Settimana della 2 domenica dopo l’Epifania – lunedì
La spiritualità di questa settimana
Iniziamo la seconda settimana dopo l’Epifania. Sant’Antonio e San Sebastiano sono i grandi santi che celebreremo questa settimana, ma il vero centro sarà la Cattedra di San Pietro, giorno che vuole aiutarci a vivere bene i nostri legami con la Chiesa di Roma e con il Papa.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sir 44, 1. 23g 45, 1. 6-13
Lettura del libro del Siracide
Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Il Signore Dio fece sorgere un uomo mite, che incontrò favore agli occhi di tutti, amato da Dio e dagli uomini: Mosè, il cui ricordo è in benedizione. Egli innalzò Aronne, santo come lui, suo fratello, della tribù di Levi. Stabilì con lui un’alleanza perenne e lo fece sacerdote per il popolo. Lo onorò con splendidi ornamenti e gli fece indossare una veste di gloria. Lo rivestì con il massimo degli onori, lo coronò con paramenti di potenza: calzoni, tunica ed efod. Lo avvolse con melagrane e numerosi campanelli d’oro all’intorno, che suonassero al muovere dei suoi passi, diffondendo il tintinnio nel tempio, come memoriale per i figli del suo popolo. Lo avvolse con una veste sacra d’oro, violetto e porpora, opera di ricamatore, con il pettorale del giudizio, con i segni della verità e con tessuto di scarlatto filato, opera d’artista, con pietre preziose, incise come sigilli, incastonate sull’oro, opera d’intagliatore, quale memoriale, con le parole incise secondo il numero delle tribù d’Israele. Sopra il turbante gli pose una corona d’oro con incisa l’iscrizione sacra, insegna d’onore, lavoro vigoroso, ornamento delizioso per gli occhi. Prima di lui non si erano viste cose tanto belle, mai uno straniero le ha indossate, ma soltanto i suoi figli e i suoi discendenti per sempre.
SALMO Sal 98 (99)
Esaltate il Signore, nostro Dio.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.
Egli è santo!
Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
Samuele tra quanti invocavano il suo nome:
invocavano il Signore ed egli rispondeva. R
Parlava loro da una colonna di nubi:
custodivano i suoi insegnamenti
e il precetto che aveva loro dato.
Signore, nostro Dio, tu li esaudivi. R
Eri per loro un Dio che perdona,
pur castigando i loro peccati.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R
VANGELO Mc 3, 7-12
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Il Signore Gesù con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidone, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.
Vangelo
Il Vangelo, molto spesso, ci aiuta a capire che c’è molta gente che segue il Signore: gli apostoli, certamente, poi quel secondo nucleo che il Signore costituì, quello dei 72 discepoli e poi molta gente comune. Gente che andava ad ascoltarlo per una volta soltanto, o gente che si era “affezionata”, per così dire, al Maestro e lo seguiva, magari facendo anche lunghi tratti di cammino. La fede richiama sempre le persone di buona volontà, che, per quanto “piccolo gregge”, sono sempre molto numerose. Ciò che più conta, nel Vangelo, sono i gesti del Signore, che sono sempre gesti di comprensione, di misericordia, di attenzione. Anzitutto l’attenzione che Gesù mette perché la gente possa ascoltarlo, ecco lo “stratagemma” di avere sempre una barca a disposizione, così che, allontanandosi un poco dalla riva, Gesù possa parlare anche alle grandi folle. Poi l’attenzione ai malati, che, sempre, si fanno intorno numerosi al Signore. Gesti concreti, gesti umili, gesti, se vogliamo, normali. Eppure gesti pieni di attenzione, di cordialità, di amore. Sono questi gesti che rivelano la sua divinità – certamente – ma anche tutta la sua umanità, perché dicono come il mistero dell’Incarnazione, che noi abbiamo celebrato da poco nella sua massima espressione, il Natale, è veramente assunto da Cristo con dignità e con totale adesione alle sofferenze dell’uomo.
Siracide
Qualcosa del genere ci viene detto dal Siracide che ci ha presentato Mosè. Ovviamente non possiamo paragonare Mosè, il profeta, al Signore. Per quanto grande, per quanto unico, Mosè è pur sempre un uomo. Eppure il Siracide ci dice che quest’uomo, lasciando risplendere i segni della fede, ha vissuto una conformità al mistero di Dio così grande da diventare l’araldo di Dio, l’annunciatore di Dio, il “rappresentante” di Dio in mezzo al suo popolo. Mosè ha dei segni di onore che Cristo non ha e non chiede. Certo la tunica di Gesù era preziosa, ma non come quella di Mosè, con tutti i suoi ricami. Nemmeno il Signore ha poi usato i campanellini d’oro che, invece, erano cuciti sull’orlo della tunica di Mosè per avvisare chiunque del suo passaggio. Tutti segni di onore, tutti segni di gloria, tutti segni di importanza attribuiti a Mosè proprio per dire quanto è importante il dono della fede. Quella fede che il Signore Gesù verrà a suscitare nella gente comune, e che Mosè cercava di tenere viva nel suo popolo, popolo numeroso e, sempre, popolo di dura cervice.
Per noi e per il nostro cammino
-
- Ci sentiamo popolo del Signore?
- Avvertiamo i segni di amore, di affetto che il Signore usa anche con noi?
Credo che siano queste due le provocazioni che possiamo trarre oggi dalla Parola di Dio. Anzitutto la prima: ci sentiamo popolo di Dio? La gente sulle rive del lago, ma anche la gente che stava attorno a Mosè, ha certamente la consapevolezza di essere popolo del Signore, gente radunata nel nome di Dio, gente che sa che la fede è una realtà importante e, per questo, in un modo o nell’altro, cerca di viverla come può, con coraggio, con grinta, oppure lasciandosi trascinare dagli altri. È chiaro che, nei due gruppi dei quali ci parlava la Scrittura, c’è un po’ di tutto. Eppure non viene meno, né nell’uno come nell’altro, la coscienza di essere popolo di Dio. Forse a noi manca un poco questa coscienza. Certo, sappiamo che la fede è un dono, sappiamo che la Chiesa raduna, ma ci manca la forza per portare questa intuizione alle sue naturali conseguenze. Se siamo popolo di Dio, allora lasciamoci radunare dal Signore! Se siamo popolo di Dio, allora valorizziamo tutte quelle forme con le quali il Signore ci raduna, anche gli uomini, le donne di Dio che ci parlano di fede e che ci richiamano la bellezza del credere. Credo che, come primo spunto di meditazione, tutti, oggi, dovremmo lavorare su questo aspetto della Parola di Dio di oggi.
Il secondo aspetto. Sia il Primo Testamento che il Secondo, mettono bene in luce che Dio usa sempre gesti di attenzione, parole di amore, con coloro che lo cercano, con coloro che si mettono, in qualche modo, a camminare con lui. Se siamo qui, oggi, è perché anche noi dovremmo avere intuito qualcosa del genere. Credo che sia indispensabile, per tutti noi, cercare di fare nostra questa istruzione della Parola di Dio e cercare, anche nella giornata che stiamo vivendo, di vedere quali sono i gesti di amore con i quali Dio ci parla oggi. Perché – e questo è certo – non c’è mai un singolo giorno nel quale Dio non ci parli dei suoi doni e della tenerezza con cui Egli ci segue!