Settimana della 10 domenica dopo Pentecoste – sabato
La Parola di questo giorno
LETTURA Dt 4, 1-8
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Mosè disse: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo. I vostri occhi videro ciò che il Signore fece a Baal-Peor: come il Signore, tuo Dio, abbia sterminato in mezzo a te quanti avevano seguito Baal-Peor; ma voi che vi manteneste fedeli al Signore, vostro Dio, siete oggi tutti in vita. Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore, mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso. Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?».
SALMO Sal 98 (99)
Il Signore regna nella sua santa città.
Il Signore regna: tremino i popoli.
Siede in trono sui cherubini: si scuota la terra.
Grande è il Signore in Sion,
eccelso sopra tutti i popoli. R
Lodino il tuo nome grande e terribile.
Egli è santo!
Forza del re è amare il diritto.
Tu hai stabilito ciò che è retto;
diritto e giustizia hai operato in Giacobbe. R
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R
EPISTOLA Rm 7, 7-13
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, che diremo dunque? Che la Legge è peccato? No, certamente! Però io non ho conosciuto il peccato se non mediante la Legge. Infatti non avrei conosciuto la concupiscenza, se la Legge non avesse detto: «Non desiderare». Ma, presa l’occasione, il peccato scatenò in me, mediante il comandamento, ogni sorta di desideri. Senza la Legge infatti il peccato è morto. E un tempo io vivevo senza la Legge ma, sopraggiunto il precetto, il peccato ha ripreso vita e io sono morto. Il comandamento, che doveva servire per la vita, è divenuto per me motivo di morte. Il peccato infatti, presa l’occasione, mediante il comandamento mi ha sedotto e per mezzo di esso mi ha dato la morte. Così la Legge è santa, e santo, giusto e buono è il comandamento. Ciò che è bene allora è diventato morte per me? No davvero! Ma il peccato, per rivelarsi peccato, mi ha dato la morte servendosi di ciò che è bene, perché il peccato risultasse oltre misura peccaminoso per mezzo del comandamento.
VANGELO Gv 3, 16-21
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
La scrittura
La Scrittura di oggi ha un tema dominante che è la riconoscenza a Dio per il dono della fede. Il tema è chiarissimo fin dalla prima lettura. Ad Israele viene chiesto: “Quale nazione ha leggi e norme giuste come quelle che io vi do? Quale nazione ha dèi così vicini come il nostro Dio?”. Sono domande che il popolo di Israele si fa. Vengono attribuite a Mosè, ma il percorso che ha portato a questa consapevolezza è stato davvero molto lungo e molto importante. Israele riconosce che la fede nel Dio che si rivela, il Dio dei padri, è molto diversa da tutte le altre. Mentre nelle altre religioni è in campo qualche tentativo dell’uomo di giungere a Dio, nel mondo ebraico è chiaro il contrario: è Dio che si è rivelato e che ha dato agli uomini quella conoscenza di Lui che diventa anche criterio per vivere bene la propria esistenza. Israele si sente “fortunato” per questa rivelazione e ringrazia Dio per questa elezione.
Così Nicodemo. Da buon ebreo aveva già questa convinzione in sé. Eppure egli fa fatica a capirne la naturale evoluzione in Gesù Cristo. Ecco il perché di quella ricerca notturna del Signore. Gesù spiega a Nicodemo ciò che egli ha intuito, ma che ancora deve essere portato a compimento. Nicodemo giunge così a comprendere che davvero la fede è una grazia: la fede ebraica nella quale è stato generato e la fede in Cristo che dona la sapienza per comprendere ogni cosa.
Così ha capito anche San Paolo. Formato nella fede dei padri, formato nella fede ebraica, San Paolo ha compreso che la rivelazione in Cristo gli è stata donata come ulteriore illuminazione ed è proprio grazie alla rivelazione in Cristo che egli ha compreso il senso della legge. Quello che altri suoi compagni di viaggio vivono come obbligo, come appartenenza alla fede ebraica, egli lo rilegge alla luce della libertà di tutti i figli di Dio spiegata da Cristo e comprende che anche tutto ciò che ha imparato nell’ebraismo è più che mai utile alla fede, se lo si illumina con quella rivelazione di Cristo che è il compimento di quella storia di salvezza iniziata con il popolo ebraico.
Un ringraziamento
In questo sabato mi pare che tutti dovremmo ringraziare per il dono della fede. Forse qualcuno di noi lo fa ancora, anche con quella preghiera semplice ma sempre vera che è il “Ti adoro”. È la preghiera che ci fa assaporare il fatto di essere cristiani. Una realtà che noi non dovremmo mai dare per scontata. Non è scontato che abbiamo fede, non è scontato che abbiamo avuto la possibilità di conoscere la rivelazione di Cristo, nella predicazione della Chiesa, nella vicinanza di altri compagni di viaggio che ci hanno provocato, aiutato, sostenuto… La fede è un dono del quale sempre rendere grazie. Cosa sarebbe una vita senza fede? Eppure vediamo bene che molti vivono così, lontano da Dio e senza alcuna fede.
Un secondo ringraziamento credo sia proprio per la fede del popolo ebraico che, troppo spesso non consideriamo. La radice ebraica che la liturgia ci insegna nella continua lettura del Primo Testamento è qualche cosa per la quale dovremmo ringraziare sempre. Senza il dono di questi nostri fratelli maggiori, la nostra fede sarebbe davvero molto più povera. Ringraziamo, con San Paolo, perché noi abbiamo creduto in Cristo e vediamo il pieno compimento della fede in Cristo.
Una richiesta
Cosa chiedere oggi insieme? Io chiederei la grazia di vedere che anche altri sanno riscoprire questa verità, soprattutto chi ha perso la fede. Chiederei al Signore di far riscoprire la bellezza del credere a chi, per diversi motivi, si è un po’ come perso per strada. Preghiamo, oggi, anzitutto per loro. Preghiamo per la nostra società che sembra davvero aver smarrito il senso di Dio, il senso del sacro, il fascino della fede.
Chiederei, poi, al Signore di continuare a guidare noi sulla sua strada, sulla via della fede, perché possiamo anche riscoprire sempre ex novo, il dono di avere fede in Cristo Gesù. Continuare ad avere fede non è assolutamente facile e nemmeno assolutamente scontato. Chiediamo il dono della perseveranza, senza la quale la nostra fede è comunque monca, zoppicante, traballante.
Il nostro cammino di fede
Mentre ci prepariamo alla solennità di Maria Assunta in cielo, cerchiamo di vivere questi giorni in un clima di profondo culto mariano, per ringraziare attraverso di lei della fede che abbiamo ricevuto in dono.