazioni anticipano la vecchiaia. Un cuore limpido e sereno si accontenta dei cibi e gusta tutto quello che mangia.

SALMO Sal 51 (52)

Spero nel tuo nome, Signore, perché e buono.

Perché ti vanti del male, o prepotente?
«Ecco l’uomo che non ha posto Dio come sua fortezza,
ma ha confidato nella sua grande ricchezza
e si è fatto forte delle sue insidie». R

Ma io, come olivo verdeggiante nella casa di Dio,
confido nella fedeltà di Dio
in eterno e per sempre. R

Voglio renderti grazie in eterno
per quanto hai operato;
spero nel tuo nome, perché è buono,
davanti ai tuoi fedeli. R

VANGELO Mc 8, 10-21
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà. Vennero i farisei e si misero a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva. Avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette ». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Siracide

Partiamo dal Siracide, come sempre abbiamo fatto in queste lunghe settimane dopo l’Epifania. Il Siracide ci diceva una regola spirituale che molti santi noti e conosciuti ci ripeterebbero senza nessun problema. La tristezza porta lontano dal Signore, al contrario stare in allegria apre il cuore, rende più umani, permette al percorso di fede di essere più intenso, significativo, vero. Credo che qualcosa di quello che il sapiente dice lo abbiamo sperimentato un po’ tutti. Ci sarà capitato, per qualche motivo, qualche giorno un poco triste. Magari è realmente successo qualcosa che ci ha intristito. Ma se abbiamo travalicato la misura, se abbiamo permesso a questa tristezza di andare oltre, ecco che ci siamo incupiti, abbiamo reso il cammino più difficile, abbiamo pensato cose tristi anche riferendoci ad altre situazioni. In una parola abbiamo reso triste la nostra vita. Il Sapiente ci dice, in generale, che la gioia è di Dio, la tristezza non viene da Dio.  Non porre limiti alla tristezza, non far niente per scrollarcela di dosso, rende la nostra vita più triste, meno bella, meno intensa, meno gioiosa. Al contrario, quando abbiamo lasciato entrare nella vita qualche gioia, anche piccola, anche altre realtà della nostra esistenza ne hanno certamente beneficiato.

Vangelo

Così anche il Vangelo: Gesù trascorre in viva allegria molti momenti di vita con i suoi discepoli. Anche i viaggi e gli spostamenti, spesso lunghi, diventano occasione per vivere con semplicità una fraternità che porta allegria. Ma anche Gesù vede come spesso i discepoli si incupiscano. Vede anche in loro il riflesso di quelle preoccupazioni della vita che tolgono il respiro, tolgono il sorriso, tolgono la gioia di vivere. È per questo che richiama i suoi discepoli e li rimanda ai miracoli di moltiplicazione dei pani e dei pesci che già ha compiuto. Momenti di gioia, di condivisione, forse, in qualche occasione, di una vera e propria euforia.  Gesù richiama al discepolo quelle sensazioni, perché sa bene che quella gioia può essere contagiosa anche per altri. Non solo. Legando questa gioia alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù intende anche dire e affermare che l’Eucarestia è sempre fonte di gioia. Gioia perché Cristo è presente. Gioia perché il Padre vede la situazione dei suoi figli e la condivide. Gioia perché la sua Parola entra in noi. Gioia perché l’incontro con altri, che vivono l’esperienza della celebrazione per i medesimi motivi, porta ad una condivisione unica, che non ha pari. L’Eucarestia è sempre fonte di gioia.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Tra i santi che hanno vissuto questi insegnamenti potremmo citare, per esempio, San Giovanni Bosco, che tutti conosciamo, oppure San Filippo Neri. Santi della gioia, santi che hanno messo la gioia di credere al centro della loro vita, della loro regola, della loro proposta religiosa fatta ad altri. Il cristiano non è sempre nella gioia: anche a lui capitano giornate difficili, momenti bui, dolori che sembrano non avere confini. Eppure il cristiano è l’uomo che non spegne mai la gioia. Anche se quello che gli capita non è facile, il cristiano sa bene che tutto è nelle mani di Dio. Dio è gioia, per questo anche quando la gioia momentaneamente sparisce, il cristiano non la smarrisce. Continua a cercarla perché sa che essa tornerà. Naturalmente anche l’anno intero che stiamo vivendo è anno di gioia. Il Giubileo, anzi, dovrebbe essere la perfezione della gioia. Giubilare vuol dire avere una gioia grande, indicibile, incommensurabile, non derivabile da altre esperienze. È la gioia che viene, appunto, dalla presenza di Dio, dal suo perdono dato, dalla sua benedizione concessa. Poiché abbiamo appena iniziato questa esperienza, vediamo di non incupirci, vediamo di non essere tra coloro che fanno delle cause di infelicità della loro vita la regola. Vediamo di non essere noi tra coloro che, rattristando sé stessi, rattristano lo Spirito di Dio e, quindi, rattristano Dio stesso. Lasciamo che la gioia del Giubileo entri in noi, ci illumini, ci renda partecipi della gioia di Dio Padre.

Provocazioni

  • Quale motivo di gioia sento vivo dentro di me?
  • Sono uno che, per natura, vive maggiormente momenti di gioia o uno che amplifica le tristezze della vita?
  • Cosa posso dire del Giubileo come esperienza di gioia?
2025-02-07T12:08:14+01:00