Martedì 14 gennaio

Settimana della 1 domenica dopo l’Epifania – Martedì

La spiritualità di questa settimana

Ricordo a tutti che la traccia spirituale di questo tempo è data dal libro del Siracide, nel tempo in cui la Chiesa ci aiuta a contemplare e a mettere al centro della preghiera la sapienza di Israele.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sir 42, 15-21
Lettura del libro del Siracide

Ricorderò ora le opere del Signore e descriverò quello che ho visto. Per le parole del Signore sussistono le sue opere, e il suo giudizio si compie secondo il suo volere. Il sole che risplende vede tutto, della gloria del Signore sono piene le sue opere. Neppure ai santi del Signore è dato di narrare tutte le sue meraviglie, che il Signore, l’Onnipotente, ha stabilito perché l’universo stesse saldo nella sua gloria. Egli scruta l’abisso e il cuore, e penetra tutti i loro segreti. L’Altissimo conosce tutta la scienza e osserva i segni dei tempi, annunciando le cose passate e future e svelando le tracce di quelle nascoste. Nessun pensiero gli sfugge, neppure una parola gli è nascosta. Ha disposto con ordine le meraviglie della sua sapienza, egli solo è da sempre e per sempre: nulla gli è aggiunto e nulla gli è tolto, non ha bisogno di alcun consigliere.

SALMO Sal 32 (33)

Della gloria di Dio risplende l’universo.

Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. R

Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.
Tema il Signore tutta la terra,
tremino davanti a lui gli abitanti del mondo,
perché egli parlò e tutto fu creato,
comandò e tutto fu compiuto. R

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
È in lui che gioisce il nostro cuore,
nel suo santo nome noi confidiamo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R

VANGELO Mc 1, 14-20
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Dopo che Giovanni fu arrestato, il Signore Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Siracide

La lettura di oggi pone l’accento su riflessioni molto concrete.

  1. La sapienza degli uomini è limitata. Dio non rivela tutto nemmeno ai santi, diceva il sapiente, per dire che l’intelligenza dell’uomo è limitata, non comprende tutto, non può abbracciare tutto. Nemmeno i più stretti amici di Dio sono stati illuminati dalla sapienza in modo così singolare da possedere tutta la sapienza. Ogni uomo porta con sé un pezzettino della sapienza di Dio, ma nessuno può possederla tutta.
  2. Proprio per questo ha senso un cammino continuo di ricerca della sapienza. Poiché la sapienza di Dio è infinita, è bene che l’uomo si incammini verso una comprensione sempre più profonda di essa. Anche questo cammino non avrà fine, sarà illimitato, perché le profondità della sapienza di Dio sono tali. Compito bellissimo e pieno di novità sarà cercare sempre più un approfondimento di tutte le realtà. Lo studio, l’approfondimento della sapienza, quando è vissuto con onestà porta sempre a Dio.
  3. In terzo luogo, il sapiente professa la “stabilità” di Dio. Egli è il solo che è da sempre e per sempre, il solo che guida l’uomo ad una comprensione sempre più vera della sapienza. Mentre tutto passa, mentre tutto muta, solo il mistero di Dio rimane immutato e immutabile.

Vangelo

Queste tre consapevolezze si uniscono alla pagina della chiamata dei primi discepoli. Uomini che hanno una sapienza molto limitata: conoscono poco e tutto quello che conoscono deriva dalla loro esperienza di pescatori del lago e da ciò che a loro è stato tramandato. Eppure questi uomini hanno una loro sapienza di fede. Essi sanno che ogni cosa è nelle mani di Dio. Ecco perché, quando incontrano il Signore e la sua chiamata, prontamente aderiscono, iniziando un cammino diverso. Il cammino, se vogliamo, espresso dal Siracide. Essi, fidandosi di Dio e basandosi sulla fede, iniziarono un cammino di sequela per essere, poi, pescatori di uomini. Mettendosi alla scuola del Vangelo e alla scuola di Gesù, la sapienza incarnata, essi impararono tutto ciò che servì nel loro ministero per dirigersi verso il Signore e per giungere ad una conoscenza sempre più vera e profonda della sua misericordia e del suo amore. Eppure, nonostante questa loro disponibilità, nonostante la santità che seppero vivere, nemmeno i primi discepoli acquisirono tutta la sapienza. La loro limitatezza gli ricordò il proprio essere creature mortali, finite, non in grado di bastare a sè stesse. Ecco perché i primi discepoli, mentre si misero in cammino dietro al Signore e divennero suoi annunciatori, non dimenticarono mai la propria origine e la propria radice, mantenendosi aperti ad una più profonda conoscenza del Mistero che fu il vero faro guida di tutta la loro esistenza.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Noi siamo lontani anni luce da questo modo di pensare. Intanto perché vorremmo avere in noi tutta la sapienza possibile ed immaginabile e poi perché non facciamo della vita un itinerario di progressiva conoscenza di Dio che faccia crescere in noi il desiderio della visione del suo volto, ultimo salto prima di essere immersi nella sua sapienza e nella sua visione. Mentre siamo molto concentrati su cammini di conoscenza di cose umane, difficilmente facciamo nascere in noi quel desiderio di Dio che dovrebbe essere ciò che ci sostiene nei momenti ultimi dell’esistenza, prima di consegnarci alla gloria del Padre. Forse miriamo più ad essere “eruditi” che “sapienti”! Credo allora che questo giorno ci possa mettere in comunione con gli apostoli e soprattutto con San Pietro, come faremo anche alla fine della settimana, per chiedere a Dio Padre di aumentare in noi quella sapienza che nasce dal desiderio della visione del suo volto, secondo la sua stessa promessa.

Provocazioni

  • Che senso ha, per me, il sapermi limitato?
  • Il mio cammino di sequela del Signore, sta accendendo in me il desiderio delle cose di Dio?
2025-01-17T21:01:40+01:00