XI dopo Pentecoste
Per introdurci
Dopo la festa della Trasfigurazione riprendiamo il cammino del tempo dopo Pentecoste che ci sta facendo rileggere la storia della salvezza nel suo svolgimento storico, ed incontriamo oggi la figura centrale nel tempo dei profeti: Elia. Egli è testimone esemplare di Dio.
- Che testimonianza diamo noi alla fede?
- Cosa crediamo che ci sia chiesto oggi?
La Parola di Dio
LETTURA 1Re 19, 8b-16. 18a-b
Lettura del primo libro dei Re
In quei giorni. Elia camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb. Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Che cosa fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto. Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal».
SALMO Sal 17 (18)
Beato chi cammina alla presenza del Signore.
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza
e mio baluardo. R
Il Dio che mi ha cinto di vigore
e ha reso integro il mio cammino,
mi ha dato agilità come di cerve
e sulle alture mi ha fatto stare saldo.
Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato. R
Un popolo che non conoscevo mi ha servito,
all’udirmi, subito mi obbedivano.
Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza. R
EPISTOLA 2Cor 12, 2-10b
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, so che un uomo, in Cristo, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare. Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò, fuorché delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato: direi solo la verità. Ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi più di quello che vede o sente da me e per la straordinaria grandezza delle rivelazioni. Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo.
VANGELO Mt 10, 16-20
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».
Re
Come sempre è la prima lettura a dare il tema alla domenica, che, come ho detto, ci propone una meditazione su Elia. Elia il grande profeta, Elia l’uomo dalla fede grande, Elia l’uomo che si oppone al re senza temere, Elia che ha il coraggio di dire a tutti che stanno andando pericolosamente in una direzione diversa rispetto a quella che Dio chiede, Elia, l’uomo che non ha paura di nulla…
Eppure anche un uomo così, anche un uomo dalla fede così intensa e pura, ha avuto le sue fragilità, le sue paure. Eccolo ora come ci veniva mostrato dalla scrittura: un fuggiasco, uno che si deve allontanare da Gerusalemme perché è ricercato, un uomo che non sa più cosa fare e, soprattutto, un uomo che non sa bene cosa Dio voglia da lui. Dopo tante cose eclatanti, cosa chiede Dio a quest’uomo perseguitato? Elia non sa più rispondere a questa domanda e così, un po’ sconsolato, un po’ nel dubbio, un po’ nella solitudine, decide di tornare alle sorgenti, decide di tornare all’Oreb, il monte della rivelazione di Dio, rivelazione che non delude e che ancora raggiunge il profeta. Così ecco che Elia comprende che Dio non si dà nei grandi eventi – e lui era stato testimone di grandi eventi di fede -, Dio non si mostra nella potenza né delle singole persone né di un popolo – ed Elia è stato testimone anche di questo – . Dio si mostra nelle piccole cose di ogni giorno, compresa quella debolezza degli uomini che è anche la debolezza del profeta. Dio mostra al profeta di aver compreso la sua preghiera, di aver compreso il senso di quel suo pellegrinaggio alle sorgenti, ma mostra anche di voler aiutare il profeta a comprendere che il mistero di Dio si rivela sempre nelle piccole cose, nelle piccole esperienze, come è anche in questa solitudine del profeta sul monte di Dio, sull’Oreb.
Così ecco che il profeta non si sente solo consolato da quella esperienza che è tutta per lui, ma sente che Dio consola l’intero suo popolo. Ecco il dono di un altro profeta, che continuerà il ministero di Elia; ecco la promessa di un re, che sarà un punto di riferimento per il potere politico dopo un re disastroso e incapace di guidare il suo popolo e, soprattutto, ecco il segno della promessa: un popolo numeroso che non ha perso la fede, nonostante tutto. Dio si fa vedere anche in questo piccolo popolo che non è importante, non segna il passo della storia, eppure è il segno della stessa presenza di Dio in mezzo agli uomini. Così Elia, quasi al termine della sua vita, dopo questo momento di smarrimento, di debolezza, se vogliamo dire, torna nel vivo del suo ministero per concludere quel percorso spirituale, di fede ed anche umano che Dio ha chiesto alla sua persona.
Vangelo
Gesù conosce molto bene la storia di Elia. Lo abbiamo sentito anche settimana scorsa, nella festa della Trasfigurazione, che Elia è uno dei punti di riferimento imprescindibili del ministero di Gesù. Anche i discepoli sanno bene la storia del profeta, conoscono non solo il suo ruolo nella storia della salvezza ma il suo carattere di esempio per tutti i credenti. Gesù non cita, ma rimanda anche a questo esempio mentre ricorda ai discepoli che loro sono chiamati ad evangelizzare, a dare testimonianza. La loro testimonianza non si baserà su cose eclatanti, su realtà singolare, su esperienze uniche da proporre. La loro esperienza sarà solamente basata sulla loro debolezza. A partire dalle loro storie, a partire dalle loro vocazioni che non sono nulla di straordinario. Cosa renderà possibile tutto questo? Cosa renderà possibile questa testimonianza che salverà il mondo? Lo Spirito Santo. È lui che li guiderà. È lui che li sosterrà nel momento della debolezza- è lui che li spingerà ovunque nel mondo. Al discepolo altro non è chiesto che di caricarsi del mistero di Dio, rifacendo l’esperienza di Elia che è l’esperienza di ogni uomo di preghiera, l’esperienza di chi sa mettersi in cammino, umilmente, con Dio.
Corinzi
Così comprendiamo bene l’esempio di Paolo che conosce e medita sul mistero di Elia ma che conosce e medita anche le parole di Cristo. Anch’egli, rileggendo la sua esperienza molti anni dopo la sua conversione, capisce che tutto quello che ha fatto e la testimonianza che ha dato alla fede non si sono basati né sulla sua genialità né sulla sua forza, ma solamente sulla sua debolezza. È quando Paolo ha accettato la sua debolezza che è brillata in lui la luce di Dio.
Per il nostro cammino
Anche in questa domenica, che ci porta nella settimana nella quale festeggiamo l’assunzione di Maria al cielo in anima e corpo, abbiamo numerose piste di riflessione.
La prima. Da che cosa capiamo che Dio si rende presente nella nostra vita? Se dovessimo rispondere noi, credo che diremmo dalle cose belle che ci capitano, dai segni positivi che riceviamo, dalla forza che percepiamo dentro di noi. La scrittura, di per sé, ci ha detto il contrario. Ci ha detto che è nelle debolezze, nelle sofferenze, nelle difficoltà che noi possiamo avere la certezza che Dio ci è vicino, che è presente nella vita, che è sostegno dei nostri giorni. Moltissime delle realtà di cui ci hanno parlato le scritture non solo sono realtà che noi scartiamo e che non vorremmo mai avere presenti nei nostri giorni, ma, addirittura, sono cose che noi valutiamo come segni della non presenza di Dio. quello che ci sta chiedendo al scrittura è un significativo cambio di mentalità che ci porti a capire che i momenti difficili della vita sono anche i momenti nei quali brilla la presenza di Dio che, per noi, è venuto, si è immolato, è morto, è risorto. Sarà bene che sostiamo su questa prima piccola meditazione che la Parola di Dio ci offre, perché ci fa bene, ci aiuta a capire come vivere questi momenti della vita.
Uan seconda piccola meditazione ci viene dalle parole di San Paolo: “ti basta la mia grazia”. Intanto per far notare che noi non supplichiamo sufficientemente la graia di Dio. Quando ci capita qualche cosa di negativo, di brutto, quando incorriamo in qualcuna delle difficoltà che sono state enunciate dalla Parola di Dio, ecco che non siamo più capaci di ricorrere alla preghiera, ad un luogo di fede, ad un’esperienza spirituale. Ecco un primo richiamo per tutti. In secondo luogo credo che questa frase ci ricordi che noi tutti, come credenti, possiamo rifare l’esperienza di San Paolo, proprio a partire da quella esperienza di grazia multiforme che viene concessa a tuti coloro che credono. Questa è l’esperienza che potremo anche contemplare nella festa dell’Assunta che ci apprestiamo a celebrare.
Una terza meditazione viene dalle parole di Elia profeta. C’è sempre un popolo numeroso al quale il Signore fa riferimento. È il popolo dei credenti, è il popolo di coloro che non cercano chissà cosa e che sanno andare avanti con la propria fede, giorno dopo giorno, nelle difficoltà dell’esistenza. Di questo popolo numeroso facciamo parte anche noi. Ecco perché, come già dicevo domenica scorsa, è bello lasciarsi prendere per mano anche dalla grazia della vita di fede che esprime una comunità cristiana. È anche questa forza di comunione che ci porta avanti, ci conduce nel cammino, ci dona la forza di risollevarci ogni volta che ci sembra che le forze del cammino vengano meno.
Chiediamo queste grazie spirituali proprio per l’intercessione della Vergine Maria che ci apprestiamo a venerare come la Madonna Assunta al cielo.