2 domenica dopo l’Epifania
Per introdurci
- Che gioia e che consolazione esprime la nostra vita?
- Che relazione c’è tra gioia e doveri?
- Può una gioia nascere anche nel compimento di un dovere?
Credo che questa seconda domenica dopo l’Epifania voglia, in fondo, rispondere a queste domande.
La Parola di Dio
LETTURA Is 25, 6-10a
Lettura del profeta Isaia
In quei giorni. Isaia disse: «Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni. Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: “Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte”».
SALMO Sal 71 (72)
Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
egli solo compie meraviglie.
Il Signore libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri. R
Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato. R
Benedetto il Signore, Dio d’Israele:
egli solo compie meraviglie.
E benedetto il suo nome glorioso per sempre:
della sua gloria sia piena tutta la terra. R
EPISTOLA Col 2, 1-10a
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
Fratelli, voglio che sappiate quale dura lotta devo sostenere per voi, per quelli di Laodicèa e per tutti quelli che non mi hanno mai visto di persona, perché i loro cuori vengano consolati. E così, intimamente uniti nell’amore, essi siano arricchiti di una piena intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo: in lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza. Dico questo perché nessuno vi inganni con argomenti seducenti: infatti, anche se sono lontano con il corpo, sono però tra voi con lo spirito e gioisco vedendo la vostra condotta ordinata e la saldezza della vostra fede in Cristo. Come dunque avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, radicati e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando nel rendimento di grazie. Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui.
VANGELO Gv 2, 1-11
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Vangelo
A dirlo è, anzitutto, il miracolo delle nozze di Cana. Festa di nozze, festa di gioia giacché, da sempre, l’immagine del matrimonio è legata alla gioia. La festa per un matrimonio è, per eccellenza, la festa della vita, quella più attesa, quella più sognata. Anche in un’epoca come la nostra dove ci si sposa pochissimo, quando si decide di fare questo passo l’attenzione e la preoccupazione è, anche esageratamente, proprio per la festa.
La narrazione di questo primo miracolo ruota tutta attorno a quell’affermazione della Vergine ai servi: “qualsiasi cosa vi dica, fatela!”.
Anzitutto espressione strana. Maria parla poco, nel Vangelo, parla pochissimo e quelle poche parole che dice sono tutte rivolte alla sua condizione, al suo matrimonio o alla preoccupazione per suo Figlio. Sono sempre parole dolci, ma, in questo caso, siamo quasi di fronte ad un comando. Quello di Maria sembra essere non un suggerimento, ma quasi un ordine. Se, poi, è stata ascoltata, si vede che i servitori sapevano bene chi fosse e quale ruolo avesse a quel matrimonio, altrimenti non avrebbero messo in atto quello che chiedeva.
Se poi si considera che Maria non sa quello che sta per fare Gesù, queste parole suonano ancora più strane. Fino ad ora non c’è stata nessuna “manifestazione” della sua divinità, non c’è stato nessun miracolo. Cosa intende dire Maria con questa fiducia illimitata espressa al Signore?
Credo che la risposta a queste domande venga dal Magnificat, il canto di lode che tutti conosciamo bene e che Maria ha detto pensando a sé stessa, alla sua condizione, alla gioia che invadeva il suo animo per quella presenza di Dio accanto a Lei che avrebbe preso corpo dentro di lei. Maria riconosce e, per questo canta, che la fede è fonte di gioia. È per questo che si dispone a fare quello che Dio le ha detto di fare. “eccomi, sono la serva del Signore” aveva detto a Nazareth. Avendo riconosciuto che quella è stata la causa della sua gioia, Maria consiglia di fare esattamente questo ai servitori di quel matrimonio. “Qualsiasi cosa vi dica fatela!”, come dire: dal momento che io ho fatto quello che il Signore mi ha chiesto e continuamente gioisco per questo, fate anche voi la stessa cosa e gioirete, date una mano a questi sposi facendo quello che Gesù vi dice di fare e farete felici anche loro. Maria riconosce che la fede è fonte di gioia nell’ordinario: nella casa di Nazareth come in quella di Cana di Galilea; nel segreto della annunciazione a lei riservata come a quel contesto pubblico di matrimonio; per la sua persona come per quella di quegli sposi e, in realtà per tutti. Maria insegna e testimonia che la fede praticata facendo quello che dice di fare il Signore è fonte di gioia.
Epistola
Del medesimo parere sembra anche Paolo, nell’Epistola ai Colossesi. Egli, anzitutto attesta che la fede è sempre una lotta. Una lotta interiore, una lotta per la gioia, una lotta per arrivare ad avere quelle cose che la fede promette e che, spesso, è difficile ottenere perché non ci applichiamo a sufficienza. Anche San Paolo risponde alla domanda: cosa bisogna fare perché la fede sia fonte di gioia? Con precise indicazioni.
Essere intimamente uniti nell’amore. Questa è la prima condizione. La fede diventa fonte di gioia quando apre ad amare gli altri, perché la fede è sempre un aumento di amore, è sempre una promozione dell’umanità di chi la pratica. Quando si è uniti nell’amore a qualcuno – che sia il matrimonio o che sia qualsiasi altra relazione che è possibile instaurare nella vita – c’è sempre un aumento di gioia. La fraternità, potremmo dire, è la prima cosa da realizzare se si vuole essere nella gioia.
Arricchirsi di una piena intelligenza per conoscere il mistero di Cristo. La fede è fonte di gioia ma perché questo avvenga occorre approfondire la fede stessa, ovvero la propria conoscenza del mistero di Cristo. La fede diventa fonte di gioia quanto più uno approfondisce la sua fede. Quando la fede è superficiale, quando la fede non è approfondita, quando la fede è solo abbozzata, non diventa fonte di gioia.
Avere una condotta ordinata ed esprimere una saldezza di fede, essere radicati in Cristo. Con queste parole San Paolo invita alla perseveranza. La fede diventa fonte di gioia solo quando è perseverante, solo quando è costante. Quando non c’è costanza, quando non c’è perseveranza, la fede non diventa fonte di gioia, perché manca la radicalità. La fede diventa fonte di gioia, si trasforma in fonte perenne ed inesauribile di gioia solo quando c’è costanza, senso di appartenenza ecclesiale, condivisione con una comunità. Essere radicati in Cristo significa poi, come diceva l’Apostolo, anche sopportare le difficoltà di ogni genere e di ogni tipo che arrivano nella vita. Paolo sa bene che le difficoltà potrebbero anche essere un disincentivo e, per questo, richiama il dovere della perseveranza e della costanza.
Sovrabbondare nel rendimento di grazie. Il “rendimento di grazie” per eccellenza è la celebrazione dell’Eucarestia, a cui si richiama anche la prima lettura, con l’immagine del banchetto. Dunque, per un cristiano, l’Eucarestia stessa è fonte di grazie, l’eucarestia stessa è fonte di gioia, l’eucarestia stessa, dal momento che ridona la presenza di Cristo, è fonte di pacificazione e, quindi, di gioia con il Signore.
“E’ in lui che abita corporalmente la pienezza della divinità, voi partecipate della pienezza di Lui”, poteva poi concludere San Paolo, ricordandoci così che chi si avvicina a Cristo con questa fede riceve ogni gioia e ogni pace, mentre chi non si accosta a Cristo se non superficialmente non potrà assolutamente ottenere tutto questo.
Bellissima, infine, la frase finale. La gioia del cristiano è, per questo, una gioia che nasce da una partecipazione, senza la quale non c’è assolutamente possibilità di gioire, se non superficialmente, in modo parziale, in modo limitato.
Isaia
Anche il profeta si unisce a questa riflessione. Intanto per l’immagine del banchetto che, in questo caso, è il banchetto di sapienza che Dio imbandisce per tutti. Come dire: tutti sono invitati a gioire con Dio, a scoprire la gioia che viene dalla fede, ma possono trovare questa gioia solo quelli che vivono, praticano, si immergono in questo banchetto. Se uno si astiene da tutto questo, non potrò ricevere mai nulla del genere.
Per il nostro cammino
Torno alla provocazione iniziale: i cristiani di oggi, che siamo tutti noi, sanno mettere in pratica queste raccomandazioni? Sappiamo fare quello che il Signore ci dice? Sappiamo avere un cammino di fede costante? Sappiamo trovare nell’Eucarestia la fonte di ogni gioia e di ogni pace che è Gesù Cristo?
Ciascuno, certo, saprà rispondere per sé, ma se devo rispondere guardando al tempo che stiamo vivendo, certo è difficile dire questo. È difficile dire che oggi c’è attenzione al mistero di Cristo, è difficile, oggi, vedere una vera centralità dell’Eucarestia. Certo, voi siete presenti regolarmente, ma guardate al dato generale: moltissimi cristiani, specie le famiglie e i più giovani, non hanno un criterio di celebrazione eucaristica molto alto. Soprattutto, oggi, non regge più l’idea del precetto festivo. Queste “regole”, perché sono anche tali, della Chiesa, avevano un solo scopo: permette a tutti di avvicinarsi, di abbeverarsi a quella sorgente fondamentale di gioia che è la fede, che è l’Eucarestia, che è l’incontro con Cristo. Avere distolto lo sguardo da tutto questo, non radicarci nella fede, ha portato alla gioia?
Personalmente non vedo segno di questo genere. Allora disponiamoci anche noi a “fare tutto quello che il Signore dice”, ovvero a radicarci in una più profonda conoscenza di Lui che è la conoscenza della scrittura, che è la conoscenza della preghiera.
Disponiamoci ad essere radicati in Lui e a partecipare della pienezza di Lui, vale a dire fidiamoci dell’Eucarestia, che, con forza, sempre vi richiamo. La fede non è fatta sempre e solo di cose nuove, ma anche di fedeltà anche di radicalità, anche di paziente cammino.
- Dove vuoi costruire la tua gioia?
Ricordati che lì dove è il tuo cuore, come dice il Signore nel Vangelo, lì sarà anche la tua gioia. Cerchiamo, di comprendere questa verità e, come a Cana di Galilea, anche noi conosceremo quella gioia che viene dalla vicinanza del Signore, fonte di ogni gioia e di ogni pace.