Lunedì 13 novembre

Settimana della 1 domenica di Avvento – lunedì

La spiritualità di questa settimana

Questa settimana è dedicata a riflettere sul tema dell’identità del cristiano che è chiamato ad attendere. È la prima dimensione con la quale vogliamo confrontarci in questo Avvento che dedichiamo tutto all’identità cristiana da riscoprire e da edificare. Ci lasciamo guidare ogni giorno dalle non facili letture dei profeti e dal Vangelo che il nostro lezionario prevede per questo tempo: il profeta Ezechiele che sarà costante in queste settimane e altri profeti, chiamati anche minori, che non mancheranno però di provocarci.

La Parola di questo giorno

EZECHIELE 1, 1-12
Lettura del profeta Ezechiele

In quei giorni. Ezechiele disse: «Nell’anno trentesimo, nel quarto mese, il cinque del mese, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del fiume Chebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine. Era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn, il cinque del mese: la parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzì, nel paese dei Caldei, lungo il fiume Chebar. Qui fu sopra di lui la mano del Signore. Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. Al centro, una figura composta di quattro esseri animati, di sembianza umana con quattro volti e quattro ali ciascuno. Le loro gambe erano diritte e i loro piedi come gli zoccoli d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d’uomo; tutti e quattro avevano le proprie sembianze e le proprie ali, e queste ali erano unite l’una all’altra. Quando avanzavano, ciascuno andava diritto davanti a sé, senza voltarsi indietro. Quanto alle loro fattezze, avevano facce d’uomo; poi tutti e quattro facce di leone a destra, tutti e quattro facce di toro a sinistra e tutti e quattro facce d’aquila. Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano là dove lo spirito li sospingeva e, avanzando, non si voltavano indietro».

SALMO Sal 10 (11)

La tua gloria, Signore, risplende nei cieli.

Il Signore sta nel suo tempio santo,
il Signore ha il trono nei cieli.
I suoi occhi osservano attenti,
le sue pupille scrutano l’uomo. R

Il Signore scruta giusti e malvagi,
egli odia chi ama la violenza.
Brace, fuoco e zolfo farà piovere sui malvagi;
vento bruciante toccherà loro in sorte. R

Giusto è il Signore,
ama le cose giuste;
gli uomini retti
contempleranno il suo volto. R

PROFETI Gl 1, 1. 13-15
Lettura del profeta Gioele

Parola del Signore, rivolta a Gioele, figlio di Petuèl. Cingete il cilicio e piangete, o sacerdoti, urlate, ministri dell’altare, venite, vegliate vestiti di sacco, ministri del mio Dio, perché priva d’offerta e libagione è la casa del vostro Dio. Proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra, radunate gli anziani e tutti gli abitanti della regione nella casa del Signore, vostro Dio, e gridate al Signore: «Ahimè, quel giorno! È infatti vicino il giorno del Signore e viene come una devastazione dall’Onnipotente».

VANGELO Mt 4, 18-25
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Ezechiele

A volte ci sono alcune notazioni nelle Scritture che chiamiamo personali: appartengono all’autore. Ci pare che non abbiano poi molto da dire, che siano elementi redazionali. Non è quasi mai così. Proviamo a metterci al posto del profeta, che descrive non solo in quale anno si trova e non solo in quale luogo si trova, ma intende narrarci la sua personale situazione che calza perfettamente con il tema che abbiamo individuato per questa settimana. Siamo nel quinto anno dell’esilio, nel quinto anno dopo la deportazione. Il profeta si descrive come un uomo che vive questa tragedia, che noi capiamo poco perché non l’abbiamo vissuta. Il profeta ci sta dicendo che anche in quella situazione umanamente tragica, piena di paura, di solitudine, di sconforto, egli non ha cessato di avere fede, non ha cessato di pregare. La sua identità di uomo – sentinella che attende, viene ora premiata. Dopo cinque anni di silenzio, dopo cinque anni di buio totale, ecco che il Signore si fa presente nella sua vita per rendersi presente in quella di tutto il popolo. La visione dei quattro esseri, la visione che incute quasi timore, ha tutt’altro significato. Essa comunica al profeta che Dio non sparisce, non si ritira. Può rimanere in silenzio ma non si dimentica dell’uomo. I suoi tempi non sono mai i tempi dell’uomo. Ecco, ora, la sua presenza che, attraverso questa visione, viene a portare consolazione e viene a dire, non solo al profeta ma a tutto il popolo, che l’identità del credente è quella di chi attende appieno la manifestazione di Dio. Manifestazione che può anche passare attraverso gli avvenimenti della storia, nella loro grandiosità, ma che si realizza preferibilmente e, comunque, sempre nell’anima di chi attende. Ecco perché questa notazione di tempo non è solo una nota redazionale, ma una indicazione precisa per tutti i credenti di tutti i tempi. Essi saranno sempre e dovunque uomini che attendono la manifestazione di Dio.

Gioele

La profezia di Gioele ha un contenuto ancora più preciso. Il profeta ricorda ai credenti del suo tempo che tutti siamo chiamati ad attendere il “giorno del Signore”. Giorno del Signore è il giorno di ogni manifestazione di Dio, ma anche il giorno finale, il giorno ultimo, il giorno felice che introduce tutta l’umanità alla presenza di Dio nella gloria. Ecco perché è chiesto ai credenti di attendere questo giorno con desiderio, privandosi di quelle cose che il mondo può offrire per avere ancora più concentrata la mente su quel giorno. Il segno della penitenza a cui erano invitati tutti a partire dai sacerdoti, serve proprio per questo, per dire che si è nella tensione spirituale verso una meta alta, nobile, grande, capace di dare senso alla vita di tutti gli uomini. Il giorno del Signore è giorno da attendere con fiducia: Dio lo realizzerà certamente. Non è il caso di indovinare quando, ma, piuttosto, è il caso di chiedersi come il Signore si manifesterà e, quindi, come attenderlo quasi anticipandolo. Dunque anche per Gioele il credente è essenzialmente un uomo che attende il Signore.

Vangelo

Come sappiamo il Vangelo, ad ogni inizio di tempo liturgico, ci mostra la chiamata dei discepoli. Potremmo capire questo dal Vangelo che ci viene donato. Le vite dei discepoli erano già vite definite: tutti avevano una professione, tutti erano dentro la storia di una famiglia, di un paese, di un popolo, ciascuno in modo molto diverso rispetto agli altri. Eppure tutte le loro vite erano in attesa di un compimento. Mi piace pensare ai discepoli del lago, soprattutto, e a San Pietro, in particolare, come uomini che si sono interrogati: il senso della mia vita è stare qui sulle rive di questo lago? Tutto il senso della mia vita è nello svolgere questo lavoro? Tutto il senso dei miei giorni risiede in questa opera? Ovviamente avendo questa domanda nel cuore, i discepoli hanno accolto una svolta nella loro vocazione, dando pieno senso e compimento ai giorni feriali che sembravano tutti monotoni e identici.

Marana Thà, Vieni Signore Gesù!

Così anche noi possiamo dire:

Marana Tha, vieni Signore Gesù nelle nostre vite che attendono tutte un compimento!

Marana Tha, vieni Signore Gesù nella nostra storia che, per molti uomini, è storia di solitudine, privazioni, migrazioni, oppressioni…

Marana Tha, vieni Signore Gesù e insegnaci che la nostra vita non si trascina stancamente verso il nulla, ma è tutta indirizzata all’incontro con te!

Marana Tha, vieni Signore Gesù!

Provocazioni dalla Parola

  • Cosa attende la mia vita?
  • Quali sono le oppressioni e le limitazioni che soffro?
  • In generale, cosa attende il nostro tempo?
2023-11-12T19:31:34+01:00