giovedì 14 maggio

Settimana della 6 domenica di Pasqua – giovedì –

ASCENSONE DEL SIGNORE

La spiritualità di questo giorno

Conformemente alle norme del nostro rito, noi festeggiamo l’Ascensione nel suo giorno proprio, ovvero il giovedì della sesta settimana di Pasqua. Può anche essere che il non trasferirla alla domenica successiva non aiuti del tutto i fedeli, ma a me sembra giusto ricordare ai fedeli che si può fare qualche sforzo e che si può cercare di celebrare questa solennità del Signore anche in giorno non domenicale. I credenti dovrebbero avere a cuore i misteri della vita di Cristo, non la “comodità” del celebrare la domenica e basta. Forse occorre un po’ di educazione anche liturgica che aiuti a prendere coscienza di queste verità. Immergiamoci anche oggi nei testi biblici per cercare di comprendere cosa dice questa festa e cosa dice a noi.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 1, 6-13a
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Quelli che erano con lui domandavano a Gesù: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi.

SALMO Sal 46 (47)

Ascende il Signore tra canti di gioia.

oppure

Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. R

Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. R

EPISTOLA Ef 4, 7-13
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

VANGELO Lc 24, 36b-53
Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Epistola

Rimango stupito di fronte al testo di Paolo che ha richiamato che tutti noi siamo continuamente educati da Cristo finché “possiamo giungere all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo”. Chi è un uomo perfetto? Che cosa è la misura di Cristo? Credo siano le domande che possiamo farci e che ci possono aiutare a vivere bene questa festa. La perfezione non è un concetto che si addice all’umanità. Certo ci sono uomini completi, uomini che crescono sotto vari punti di vista, ma poter dire che un uomo sia perfetto è cosa molto ardua. Cosa vuol dire poi che un uomo è perfetto? Paolo lo spiega in termini di fede. Un uomo diventa perfetto quando, grazie alla sua fede, grazie alla fede che Dio ha acceso nel suo cuore, si sforza di conoscere Cristo e continua a cercare di vivere quella imitazione di Cristo che è ciò che porta alla perfezione. Un uomo diventa sempre più perfetto se assomiglia sempre di più a Cristo. Poiché questo sarebbe del tutto impossibile senza la forza dello Spirito Santo, ecco perché ci viene suggerito anche oggi di invocare lo Spirito di Dio perché ciò possa avvenire.

Così si capisce anche molto bene che cosa egli intenda quando parla della “misura di Cristo”. Il cristiano è chiamato a far brillare nel suo modo di vivere qualcosa di quello che il Signore ha insegnato. Se l’amore con cui vive un cristiano si sforza, giorno dopo giorno, di assomigliare un poco al Signore, ecco che questo cristiano, quest’uomo, diventa perfetto. Non perché non sbaglia mai, ma perché lascia che sia l’amore di Cristo a trasformare il suo cuore ogni giorno e, con questa grazia nel cuore, egli si dispone a vivere nei confronti degli altri. La perfezione a cui si fa riferimento è la perfezione dell’amore che la fede richiama ma, al tempo stesso, permette anche di vivere. Se è vero che nessuno è perfetto, è altrettanto vero che chi si affida a Cristo fa un suo cammino di perfezione. La vita cristiana è tutta una chiamata alla perfezione dell’amore, meta che non si raggiungerà mai nel tempo, ma solo nella vita eterna. Ecco perché chi crede continua intanto a vivere apprezzando tutto il bene e il bello che c’è nella vita presente, ma con lo sguardo sempre rivolto a quel futuro che rimane la meta verso la quale incamminarsi. L’Ascensione del Signore ricorda a tutti che la meta, per tutti, è la partecipazione al mistero di Dio e quindi la condivisione della stessa condizione di vita di Dio. Un concetto di perfezione molto diverso da quello che abbiamo noi. Non la perfezione di chi si applica, non la perfezione di chi studia, non la perfezione di chi si astiene da molte cose. La perfezione dell’anima è la perfezione dell’amore. Sentirsi incamminati verso questa perfezione è sentire il fascino dell’amore, la chiamata ad amare, il richiamo ad essere sempre indirizzati verso quella perfetta comunione con Dio che, in Gesù Cristo asceso al cielo, attende ciascun uomo.

Vangelo

Questa perfezione di vita è quella che si può cercare ogni giorno, continuando a cibarci del Signore e facendo in modo che la forza di amore che proviene da Cristo, quella stessa forza di amore che si celebra nell’Eucarestia, passi al nostro cuore. Solo questo è ciò che conta, solo questo è ciò a cui ci dobbiamo sentire chiamati! Il Signore che, risorto, continua ad apparire ai discepoli, continua a mangiare insieme a loro, insegna questa verità. Egli c’è, è vicino, sostiene, aiuta, stimola, corregge tutti coloro che, nella grazia del Battesimo, diventano suoi fratelli. Il Vangelo della festa dell’Ascensione ricorda a tutti che Cristo ama il tempo presente, sostiene l’uomo che deve camminare nel presente, si impegna a diventare punto di riferimento sicuro per tutti coloro che devono camminare tra i diversi ostacoli della vita del mondo.

L’Ascensione, come sentivamo sempre nel Vangelo, segna anche un distacco, quel distacco fisico che diventa una ferita. Il discepolo soffre nello staccarsi del Signore, vorrebbe non lasciare la sua presenza fisica. Sa che si apre un tempo di vuoto, un tempo di solitudine, un tempo di povertà. Eppure nonostante queste cose, il discepolo va avanti nel suo cammino, non si ferma. Così come ogni credente che, nella scia del Vangelo, si disporrà a sentirsi amato e sostenuto nelle diverse vicende che lo riguarderanno. Il Signore, benché non più fisicamente, continua ad essere presente e continua ad accompagnare l’uomo che a lui si affida.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Credo che questo insegnamento della Scrittura possa essere integralmente ripreso da noi. A noi che siamo chiamati a vivere bene il nostro tempo, a stimarlo, ad amarlo, a mettere ogni sorta di impegno perché possiamo giungere anche noi in questo tempo a quella perfezione di amore di cui San Paolo ci ha parlato. Stimare il tempo, essere dentro il tempo che si vive, accompagnare la vicenda dei giorni che ci vengono donati, significa solo questo: amare il tempo in cui si vive e lasciare che ci possa essere sempre spazio per una testimonianza di vicinanza all’uomo, di comprensione dell’uomo, di amore di ogni uomo. Questo è il compito di chi vive nel nome di Cristo. Questo è il compito di chi si impegna, nel suo nome, a dare buona testimonianza al Risorto nel tempo che gli viene donato.

La festa dell’Ascensione, più che la festa di un’assenza, diventa una festa che richiama il cristiano al suo dovere.

Benché nessuno di noi sia perfetto, benché il concetto di “perfezione in Cristo” possa addirittura spaventarci, direi che tutti siamo chiamati a sperimentarla. Sperimentiamo anche noi questa perfezione di sempre che nasce dal sentire che Cristo ci accompagna e ci guida verso questa meta.

Affidiamoci anche in questo giorno del mese di maggio a Maria. Maria era presente il giorno dell’Ascensione. Ha visto suo Figlio salire in alto, come ci dicevano i testi sacri. Anche lei avrà percepito tutto il dolore della sua assenza, anche lei ha percepito che, quel giorno, era l’ultimo giorno nel quale avrebbe visto il suo Gesù presente in mezzo agli uomini. Si apriva anche per lei il tempo dell’attesa. Anche Maria ha fatto del suo tempo di presenza sulla terra, un tempo in cui sperimentare la perfezione dell’amore in Cristo, decidendo di donare tutto il suo amore alla Chiesa nascente e agli uomini tutti. Così anche Maria ci dice che ha raggiunto la perfezione della sua umanità mettendo in pratica il Vangelo. Il Vangelo dell’amore che rimane sempre il punto di riferimento a cui tutti dobbiamo continuamente guardare. A lei, la donna perfetta nell’amore, rivolgiamo la nostra preghiera, per essere anche da lei sostenuti e spronati a vivere così i giorni della nostra vita, sapendo solo che, al termine di questi giorni nel tempo, potremo tutti vedere il Risorto e sperimentare l’accoglienza nell’eternità.

2026-05-09T09:15:08+02:00