Settimana dell’ultima domenica dopo l’Epifania – mercoledì – Santi Cirillo e Metodio
La spiritualità di questa settimana
Oggi festeggiamo i Santi Cirillo e Metodio. Purtroppo questi santi devono sempre un po’ combattere contro San Valentino! Non nel senso della fede, per la quale sono uniti tutti nell’amore di Dio, ma nel nostro tempo, nel nostro mondo. Oggi, infatti, è il giorno in cui molti festeggiano il fidanzamento, anche se credo che sia più una trovata commerciale che non un invito alla preghiera e alla riflessione. Così vorrei che per noi, in questo anno nel quale stiamo dedicando molta attenzione alla riflessione sull’amore umano, anche questa giornata possa diventare un’occasione per un passo in più nella riflessione.
La Parola di questo giorno
LETTURA Is 52, 7-10
Lettura del profeta Isaia
Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio». Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion. Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.
Oppure:
LETTURA AGIOGRAFICA
Vita dei santi Cirillo, monaco, e Metodio, vescovo
I fratelli Cirillo e Metodio, nati a Tessalonica all’inizio del secolo IX, svolsero presso le popolazioni slave insediatesi nelle regioni del bacino danubiano un’azione missionaria, caratterizzata da una speciale attenzione ai costumi e alla lingua di quelle genti, ch’essi inserirono a pieno titolo nell’ecumene cristiana. Cirillo aveva ricevuto al fonte battesimale il nome di Costantino, con cui fu conosciuto dai suoi contemporanei; studiò a Tessalonica e, successivamente, a Costantinopoli alla scuola di insigni maestri, tra i quali il futuro patriarca Fozio. Divenuto professore nell’Università della Nuova Roma, si meritò il titolo di ‘filosofo’ e, pur rifiutando alte cariche istituzionali, fu chiamato dall’autorità imperiale a svolgere delicate ambascerie presso il califfo musulmano e presso il khan dei Khazari. Preparandosi a questo secondo delicato incarico, Costantino a Cherson, sul Mar Nero, recuperò le reliquie del papa romano Clemente, ivi sepolte. Per parte sua, il fratello di Costantino, di lui più anziano, avendo ricevuto un’accurata formazione giuridica, era assurto ad alte cariche amministrative. Sentendosi peraltro chiamato a una più intensa vita spirituale, egli decise di abbandonare il fasto dei pubblici onori e si ritirò presso una comunità monastica sul monte Olimpo, in Bitinia, assumendovi il nome di Metodio. Nell’anno 863 giunse all’imperatore Michele III, da parte del principe moravo Rastislav, la richiesta di un maestro per gli Slavi. La scelta dell’imperatore e del patriarca Fozio cadde su Costantino, il quale volle associare a sé nella missione il fratello Metodio, che già lo aveva accompagnato nell’ambasceria presso i Khazari. Con alcuni discepoli, Costantino il filosofo e Metodio per quasi quattro anni realizzarono un lavoro missionario che diede ottimi risultati. Curarono la formazione del clero per assicurare alla Chiesa slava la propria struttura gerarchica. Provvidero i popoli slavi di un proprio alfabeto, adatto a dare forma scritta alla loro lingua, che i due fratelli introdussero anche nel culto. In tal modo Costantino e Metodio realizzarono compiutamente la loro missione tra le genti slave, alle quali erano stati inviati e che essi avviarono alla conoscenza della parola di Dio e alla comprensione dei divini Misteri. La gelosa opposizione di molti ecclesiastici occidentali operanti nelle regioni danubiane ostacolò fortemente i generosi sforzi dei due apostoli degli Slavi. I due fratelli furono convocati a Roma da papa Niccolò. Vi si recarono, portando con loro le reliquie di papa Clemente, che deposero nella basilica a lui intitolata. Papa Adriano II li accolse con grande onore e diede piena approvazione al loro operato. A Roma Costantino si ammalò. Sentendo prossima la fine, vestì l’abito monastico, assumendo il nome di Cirillo, e chiuse la sua esistenza terrena il 14 febbraio 869, all’età di 42 anni. Metodio, ordinato vescovo, tornò tra le popolazioni slave con la qualifica di legato apostolico per la Pannonia e la Moravia. Lavorò con zelo indefesso, ma ebbe a soffrire grandemente a opera degli ecclesiastici latini, presenti nei territori a lui affidati e implacabili oppositori della Chiesa slava. Calunniato e accusato di eresia, fu deportato in Germania, dove sopportò la prigione e superò le condizioni di vita disumane a lui imposte. Per intervento del papa di Roma Giovanni VIII, poté riprendere la missione in Moravia, consolidando l’organizzazione ecclesiastica da lui fondata. Metodio chiuse la sua esistenza terrena il 6 agosto 885. Greci di nascita e di cultura, inviati dall’imperatore e dal patriarca di Costantinopoli agli Slavi, i due fratelli tessalonicesi condussero la loro missione in comunione e sotto l’egida della Chiesa romana, dando peraltro vita a una tradizione ecclesiale e a una cultura pienamente slave, che hanno profondamente segnato e tuttora caratterizzano vaste aree del continente europeo. Per questo il 30 dicembre 1980 Giovanni Paolo II li ha associati al patriarca dei monaci d’Occidente, san Benedetto, quali patroni d’Europa e quale segno di comunione tra le tradizioni ecclesiali dell’Oriente e dell’Occidente. Onore e gloria al Signore nostro Gesù Cristo, che regna nei secoli dei secoli. Amen.
SALMO Sal 95 (96)
Il Signore ha manifestato la sua salvezza.
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. R
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. R
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. R
EPISTOLA 1Cor 9, 16-23
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo. Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto come Giudeo per i Giudei, per guadagnare i Giudei. Per coloro che sono sotto la Legge – pur non essendo io sotto la Legge – mi sono fatto come uno che è sotto la Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la Legge. Per coloro che non hanno Legge – pur non essendo io senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo – mi sono fatto come uno che è senza Legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono senza Legge. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.
VANGELO Mc 16, 15-20
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Apparendo agli Undici, il Signore Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
Epistola
La prima riflessione viene da San Paolo. L’apostolo, riflettendo sulla sua vita, diceva: “Guai a me se non predico il Vangelo”. La sua riflessione non era, evidentemente, solo sull’attività di predicatore, che ha coinvolto gran parte della sua esistenza. San Paolo sta dicendo che è per lui un dovere, anzitutto, l’avere un comportamento tale per cui tutti possano capire qual è la sua speranza, in cosa egli ponga la sua fiducia. È il modo di vivere di Paolo, il suo esempio concreto che diventano evangelizzazione. Certo, poi c’è la sua attività di predicatore, la sua attività di uomo che deve portare il Vangelo di Cristo a tutte le genti, in modo instancabile come, in effetti, l’apostolo ha fatto, diventando per tutti noi, anche in questo, esempio fortissimo.
Vangelo
San Paolo ha vissuto questo compito, questo ministero, sorretto dalla certezza e dalla speranza che ci hanno offerto le parole del Vangelo. Il Signore risorto ha promesso di essere sempre presente nella sua Chiesa, accanto a tutti gli uomini di fede e soprattutto accanto a tutti coloro che si sarebbero dedicati alla causa del Vangelo. San Paolo ha vissuto di questa certezza, ha sentito viva la presenza del Signore accanto a lui, ha cercato, con ogni modo e con ogni mezzo, di avere vicino quel Dio che lo aveva chiamato alla conversione e che lo mandava, ora, per il mondo, a portare il Suo Vangelo.
Per noi e per il nostro cammino
I Santi Cirillo e Metodio e Valentino
Potremmo dire le stesse cose anche dei Santi Cirillo e Metodio. Anche loro furono conquistati dall’ideale della fede. Anche loro si diedero da fare per portare, in ogni modo possibile, il Vangelo di Cristo a tutti. La loro azione culturale, per la quale dotarono i popoli slavi dell’alfabeto che porta ancora oggi il nome di Cirillo, fu in ordine all’ evangelizzazione. Uomini che illuminarono ogni aspetto della propria vita e della vita degli uomini che hanno incontrato, con la fede in Cristo.
Ma la stessa cosa possiamo dire anche per San Valentino. Anche lui è un uomo che ha vissuto di fede e che ha illuminato la sua vita e la vita degli altri con il Vangelo dell’amore di Cristo.
Per noi e per il nostro cammino
Da qui traggo la meditazione per noi. Come abbiamo avuto occasione di dire in molte riflessioni di quest’anno, il tema dell’amore umano è uno dei temi più caldi per noi. Vediamo benissimo molte aberrazioni, molte storie e molti modi nei quali, pur in nome dell’amore, si fa esattamente il contrario, ovvero ci si impossessa delle persone, si limita la loro libertà, si usa e si abusa in tanti casi di loro. Tutte realtà lontanissime non solo dalla nostra fede, ma dall’amore stesso. Credo allora che, davvero, tutti noi siamo invitati a riflettere anzitutto su noi stessi, sul nostro modo di vivere l’amore, sulla testimonianza che diamo con la nostra vita. Non solo, siamo anche invitati a riflettere su cosa diciamo sul tema dell’amore umano, su come proponiamo la visione dell’amore cristiano, su come siamo presenti, nelle nostre famiglie, nella nostra società, in tutti gli ambienti che frequentiamo, per diffondere quel buon profumo di Cristo che è il suo Vangelo. La festa di oggi vorrei che diventasse l’occasione per capire che, accanto ai grandi evangelizzatori del passato, possiamo esserci tranquillamente noi evangelizzatori di oggi. Non dovremo proporre chissà quale azione culturale, non dovremo promuovere o sostenere chissà quale viaggio apostolico. Dovremo solo essere testimoni della bellezza dell’amore tra un uomo e una donna. Amore umano che diventa donazione reciproca, libera, senza riserve. Amore che diventa generatività, ovvero ricerca costante del bene dell’altro. Poi, certo, in alcuni casi, anche generazione di nuova vita. Così dovremmo intendere noi tutte le relazioni umane improntate all’amore: come un momento in cui far sorgere, generare il bene degli altri. Il cristiano fa questo. Ama come Gesù. Ama ricordando che “non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. I cristiani fanno così: danno la vita per gli altri. Nella generosità, nella gratuità, nell’essere esempio, nel donare il proprio tempo in forma gratuita e sincera. Ecco quale testimonianza di amore tutti dobbiamo dare tutti i giorni.
- Siamo pronti per questa testimonianza?
- Cosa possiamo fare, oggi, per donare questa testimonianza di amore?
Proviamo a chiedercelo, per essere anche noi evangelizzatori nel nome dell’amore del Signore.