Sabato 14 febbraio

Settimana della penultima domenica dopo l’Epifania – Sabato

La spiritualità di questo giorno

La festa dei Santi Cirillo e Metodio è una festa solenne, anche se poco sentita dai fedeli. Certamente oggi la maggior parte si ricorderà di San Valentino, anche per i non pochi richiami commerciali che ne vengono. Certamente è più facile ricordare il santo dell’amore che non i santi impegnati nella cultura, nell’evangelizzazione, nella promozione della dignità della persona. Eppure sono proprio questi i modi, i richiami con i quali i santi hanno amato l’uomo ed hanno vissuto tutto il loro ministero intenso e forte, nel nome del Signore. Di che cosa ci parlano i due santi?

La Parola di questo giorno

LETTURA Is 52, 7-10
Lettura del profeta Isaia

Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio». Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion. Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

Oppure

LETTURA AGIOGRAFICA
Vita dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo

I fratelli Cirillo e Metodio, nati a Tessalonica all’inizio del secolo IX, svolsero presso le popolazioni slave insediatesi nelle regioni del bacino danubiano un’azione missionaria, caratterizzata da una speciale attenzione ai costumi e alla lingua di quelle genti, ch’essi inserirono a pieno titolo nell’ecumene cristiana. Cirillo aveva ricevuto al fonte battesimale il nome di Costantino, con cui fu conosciuto dai suoi contemporanei; studiò a Tessalonica e, successivamente, a Costantinopoli alla scuola di insigni maestri, tra i quali il futuro patriarca Fozio. Divenuto professore nell’Università della Nuova Roma, si meritò il titolo di ‘filosofo’ e, pur rifiutando alte cariche istituzionali, fu chiamato dall’autorità imperiale a svolgere delicate ambascerie presso il califfo musulmano e presso il khan dei Khazari. Preparandosi a questo secondo delicato incarico, Costantino a Cherson, sul Mar Nero, recuperò le reliquie del papa romano Clemente, ivi sepolte. Per parte sua, il fratello di Costantino, di lui più anziano, avendo ricevuto un’accurata formazione giuridica, era assurto ad alte cariche amministrative. Sentendosi peraltro chiamato a una più intensa vita spirituale, egli decise di abbandonare il fasto dei pubblici onori e si ritirò presso una comunità monastica sul monte Olimpo, in Bitinia, assumendovi il nome di Metodio. Nell’anno 863 giunse all’imperatore Michele III, da parte del principe moravo Rastislav, la richiesta di un maestro per gli Slavi. La scelta dell’imperatore e del patriarca Fozio cadde su Costantino, il quale volle associare a sé nella missione il fratello Metodio, che già lo aveva accompagnato nell’ambasceria presso i Khazari. Con alcuni discepoli, Costantino il filosofo e Metodio per quasi quattro anni realizzarono un lavoro missionario che diede ottimi risultati. Curarono la formazione del clero per assicurare alla Chiesa slava la propria struttura gerarchica. Provvidero i popoli slavi di un proprio alfabeto, adatto a dare forma scritta alla loro lingua, che i due fratelli introdussero anche nel culto. In tal modo Costantino e Metodio realizzarono compiutamente la loro missione tra le genti slave, alle quali erano stati inviati e che essi avviarono alla conoscenza della parola di Dio e alla comprensione dei divini Misteri. La gelosa opposizione di molti ecclesiastici occidentali operanti nelle regioni danubiane ostacolò fortemente i generosi sforzi dei due apostoli degli Slavi. I due fratelli furono convocati a Roma da papa Niccolò. Vi si recarono, portando con loro le reliquie di papa Clemente, che deposero nella basilica a lui intitolata. Papa Adriano II li accolse con grande onore e diede piena approvazione al loro operato. A Roma Costantino si ammalò. Sentendo prossima la fine, vestì l’abito monastico, assumendo il nome di Cirillo, e chiuse la sua esistenza terrena il 14 febbraio 869, all’età di 42 anni. Metodio, ordinato vescovo, tornò tra le popolazioni slave con la qualifica di legato apostolico per la Pannonia e la Moravia. Lavorò con zelo indefesso, ma ebbe a soffrire grandemente a opera degli ecclesiastici latini, presenti nei territori a lui affidati e implacabili oppositori della Chiesa slava. Calunniato e accusato di eresia, fu deportato in Germania, dove sopportò la prigione e superò le condizioni di vita disumane a lui imposte. Per intervento del papa di Roma Giovanni VIII, poté riprendere la missione in Moravia, consolidando l’organizzazione ecclesiastica da lui fondata. Metodio chiuse la sua esistenza terrena il 6 agosto 885. Greci di nascita e di cultura, inviati dall’imperatore e dal patriarca di Costantinopoli agli Slavi, i due fratelli tessalonicesi condussero la loro missione in comunione e sotto l’egida della Chiesa romana, dando peraltro vita a una tradizione ecclesiale e a una cultura pienamente slave, che hanno profondamente segnato e tuttora caratterizzano vaste aree del continente europeo. Per questo il 30 dicembre 1980 Giovanni Paolo II li ha associati al patriarca dei monaci d’Occidente, san Benedetto, quali patroni d’Europa e quale segno di comunione tra le tradizioni ecclesiali dell’Oriente e dell’Occidente.

SALMO Sal 95 (96)

Il Signore ha manifestato la sua salvezza.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. R

In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. R

Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. R

EPISTOLA 1Cor 9, 16-23
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo. Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto come Giudeo per i Giudei, per guadagnare i Giudei. Per coloro che sono sotto la Legge – pur non essendo io sotto la Legge – mi sono fatto come uno che è sotto la Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la Legge. Per coloro che non hanno Legge – pur non essendo io senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo – mi sono fatto come uno che è senza Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono senza Legge. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.

VANGELO Mc 16, 15-20
Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Apparendo agli Undici, il Signore Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Una relazione fraterna

Anzitutto non dobbiamo dimenticare che Cirillo e Metodio erano fratelli. Ecco l’origine della loro relazione: una relazione di famiglia. Due fratelli, nati a Tessalonica, come abbiamo sentito, educati alla cultura. Sappiamo che Cirillo fu filosofo erudito e che Metodio frequentò l’università di diritto per diventare lui stesso uomo di diritto. Dunque due fratelli che, nella loro relazione di famiglia, impararono il valore della cultura. Il loro primo punto di formazione fu certamente questo. Fratelli di sangue, fratelli nella formazione, fratelli nella fede, fratelli anche nel compito missionario e di evangelizzazione.

Nella vita abbiamo sentito che i due fratelli furono mandati come evangelizzatori dei popoli slavi. È qui che vissero la loro grande occasione di vita.

Fratelli nel nome del Signore

Il secondo punto della loro capacità di relazionarsi agli altri nacque proprio dalla loro missione. Essi furono mandati tra gli Slavi e, per annunciare loro il Vangelo, capirono che la prima cosa da fare era sentire come loro, essere come loro. Per questo impararono la lingua e vissero in stretto contatto, in stretta relazione con le popolazioni alle quali erano stati mandati. I due fratelli, quindi, fraternizzarono con la popolazione e con il luogo nel quale vivevano, acquistandosi così l’attenzione e l’amore della gente. La loro evangelizzazione non si basò sulle cose da dare, quanto piuttosto sulla fede da condividere come vera ricchezza. È per questo che essi tradussero la Bibbia in lingua slava e catechizzarono il popolo con quella nuova lingua che permetteva loro di parlare della Parola di Dio.

Fratelli nelle difficoltà

L’evangelizzazione dei popoli slavi fu tutt’altro che semplice. Non mancarono difficoltà, incomprensioni, momenti di crisi, momenti di interruzione della missione stessa e di ritorno a Roma, dove la benevolenza del Papa sempre li accoglieva, li confortava, li guidava. C’è un profondo valore di unità con la Chiesa dentro lo schema delle relazioni vissute da Cirillo e Metodio e nel profondo del loro cuore e della loro azione missionaria. Così si adempiono in loro tutte le Scritture che abbiamo ascoltato. Essi parlarono lingue nuove, come dice il Vangelo, resistettero a difficoltà di ogni genere e tipo, si sentirono sempre partecipi dell’unità della Chiesa che li aveva inviati presso i popoli pagani.  Come si adempie anche la lettera di Paolo. Essi si fecero davvero “tutto a tutti”, abbreviando la loro vita anche a causa del duro lavoro, delle molte privazioni, dei molti viaggi, delle condizioni di vita missionaria non certo facili in quel tempo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Perché il ricordo dei santi Cirillo e Metodio è così prezioso per noi e per la nostra Chiesa? Perché è così importante per noi tanto da farlo oggetto della nostra meditazione? È importante perché ci ricorda che anche noi siamo chiamati a guardare agli uomini del nostro tempo con gli stessi occhi di Cirillo e di Metodio, gli occhi che sanno scorgere dei fratelli in tutti. Cirillo, Metodio non hanno fatto molte considerazioni sul luogo dove erano inviati, piuttosto hanno saputo fare della loro condizione una possibilità di annunciare il Vangelo, un’occasione unica dentro la quale vivere per Cristo.

I Santi Cirillo e Metodio sono ancora di esempio perché ci ricordano che qualsiasi promozione culturale noi sapremo mettere in campo, essa sarà già un’opera utile al Vangelo. In effetti io credo che ci occupiamo troppo poco spesso di questa verità e non vediamo come importante l’azione di promozione anche umana che la Chiesa è chiamata a svolgere tra le genti. Impariamo che qualsiasi promozione culturale è già occasione perché il Vangelo fiorisca.

Impariamo dai Santi Cirillo e Metodio e, se vogliamo, anche da San Valentino, che ciò a cui noi siamo chiamati, è un modo nuovo di amare l’uomo. Perché questo è sempre chiesto a tutti i cristiani di ogni epoca. Il Signore benedica i nostri sforzi e ci guidi ad essere veramente fratelli di tutti i popoli.

2026-02-04T08:42:39+01:00