Venerdì 13 febbraio

Settimana della penultima domenica dopo l’Epifania – venerdì

La spiritualità di questo giorno

Mentre ci avviciniamo anche alla conclusione di questa settimana penultima prima della Quaresima, le due Scritture continuano ad avvicinarci al tempo sacro che ci sta davanti.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sap 19, 1-9. 22
Lettura del libro della Sapienza

Sugli empi sovrastò sino alla fine una collera senza pietà, perché Dio prevedeva anche ciò che avrebbero fatto, cioè che, dopo aver loro permesso di andarsene e averli fatti partire in fretta, cambiato proposito, li avrebbero inseguiti. Mentre infatti erano ancora occupati nei lutti e piangevano sulle tombe dei morti, presero un’altra decisione insensata e inseguirono come fuggitivi quelli che già avevano pregato di partire. A questo estremo li spingeva un meritato destino, che li gettò nell’oblio delle cose passate, perché colmassero la punizione che ancora mancava ai loro tormenti, e mentre il tuo popolo intraprendeva un viaggio straordinario, essi incappassero in una morte singolare. Tutto il creato fu modellato di nuovo nella propria natura come prima, obbedendo ai tuoi comandi, perché i tuoi figli fossero preservati sani e salvi. Si vide la nube coprire d’ombra l’accampamento, terra asciutta emergere dove prima c’era acqua: il Mar Rosso divenne una strada senza ostacoli e flutti violenti una pianura piena d’erba; coloro che la tua mano proteggeva passarono con tutto il popolo, contemplando meravigliosi prodigi. Furono condotti al pascolo come cavalli e saltellarono come agnelli esultanti, celebrando te, Signore, che li avevi liberati. In tutti i modi, o Signore, hai reso grande e glorioso il tuo popolo e non hai dimenticato di assisterlo in ogni momento e in ogni luogo.

SALMO Sal 77 (78)

Diremo alla generazione futura
le meraviglie del Signore.

Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto. R

Divise il mare e li fece passare,
e fermò le acque come un argine.
Li guidò con una nube di giorno
e tutta la notte con un bagliore di fuoco.
Fece sgorgare ruscelli dalla rupe
e scorrere l’acqua a fiumi. R

Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l’Altissimo, il loro redentore. R

VANGELO Mc 11, 27-33
Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre Gesù camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Sapienza

Anzitutto è la Sapienza che ci offre la prima meditazione per entrare in sintonia con ciò che questo giorno ci riserva. Il Sapiente stava rileggendo, ancora una volta, la storia della salvezza. Scopre così che la bontà di Dio è davvero singolare. Dio ha richiamato molte volte gli Egiziani, per poter portare il suo popolo nella terra dei padri e per continuare quella storia che diventa non solo la sua storia di rivelazione al suo popolo, ma la storia dell’alleanza tra Dio e tutti gli uomini. L’autore sacro rilegge così il bellissimo testo dell’Esodo circa il passaggio del mar Rosso. La rilettura in poesia e nella meditazione che il testo sacro ci chiede di vivere, riguarda proprio l’azione di Dio che entra nella storia non solo mostrandosi di fianco ad Israele, ma, ancora una volta, utilizzando le cose della natura per mettere in salvo il suo popolo. In questo modo la Sapienza inneggia al Dio creatore di ogni cosa. Dio interviene nella natura perché Dio è il creatore di ogni cosa. Dio interviene nelle cose della natura non tanto per facilitare la via del ritorno ai suoi, compiendo miracoli, ma per dimostrare a tutti gli uomini che Dio cammina accanto a ciascuno e che Dio continua a far vivere all’uomo i risvolti di quella chiamata alla salvezza di cui ciascuno dovrebbe sentirsi destinatario.

Vangelo

Anche il Vangelo ci mette in comunione con Dio che “in tutti i modi” cerca la salvezza dei suoi. Il Vangelo ci mostrava Gesù impegnato in una discussione difficile, con coloro che lo accusano in diverso modo e si distaccano in molteplici modi da quella rivelazione che il Signore compie. Dal dialogo del Signore emerge in modo chiaro che Gesù non si sta disinteressando di queste persone. Anzi, le accoglie, si intrattiene con loro, le ascolta, le sprona, dona di capire che Dio si mette anche al loro fianco e cerca di portare anche loro sulla via della salvezza. Ma, appunto come già ci diceva il Primo Testamento, ciascuno è responsabile di sé stesso e delle sue azioni. Come ci furono uomini ribelli al tempo dell’Esodo, così ci sono uomini ribelli di fronte al Signore, che considerano la libertà una proprietà e i richiami del Signore qualcosa di poco attraente, anzi quasi di insignificante. Ecco perché questo incontro, potremmo dire, non va a buon fine. Anche se il Signore mette a disposizione la sua accoglienza e la sua pazienza, come vediamo, queste realtà vengono rifiutate e mettono il Signore stesso all’angolo. La sua azione, rifiutata, non può produrre alcun frutto. Tutto il suo amore, messo da parte, rimane come attestazione della benevolenza che Dio mette sempre a disposizione dell’uomo ma fa anche da richiamo, perché tutti possano scrivere, per la propria vita, un esito diverso da quello che ebbe quella discussione.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Credo vero che, molte volte, noi non siamo molto diversi da quegli interlocutori che, quel giorno, si avvicinarono al Signore. Molte volte siamo proprio noi quelli che si avvicinano sì al Signore, ma pieni di prevenzione, con il cuore chiuso, con la mente altrove. Così, invece di lasciarci amabilmente ammaestrare dalle sue parole, chiudiamo il nostro cuore e impediamo alla sua parola di salvezza di entrare dentro di noi. Forse anche rispetto alla nostra vita e alla nostra esperienza di fede, il Signore è costretto ad andarsene, perché rifiutato da un modo di fare, di pensare, di vivere che mostra un cuore chiuso, ostinato, lontano dalla sua misericordia e dal suo amore. Contro tutte queste cose, che comunque sono possibili, vi consiglio di ripetere la frase della sapienza: “In tutti i modi, o Signore, hai reso glorioso il tuo popolo e non l’hai trascurato assistendolo in ogni momento e in ogni luogo”. Direi e suggerirei a tutti di sentire questa frase per noi. Ripetiamoci: il Signore non mi abbandona, il Signore mi assiste dovunque io vada, qualsiasi cosa io faccia, in qualsiasi storia io mi inserisca, in qualunque contesto io operi… Potrebbe essere questa la preghiera da ripetere molte volte in questo giorno. Così impareremo che Dio, davvero, non ci molla, non ci abbandona, non rimane insensibile alle nostre domande e richieste. Dio è il Dio vicino, il Dio che sempre ascolta il grido che si leva dal cuore dell’uomo. Non dubitiamo mai di questa vicinanza e di questa presenza e del suo operare per il nostro bene in ogni modo.

2026-02-04T08:34:03+01:00