Mercoledì 13 dicembre

Settimana della 5 domenica di Avvento – mercoledì – Santa Lucia

La spiritualità di questa settimana

Vi ricordo ancora che siamo nella settimana in cui stiamo pensando come essere segno profetico nel mondo. Oggi siamo aiutati anche da Santa Lucia, donna che, con la sua verginità e con il suo martirio, ci sta dicendo che tutti dobbiamo essere segno del mondo che verrà.

La Parola di questo giorno

EZECHIELE 37, 15-22a
Lettura del profeta Ezechiele

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, prendi un legno e scrivici sopra: “Giuda e i figli d’Israele uniti a lui”; poi prendi un altro legno e scrivici sopra: “Giuseppe, legno di Èfraim, e tutta la casa d’Israele unita a lui”. Accostali l’uno all’altro in modo da fare un legno solo, che formino una cosa sola nella tua mano. Quando i figli del tuo popolo ti diranno: “Ci vuoi spiegare che cosa significa questo per te?”, tu dirai loro: Così dice il Signore Dio: Ecco, io prendo il legno di Giuseppe, che è in mano a Èfraim, e le tribù d’Israele unite a lui, e lo metto sul legno di Giuda per farne un legno solo; diventeranno una cosa sola in mano mia. Tieni in mano sotto i loro occhi i legni sui quali hai scritto e di’ loro: Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nella loro terra: farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d’Israele».

SALMO Sal 88 (89)

Benedetto il Signore in eterno.

Un tempo parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo:
«Ho portato aiuto a un prode,
ho esaltato un eletto tra il mio popolo.
Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato. R

Su di lui non trionferà il nemico,
né l’opprimerà l’uomo perverso.
Annienterò davanti a lui i suoi nemici
e colpirò quelli che lo odiano. R

Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza”.
Io farò di lui il mio primogenito,
il più alto fra i re della terra». R

PROFETI Os 11, 7-11
Lettura del profeta Osea

Così dice il Signore Dio: «Il mio popolo è duro a convertirsi: chiamato a guardare in alto, nessuno sa sollevare lo sguardo. Come potrei abbandonarti, Èfraim, come consegnarti ad altri, Israele? Come potrei trattarti al pari di Adma, ridurti allo stato di Seboìm? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Èfraim, perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te e non verrò da te nella mia ira. Seguiranno il Signore ed egli ruggirà come un leone: quando ruggirà, accorreranno i suoi figli dall’occidente, accorreranno come uccelli dall’Egitto, come colombe dall’Assiria e li farò abitare nelle loro case». Oracolo del Signore.

VANGELO Mt 22, 23-33
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quello stesso giorno vennero dal Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogarono: «Maestro, Mosè disse: “Se uno muore senza figli, suo fratello ne sposerà la moglie e darà una discendenza al proprio fratello”. Ora, c’erano tra noi sette fratelli; il primo, appena sposato, morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo. Alla fine, dopo tutti, morì la donna. Alla risurrezione, dunque, di quale dei sette lei sarà moglie? Poiché tutti l’hanno avuta in moglie». E Gesù rispose loro: «Vi ingannate, perché non conoscete le Scritture e neppure la potenza di Dio. Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo. Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è il Dio dei morti, ma dei viventi!». La folla, udendo ciò, era stupita dal suo insegnamento.

Ezechiele

Se rileggete la profezia di Ezechiele, vi accorgerete che essa si interpreta da sola. Vi ricordo solo che il regno di Israele antico, al momento in cui il profeta vive e scrive, è diviso in due parti. Ma essi sono l’unico popolo che Dio si è scelto! Il profeta ne ha la consapevolezza. È per questo che la voce di Dio lo chiama ad un’azione profetica: prendere due legni e tentare di metterli insieme, come se fossero una cosa sola, per ricordare all’Israele di quel tempo, che solo nell’unione avrebbero reso gloria a Dio e sarebbero stati segno profetico della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Così il profeta sta dicendo che, in ogni tempo, la ricerca di unione, la fatica per essere unico popolo di Dio, al di là delle differenze che si vivono, sarà segno profetico. Il richiamo è anche per noi. A qualsiasi livello – in famiglia, nella società, nella Chiesa, nella politica, nel mondo… – l’unità cercata, perseguita magari anche a prezzo di grandi sforzi, sarà sempre un segno provocatorio e, quindi, profetico. Vi ricordo ancora che siamo nel 15° anno di vita della comunità pastorale e che anche a noi è chiesto di essere, proprio per questo, segno profetico in mezzo al popolo in cui abitiamo. Non ci sfugge, poi, come cristiani, che Gesù ha redento tutto il popolo di Dio sulla Croce, pendendo dal legno, diventando, come dice San Paolo, lui stesso maledizione perché la benedizione di Dio giungesse a noi, proprio attraverso quel legno. Nel segno del profeta possiamo anche vedere la Croce del Signore alla quale siamo sempre richiamati. Essa è vero segno profetico e vero segno di benedizione nel mondo.

Osea

Anche l’immagine utilizzata da Osea è immediatamente comprensibile. Abitare in una casa è segno di sicurezza, di pace, di intimità. Avere una casa significa avere un luogo per vivere, un luogo per ripararsi, un luogo per vivere accanto ai propri affetti più importanti ed intimi. Non avere una casa significa non avere tutto questo. Israele lo sa benissimo, perché ricorda sempre il suo essere stato nomade, il suo non avere avuto una casa, il tempo in cui tutto era precario e instabile. Il profeta utilizza questa immagine per dire due cose: anzitutto che la stabilità di una vita viene solo da Dio. Essere segno profetico per il mondo significa dire a tutti questa verità. È la verità che noi tentiamo di dire anche con questa nostra presenza, con questa nostra preghiera. In secondo luogo il profeta ricorda che la vera stabilità sarà solo quando Dio sarà tutto in tutti, come dice San Paolo. Meta verso la quale anche noi ci sentiamo protesi.

Vangelo

Il Vangelo di oggi è una presa in giro di Gesù. È un modo con cui chi non credeva nella vita eterna alla quale il Signore richiama, ha preso in giro il Signore stesso. Un modo per dire che chi vive guardando al cielo è un po’ un allocco, uno che perde il senso delle cose, uno che non vive il senso del tempo. Gesù accetta che lo si prenda in giro, ascolta questa sorta di barzelletta con la quale si rivolgono a lui per provocarlo. Come sempre lascia fare. Ma quando prende la parola, si prende anche la rivincita. A cosa è chiamato il credente? In che cosa la sua vita dovrebbe differenziarsi da quella di tutti? Egli è chiamato ad essere “come un angelo del cielo” già in mezzo al mondo, perché è solo ricordando a cosa siamo chiamati – e cioè alla vita eterna – che si possono fare adesso quelle scelte che ci avvicineranno alla comunione piena e perfetta con Dio e in Dio. Essere come angeli del cielo non significa essere incapaci di amare, astenersi dal matrimonio… tutte cose che diverse sette eretiche o scismatiche hanno cercato di dire. Essere come angeli del cielo significa vivere queste realtà come via per arrivare a quelle. È il senso di santità che rende ogni cosa via di santificazione e di salvezza, vero segno profetico per l’umanità.

Così anche noi scopriamo di essere sempre chiamati a quel gusto della santità che dona senso, cuore, vita, speranza a tutte le cose che viviamo e nelle quali speriamo. È, in fondo, la sapienza di quel detto che ci chiede di “vivere nel mondo ma come se non fossimo del mondo”, cioè vivendo tutte le realtà che ci vengono proposte, ma mirando ad un oltre che rimane sempre più in là.

Marana Thà, Vieni Signore Gesù!

Così anche noi possiamo dire:

Marana Tha, vieni Signore Gesù e anche nell’approssimarsi di questo Natale, insegnaci che l’unità cercata e vissuta è sempre profezia e segno di fede e di vita eterna.

Marana Tha, vieni Signore Gesù, anima le nostre case, perché il senso di accoglienza, di raduno, di festa che segnerà queste feste natalizie, possa essere segno profetico di quello che viviamo per te e nel tuo nome.

Marana Tha, vieni Signore Gesù e ricordaci che siamo chiamati a passare in questo mondo, accettando le sue leggi e le sue sfide, ma sempre mirando a quella vita eterna che tu hai già realizzato per noi.

Marana Tha, vieni Signore Gesù!

Provocazioni dalla Parola

  • Vivo il segno di unità come segno di profezia?
  • Passo per il mondo animato dal richiamo all’eternità che il Signore mi dona?
  • Attendo di vivere nell’eternità come un ritorno a casa?
2023-12-06T08:32:14+01:00