1 domenica di Avvento: la venuta del Signore
Per introdurci
- Qual è l’identità del cristiano?
- Qual è la nostra identità di credenti?
Mi pare proprio che siamo tutti in un tempo di incertezza, di dubbio, di difficoltà grande per moltissimi aspetti della vita. Non fa eccezione la fede e così credo che siano davvero in molti a domandarsi chi sia, alla fine un cristiano. Il percorso di avvento che inizia oggi vorrei che fosse, giorno dopo giorno e, soprattutto, domenica dopo domenica, un percorso che ci aiutasse a rispondere a questa domanda, per avere qualche certezza, per avere qualche punto di riferimento, per avere qualche base solida sulla quale stare e qualche luce certa a cui illuminarsi.
Marana Thà! Vieni Signore Gesù!
Marana Thà! Vieni, Signore Gesù!
Così, subito, senza troppi giri di parole, troviamo la risposta di questa prima domenica di avvento: il cristiano è un uomo che attende il ritorno del Signore, il cristiano è un uomo che vigila nell’attesa perché è certo del ritorno di Cristo glorioso. Questa risposta è così vera tanto da farci ricordare che i cristiani della primissima generazione ritenevano che il Cristo glorioso dovesse manifestarsi da un momento all’altro e così si salutavano, dopo un incontro, dopo una celebrazione, dopo un banale e fortuito trovarsi per le faccende più diverse della vita, dicendo: “Marana thà, vieni Signore Gesù”. L’attesa di Cristo, l’attesa della sua venuta, l’attesa del suo ritorno, erano così concrete che, in qualsiasi opera fosse affaccendato un cristiano, doveva essere chiaro che quell’opera doveva riferirsi a Cristo, doveva portare a Cristo, doveva tendere a Cristo. Il che dava, come è ovvio, un ordine alle cose, un senso a tutto. Tutto quello che aveva senso fare doveva essere fatto per Cristo. Il resto non serviva, o meglio non aveva senso in ordine al ritorno di Cristo, atteso con fortissima volontà e speranza.
La Parola di Dio
LETTURA Is 24, 16b-23
Lettura del profeta Isaia
Io dico: «Guai a me! Guai a me! Ohimè!». I perfidi agiscono perfidamente, i perfidi operano con perfidia. Terrore, fossa e laccio ti sovrastano, o abitante della terra. Avverrà che chi fugge al grido di terrore cadrà nella fossa, chi risale dalla fossa sarà preso nel laccio, poiché cateratte dall’alto si aprono e si scuotono le fondamenta della terra. A pezzi andrà la terra, in frantumi si ridurrà la terra, rovinosamente crollerà la terra. La terra barcollerà come un ubriaco, vacillerà come una tenda; peserà su di essa la sua iniquità, cadrà e non si rialzerà. Avverrà che in quel giorno il Signore punirà in alto l’esercito di lassù e in terra i re della terra. Saranno senza scampo incarcerati, come un prigioniero in una prigione sotterranea, saranno rinchiusi in un carcere e dopo lungo tempo saranno puniti. Arrossirà la luna, impallidirà il sole, perché il Signore degli eserciti regna sul monte Sion e a Gerusalemme, e davanti ai suoi anziani risplende la sua gloria.
SALMO Sal 79 (80)
Fa’ splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi.
Signore, Dio degli eserciti,
fino a quando fremerai di sdegno
contro le preghiere del tuo popolo? R
Tu ci nutri con pane di lacrime,
ci fai bere lacrime in abbondanza.
Ci hai fatto motivo di contesa per i vicini
e i nostri nemici ridono di noi. R
Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi. R
EPISTOLA 1Cor 15, 22-28
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però, quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.
VANGELO Mc 13, 1-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Mentre il Signore Gesù usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta». Mentre stava sul monte degli Ulivi, seduto di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: «Di’ a noi: quando accadranno queste cose e quale sarà il segno quando tutte queste cose staranno per compiersi?». Gesù si mise a dire loro: «Badate che nessuno v’inganni! Molti verranno nel mio nome, dicendo: “Sono io”, e trarranno molti in inganno. E quando sentirete di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi; deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti in diversi luoghi e vi saranno carestie: questo è l’inizio dei dolori. Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. [Quando vedrete l’abominio della devastazione presente là dove non è lecito – chi legge, comprenda –, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda e non entri a prendere qualcosa nella sua casa, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano! Pregate che ciò non accada d’inverno; perché quelli saranno giorni di tribolazione, quale non vi è mai stata dall’inizio della creazione, fatta da Dio, fino ad ora, e mai più vi sarà. E se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessuno si salverebbe. Ma, grazie agli eletti che egli si è scelto, ha abbreviato quei giorni. Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là”, voi non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti. Voi, però, fate attenzione! Io vi ho predetto tutto.] In quei giorni, dopo quella tribolazione, “il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo».
Vangelo
Del resto le parole del Signore erano state, su questo punto, estremamente chiare. Noi le abbiamo rilette nel Vangelo di oggi.
Di fronte a uomini pii, di fronte a uomini di fede che si vantavano della bellezza del tempio, il Signore taglia corto: “non rimarrà pietra su pietra che non verrà distrutta”. Parola forse dura, che non intende dire solo quello che accadrà al tempio di Gerusalemme. In fondo questa è la fine di ogni cosa creata dall’uomo. Per quanto bella, per quanto possente, per quanto nobile, non sarà mai eterna, tutto ciò che passa deve avere, allora, la sua collocazione, il suo posto, il suo spazio. Quello giusto, senza esagerazioni, senza pretese.
O ancora: di fronte ad altri uomini che pretendevano di sapere, che volevano conoscere la fine del tempo e i segni che l’avrebbero resa riconoscibile o accompagnata, il Signore ricorda che ogni tempo è adatto all’incontro con Dio. per questo non si deve sopravvalutare ciò che nell’umanità accade da sempre: guerre, tensioni, rivolte, rivoluzioni. E nemmeno ciò che nella terra avviene da sempre: terremoti, disgrazie, calamità naturali. Tutte queste cose sono proprie dell’ordine creato, non si può fare più di tanto per evitarle, e non dicono, soprattutto, l’approssimarsi del regno di Dio.
Tutte queste cose possono dire molto sull’uomo, sul suo senso religioso, sul suo rivolgersi a Dio o sul proprio staccarsi dalla fede, sul proprio andare lontano da Dio. Questo è il vero oggetto dell’interesse del Signore che, in sostanza, insegna a leggere tutte queste cose ma con l’occhio dell’uomo di fede. Il pensiero dell’uomo di fede è quello di mantenersi pronto, perché la sua identità è quella di attendere la manifestazione del Signore. L’uomo sa, l’uomo deve sapere che la sua vita non si dirige a caso da qualche parte ma ha uno scopo: l’incontro con il Signore. Tutte queste cose che possono capitare devono fungere da richiamo: il richiamo a mettersi nelle mani di Dio, con un atteggiamento di fede sincera e profonda.
Isaia
La fede profonda di chi sta nel mondo sapendo che le cose che devono accadere, accadranno. Come diceva il profeta Isaia. Le disgrazie, le calamità, le rivoluzioni, le guerre, ci sono e ci saranno. Sempre “i perfidi agiscono perfidamente, i perfidi operano con perfidia”. Parola forte, gravissima, con queste ripetizioni che sembrano dire che tutto va male, anzi, di male in peggio. Come un uomo che “fugge al grido del terrore ma cade in una fossa, risale dalla fossa per essere preso al laccio”. Il mondo va così. Nel mondo si fanno esperienze di questo genere. Sembra che non ci sia scampo per niente. Tutto rimane sospeso, indeterminato, difficilmente si riesce a fare in modo che non si abbia questa impressione. Eppure l’uomo di fede né si lamenta, né cade in depressione. Egli sa che “il Signore degli eserciti regna sul monte Sion e a Gerusalemme e davanti ai suoi anziani risplende la gloria”. Come dire: l’uomo di fede sa che il principio di Dio rimane saldo ed è questo principio che va cercato. Dio è l’unica certezza, l’unica cosa che rimane salda. È per questo che il giusto vive di fede e continua ad accompagnare tempi difficili con la sua fede, attendendo di poter vedere Dio, attendendo di poter essere nella sua gloria, attendendo la sua manifestazione. È l’identità del credente.
Epistola
Così anche San Paolo, che è cresciuto alla scuola dei profeti, che ha incontrato il vangelo, come apostolo non vuole lasciare nell’ignoranza rispetto a questa attesa. “Fratelli, come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno in Cristo la vita”. È il senso di attesa che pervade la fede di Paolo. Egli sa che il cammino della vita è fatto di moltissime cose ed è diverso per tutti. Ma per tutti c’è un’origine: Dio, per tutti c’è un ritorno al suo mistero: la morte. Per tutti c’è una risurrezione in Cristo, che permetterà di vedere il volto del Signore o, ahimè, dovrà registrare la perenne lontananza da lui. Il cristiano è un uomo così, un uomo che attende, un uomo che va verso questa manifestazione, un uomo che sa che la vita non avviene a caso, un uomo che cerca di fare il possibile e l’impossibile per resistere e stare spiritualmente desto. Il cristiano è un uomo così, che attende che “Dio sia tutto in tutti” e, per questo, va avanti, forte di questa sua identità, affrontando le cose che occorre affrontare.
Per il nostro cammino
- Qual è, allora, la mia identità di cristiano?
- Vivo con questa certezza di essere uno che attende?
Credo che ci faccia bene sostare su questo tema, perché l’attesa del ritorno del Signore, la riflessione che la sua venuta implica, non è solo un fatto di spiritualità, non è solo un incentivo alla preghiera, ma è qualcosa che trasforma la vita.
Se attendi il ritorno del Signore, allora fai in modo di essere spiritualmente desto.
Se attendo il ritorno del Signore allora fai in modo che ogni tua giornata sia un tempo che ti è dato per avvicinarti all’incontro con Lui.
Se attendi il ritorno del Signore, non ti lasci sconvolgere da quello che accade ma fai di quello che accade un richiamo per vivere meglio la fede.
Se attendo il ritorno del Signore non stai inoperoso, ma fai fruttare i tuoi talenti come uno che ha da rendere conto.
Se attendi il ritorno del Signore non sei chiuso in te stesso, ma ti apri alle esigenze di chi vive con te e attorno a te.
Se attendi il ritorno del Signore vigili, come uno che deve rendere conto.
Se attendi il ritorno del Signore, ti comporti di conseguenza, perché non vivi come senza Dio, ma fai degli insegnamento della fede la tua bussola, il tuo orientamento verso Dio.
Se attendi il ritorno del Signore, hai un’alta stima del comportamento morale da tenere e fai di tutto per vivere i valori del Vangelo.
Se attendi il ritorno del Signore, non ti arrendi nemmeno di fronte alla morte, sorella, passo necessario per giungere a vedere Colui che ti ha ispirato ogni passo e che ha sostenuto ogni cosa della tua vita.
Impariamo, carissimi, a dire: “marana thà, vieni Signore Gesù”, nella nostra vita personale, sapendo che il tempo che ci è dato è dono, è grazie e deve essere visto come un progressivo avvicinamento al Signore.
Impariamo, carissimi, a dire: “marana thà, vieni Signore Gesù” facendo della preghiera quella lampada della vigilanza che sostiene i passi di ciascuno di noi.
Impariamo, carissimi, a dire: “marana thà, vieni Signore Gesù” per riscoprire il senso di un comportamento morale che non sia solo espressione della volontà e della cultura, ma segno che dice l’attesa che si compie.
Impariamo, carissimi, a dire: “marana thà, vieni Signore Gesù” guardando alle cose del mondo, che pure sono terribili, terrificanti, ma che mai potranno spegnere la speranza.
Impariamo, carissimi, a dire: “marana thà, vieni Signore Gesù” illuminando tutte le cose, comprese quelle che non possediamo, che non riusciamo a capire, professando solo la fede dei semplici che dicono: Dio sa! Dio rimane al suo posto! Dio tiene in mano ogni cosa. Senza mai dubitare della sua presenza e del suo aiuto.
Carissimi, impariamo anche noi a salutarci dicendo: “marana thà!”, vieni Signore Gesù. Ricordandoci chi siamo, uomini e donne che attendono. Ricordandoci chi dobbiamo essere: pellegrini di speranza nel mondo. Ricordandoci che solo chi attende vive appieno l’attesa di una rivelazione. A differenza degli altri che, senza speranza, si esaltano per le cose belle, temono per quelle brutte, sciupano quelle di cui possono godere, tutti incentrati, come sono, sul tempo presente.
Impariamo a capire chi siamo. Riscopriamo che la prima identità del cristiano è quella di essere uomo, donna che attendono. Impariamo, carissimi, a dire: “marana thà, vieni Signore Gesù” Riscopriremo la bellezza della vita e il senso dell’esistenza.
Provocazioni dalla Parola
- Vivo questa identità?
- Come posso metterla maggiormente a fuoco in questo avvento?
- Cosa programmo per questo tempo?