Settimana della 1 domenica dopo l’Epifania – mercoledì
La spiritualità di questa settimana
Ricordo a tutti che la traccia spirituale di questo tempo è data dal libro del Siracide, nel tempo in cui la Chiesa ci aiuta a contemplare e a mettere al centro della preghiera la sapienza di Israele.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sir 43, 1-8
Lettura del libro del Siracide
Vanto del cielo è il limpido firmamento, spettacolo celeste in una visione di gloria. Il sole, quando appare nel suo sorgere, proclama: «Che meraviglia è l’opera dell’Altissimo!». A mezzogiorno dissecca la terra e di fronte al suo calore chi può resistere? Si soffia nella fornace nei lavori a caldo, ma il sole brucia i monti tre volte tanto; emettendo vampe di fuoco, facendo brillare i suoi raggi, abbaglia gli occhi. Grande è il Signore che lo ha creato e con le sue parole ne affretta il corso. Anche la luna, sempre puntuale nelle sue fasi, regola i mesi e indica il tempo. Viene dalla luna l’indicazione di ogni festa, fonte di luce che decresce fino a scomparire. Da essa il mese prende nome, mirabilmente crescendo secondo le sue fasi. È un’insegna per le schiere in alto, splendendo nel firmamento del cielo.
SALMO Sal 103 (104)
Tutto hai fatto con saggezza, Signore.
Hai fatto la luna per segnare i tempi
e il sole che sa l’ora del tramonto.
Stendi le tenebre e viene la notte:
in essa si aggirano tutte le bestie della foresta.
Sorge il sole: si ritirano
e si accovacciano nelle loro tane. R
Tu mandi nelle valli acque sorgive
perché scorrano tra i monti,
dissetino tutte le bestie dei campi
e gli asini selvatici estinguano la loro sete.
In alto abitano gli uccelli del cielo
e cantano tra le fronde. R
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature. R
VANGELO Mc 1, 21-34
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. A Cafàrnao, il Signore Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea. E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Siracide
La lettura di oggi pone l’accento su riflessioni che, forse, abbiamo fatto anche noi in qualche momento della vita. La lettura ci ha proposto un’esaltazione del sole, al cui calore tutto diventa bello e che fa nascere la vita. Ma anche il cielo stellato e la luna, che erano parte del secondo insegnamento, sono, da sempre oggetto di contemplazione. Quando l’uomo si apre alla contemplazione di cose così grandi, dice il Siracide, poi trova maggior gusto per le cose della vita. La contemplazione delle grandi realtà del cosmo, diventa, poi, occasione per approfondire meglio il suo mistero e per gustare maggiormente le cose dell’esistenza. Il sapiente è conscio che da una profonda e vera contemplazione delle cose create, discende un grande gusto per le cose della vita di ogni giorno.
Vangelo
Potremmo rileggere così il Vangelo. Nella sinagoga di Cafarnao c’è, per lo più, gente povera, poco istruita, poco sapiente, gente che vive del lavoro dei poveri: l’agricoltura, la pesca, il piccolo commercio. Eppure è gente che, già dentro un itinerario di fede, già abituata alla preghiera, quando sente la parola di Gesù trova un nuovo immediato gusto per le cose della vita. Potremmo dire che la contemplazione del mistero di Dio che Gesù accende nel cuore permette a tutti loro di gustare meglio le cose della vita.
Così come i malati che vengono portati da Gesù. Ovviamente erano persone che avevano una vita molto limitata, una vita che, certamente, non aveva molto da gustare. Eppure vengono portati dal Signore perché i loro parenti, i loro amici, desiderano che anche loro possano gustare qualche cosa della vita in forma nuova. La guarigione che il Signore propone, è un modo per dire a tutti che ciascuno può gustare le cose dell’esistenza, in qualsiasi età della vita e in qualsiasi condizione. Dal gusto delle cose della vita discende anche un modo di vivere che può essere secondo la fede o senza di essa. Il primo apre a orizzonti così aperti di contemplazione tali da accendere un rinnovato gusto per le cose dell’esistenza in chiunque.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Non credo che siamo molto diversi dalla gente di Cafarnao! Anche noi abbiamo le piccole cose della nostra vita che, poi, generano anche in noi qualche peso, qualche difficoltà, qualche fatica di accettazione delle realtà dell’esistenza che creano la loro routine. Così come anche per molti di noi si rinnova il dolore a causa di una malattia che spegne il gusto dell’esistenza. La Parola di Dio di oggi ci sta dicendo che la fede sa accendere il gusto della vita anche nelle cose abitudinarie dell’esistenza, anche quando tutto ha una sua routine e un suo modo di procedere, anche quando tutto sembra tremendamente normale. La fede accende sempre il gusto per le cose del tempo presente, oltre a sostenere in modo straordinario il gusto per le cose future, il gusto per le cose dell’eternità. Ne deriva che la descrizione dell’uomo di fede è sempre la descrizione di un uomo appassionato. Appassionato anche delle cose piccole, anche delle cose del tempo, anche delle cose che mutano. Il credente si lascia guidare anche dalla passione per queste cose verso Dio. Il credente, detto in altre parole, non è mai ripiegato su sé stesso e osa sempre alzare lo sguardo verso Dio, dal quale proviene davvero ogni bellezza e ogni altra cosa della vita. Auguriamoci anche noi di vivere questa contemplazione per avere sempre una grande stima delle cose di cui è fatta la nostra vita, anche quelle banali, anche quelle abitudinarie, anche quelle legate alla routine dei nostri giorni. È proprio a partire da esse che il Signore accende in noi una rinnovata capacità di ricerca e di approfondimento del suo mistero. Questa rinnovata passione nasce, però, quando si sa alzare lo sguardo verso l’alto, quando si sa uscire un po’ da quella pesantezza dei giorni che rende sempre uguale la nostra vita: insomma, senza una vera contemplazione ricadremo, prima o poi, nell’abitudinarietà della vita. Ecco il perché della necessità di una contemplazione profonda anche di cose piccole. Il gusto del bello apre sempre alla dimensione nuova del gusto per la vita. Perfino da anziani e da malati.
Provocazioni
- So alzare lo sguardo verso le cose belle che Dio predispone per me?
- Contemplo anche le cose belle che gli uomini creano o sanno fare?
- Tutto questo mi apre ad un gusto per le cose della vita?