Settimana della quinta domenica di Pasqua – Mercoledì – Madonna di Fatima
Vangelo
Gv 12, 20-28
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
Il brano di Vangelo ci aiuta, ancora una volta, a comprendere la grande bellezza del richiamo costante alle scritture di Pasqua che stiamo vivendo e celebrando in questo tempo. Gesù è pienamente consapevole di ciò che lo attende al termine della sua esistenza terrena. Il costante riferimento alla Parola di Dio già rivelata attraverso i profeti e, in generale, dal primo testamento, dimostra che, sebbene abbia provato tristezza e angoscia, Gesù è pienamente consapevole di ciò che accadrà a Gerusalemme e quale sia lo scopo della sua Pasqua nella sofferenza, nel dolore, nella solitudine e nell’abbandono. Per questo non cessa di richiamarlo anche ai discepoli, con parole esplicite o con immagini, come quella del chicco di grano, del seme, che deve morire per dare il suo frutto. Parole ed immagini che Gesù rivolge non solo ai suoi discepoli, ma anche a coloro che vogliono vederlo, come questi greci che sono venuti da lui per essere rinfrancati nel loro desiderio di incontrare il Maestro. Gesù propone a tutti la medesima cosa, ovvero il richiamo a ciò che sarà la sua Pasqua. Senza il costante riferimento alla Pasqua del Signore, si perde il riferimento, la bussola da tenere tra le molte cose dell’esistenza.
Atti
At 23, 12-25a. 31-35
Lettura degli Atti degli Apostoli
Fattosi giorno, i Giudei ordirono un complotto e invocarono su di sé la maledizione, dicendo che non avrebbero né mangiato né bevuto finché non avessero ucciso Paolo. Erano più di quaranta quelli che fecero questa congiura. Essi si presentarono ai capi dei sacerdoti e agli anziani e dissero: «Ci siamo obbligati con giuramento solenne a non mangiare nulla sino a che non avremo ucciso Paolo. Voi dunque, insieme al sinedrio, dite ora al comandante che ve lo conduca giù, con il pretesto di esaminare più attentamente il suo caso; noi intanto ci teniamo pronti a ucciderlo prima che arrivi». Ma il figlio della sorella di Paolo venne a sapere dell’agguato; si recò alla fortezza, entrò e informò Paolo. Questi allora fece chiamare uno dei centurioni e gli disse: «Conduci questo ragazzo dal comandante, perché ha qualche cosa da riferirgli». Il centurione lo prese e lo condusse dal comandante dicendo: «Il prigioniero Paolo mi ha fatto chiamare e mi ha chiesto di condurre da te questo ragazzo, perché ha da dirti qualche cosa». Il comandante lo prese per mano, lo condusse in disparte e gli chiese: «Che cosa hai da riferirmi? ». Rispose: «I Giudei si sono messi d’accordo per chiederti di condurre domani Paolo nel sinedrio, con il pretesto di indagare più accuratamente nei suoi riguardi. Tu però non lasciarti convincere da loro, perché più di quaranta dei loro uomini gli tendono un agguato: hanno invocato su di sé la maledizione, dicendo che non avrebbero né mangiato né bevuto finché non l’avessero ucciso; e ora stanno pronti, aspettando il tuo consenso». Il comandante allora congedò il ragazzo con questo ordine: «Non dire a nessuno che mi hai dato queste informazioni». Fece poi chiamare due dei centurioni e disse: «Preparate duecento soldati per andare a Cesarèa insieme a settanta cavalieri e duecento lancieri, tre ore dopo il tramonto. Siano pronte anche delle cavalcature e fatevi montare Paolo, perché venga condotto sano e salvo dal governatore Felice». Scrisse una lettera. Secondo gli ordini ricevuti, i soldati presero Paolo e lo condussero di notte ad Antipàtride. Il giorno dopo, lasciato ai cavalieri il compito di proseguire con lui, se ne tornarono alla fortezza. I cavalieri, giunti a Cesarèa, consegnarono la lettera al governatore e gli presentarono Paolo. Dopo averla letta, domandò a Paolo di quale provincia fosse e, saputo che era della Cilìcia, disse: «Ti ascolterò quando saranno qui anche i tuoi accusatori». E diede ordine di custodirlo nel pretorio di Erode.
Continuano i giochi favorevoli dei casi della vita per San Paolo. Questa volta a salvarlo è il giovane nipote, colui che ha udito la congiura e ciò che alcuni giudei stanno per fare allo zio e non esita dapprima ad informarlo per poi passare la voce anche a coloro che lo custodiscono, in maniera che Paolo potrà essere trasferito prima che la congiura abbia il suo effetto. Potremmo avere la sensazione che San Paolo stia facendo di tutto per salvare la sua vita. Non è proprio così. Anche Paolo, tra un arresto e l’altro ma, soprattutto, meditando la passione del Signore, ha compreso che anche la sua vita terminerà di morte violenta. Accetta il pensiero e vive da uomo riconciliato, ma attende anche il momento favorevole, il momento propizio perché la sua vita, realmente “serva” alla causa della predicazione del Vangelo. Paolo accetta il suo futuro, ma vuole che esso, realmente, serva a qualcosa. Non vuole che il suo sacrificio sia vano.
Ad Jesum per Mariam:
anche oggi mi lascio guidare da alcune litanie per riassumere la spiritualità che ci viene proposta in questo giorno:
- Virgo prudentissima: noi diciamo della Madonna che è stata una di quelle “vergini prudenti” della parabola del Vangelo che ha conservato l’olio della fede per alimentare ogni giorno della sua vita. La stessa virtù, però, la vediamo attestata in San Paolo. Anch’egli, nonostante il suo carattere forte e a tratti imperioso, è stato prudente e si è lasciato guidare dalle necessità della vita per portare a termine la sua predicazione e la sua missione.
- Regina Familiae: di Maria diciamo che è “regina della famiglia”. È una delle ultime litanie che si sono aggiunte, durante il magistero di Giovanni Paolo II che chiede protezione per la famiglia a colei che è stata madre e sposa. Oggi vediamo però l‘importanza della famiglia nella vita di San Paolo. Sorella, nipote… tutti aiutano “tanto zio”, come possono.
Così anche il nostro cammino potrà diventare più forte se crederemo alla forza della famiglia, forza che, magari, abbiamo sperimentato già in questo anno così difficile e complesso. Ricordando a noi stessi che abbiamo bisogno anche di quella virtù di santa prudenza, senza la quale non è possibile ricordare ciò che la scrittura ci insegna per viverlo. È questa la grazia che chiediamo al Signore.
La Madonna di Fatima.
Oggi è anche la memoria della Madonna di Fatima. Tutte le riflessioni che la Scrittura ci sta proponendo incontrano perfettamente la rivelazione di Fatima: la sfida della famiglia e la difesa della famiglia; la forza della fede e il coraggio di testimoniarla fino al martirio; la profezia della Chiesa, chiamata ad essere, nel mondo di oggi, segno della azione di Dio e richiamo ai valori della fede.
La rivelazione della Madonna di Fatima, i suoi messaggi, le sue apparizioni, ci spingono a meditare attentamente proprio sul ruolo della famiglia della società e della chiesa nel mondo. Chiediamo alla Vergine di Fatima di intercedere per noi e di farci essere non cristiani che cercano lo spettacolare di qualche profezia di sventura che si deve adempiere, ma uomini e donne di fede che sanno comprendere i segni di amore che Dio rivela al suo popolo anche attraverso i suoi figli. Maria di Fatima ci prenda per mano e ci aiuti a camminare sulle vie del Signore, incontro a Cristo risorto.