Settimana dopo Pentecoste – Sabato
La spiritualità di questo giorno
Si conclude questa settimana dopo Pentecoste che è stata tutta dedicata alla Chiesa. Una settimana nella quale abbiamo accolto molte pagine della Parola di Dio e nella quale abbiamo ricevuto molti spunti per meditare sulla bellezza della Chiesa e sull’essere chiamati, in essa, a dare la nostra testimonianza. Una possibile conclusione di questo percorso ci viene data proprio dalle letture che abbiamo ascoltato oggi.
La Parola di questo giorno
LETTURA Nm 28, 1. 26-31
Lettura del libro dei Numeri
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Il giorno delle primizie, quando presenterete al Signore un’oblazione nuova, alla vostra festa delle Settimane, terrete una riunione sacra; non farete alcun lavoro servile. Offrirete in olocausto di profumo gradito al Signore due giovenchi, un ariete e sette agnelli dell’anno. La loro oblazione sarà fior di farina impastata con olio: tre decimi per ogni giovenco, due decimi per il solo ariete e un decimo ogni volta per ciascuno dei sette agnelli. Offrirete un capro per compiere il rito espiatorio per voi. Offrirete questi sacrifici, oltre l’olocausto perenne e la sua oblazione. Sceglierete animali senza difetti e vi aggiungerete le loro libagioni».
SALMO Sal 92 (93)
Il regno del Signore è stabile per sempre.
Il Signore regna, si riveste di maestà:
si riveste il Signore, si cinge di forza.
È stabile il mondo, non potrà vacillare.
Stabile è il tuo trono da sempre,
dall’eternità tu sei. R
Alzarono i fiumi, Signore,
alzarono i fiumi la loro voce,
alzarono i fiumi il loro fragore.
Più del fragore di acque impetuose,
più potente dei flutti del mare,
potente nell’alto è il Signore. R
Davvero degni di fede i tuoi insegnamenti!
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore. R
EPISTOLA 2Cor 8, 1-7
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Vogliamo rendervi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia, perché, nella grande prova della tribolazione, la loro gioia sovrabbondante e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nella ricchezza della loro generosità. Posso testimoniare infatti che hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di là dei loro mezzi, spontaneamente, domandandoci con molta insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio a vantaggio dei santi. Superando anzi le nostre stesse speranze, si sono offerti prima di tutto al Signore e poi a noi, secondo la volontà di Dio; cosicché abbiamo pregato Tito che, come l’aveva cominciata, così portasse a compimento fra voi quest’opera generosa. E come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest’opera generosa.
VANGELO Lc 21, 1-4
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».
Numeri
Da sempre, ovviamente, la comunità religiosa ha dovuto pensare al suo sostentamento, al modo concreto con il quale sostenersi. I primi a vivere un modello bello di appartenenza alla propria comunità sono stati gli ebrei, che hanno pian piano introdotto il sistema della decima come richiamo a saper vivere il sostentamento e la cura della propria comunità. Come abbiamo sentito, all’inizio questa norma era molto rigida. Il precetto era molto normato. Si trattava, infatti, di dare un insegnamento preciso e di istituire una tradizione che, nel corso della storia, sarebbe poi divenuta preziosa. Questa “regola della decima” diventa un modo con cui la comunità si sostenta, ma non solo. È anche un modo per insegnare a tutti ad essere partecipi della vita della propria comunità; è un modo per dire a tutti che, senza la partecipazione di ciascuno, non si va da nessuna parte. Il richiamo non è meramente economico. È un richiamo che passa anche dal sostentamento comunitario, ma per chiedere a tutti di partecipare sul serio alla vita della propria comunità, condividendo, così come è possibile, anche la responsabilità, la spesa di opere grandiose per le quali il singolo non può che poco o nulla. C’è una forza che viene dalle scelte comunitarie, che genera speranza.
Vangelo
Così anche nel Vangelo. Ciò che conta non è il valore dell’offerta – per altro, come precisava lo stesso Vangelo, di poco valore. Il motivo per cui Gesù loda questa donna è la sua fede. Ella si rimette totalmente nelle mani di Dio, ella rimette ogni sua cosa nelle mani del Signore perché ha messo sé stessa nelle mani di Dio. Questa donna si fa tutt’uno con la sua comunità. Poiché ha una fede forte e certa, ella non trattiene nulla per sé, ma rimette tutto nelle mani del Signore e lascia fare a Lui. Questa vedova si fida di Dio, al quale si affida, ma si fida anche della comunità di cui fa parte. Non già per essere di peso a nessuno, dal momento che si capiva molto bene la sua discrezione e il suo non voler apparire. Questa donna si fida della comunità a cui appartiene perché sa che essa potrà essere la mano, lo strumento con il quale Dio si prenderà cura di lei quando sarà il momento.
Corinti
Così anche San Paolo che si dona alla comunità cristiana in senso generale, ma anche in senso particolare alla comunità alla quale sta scrivendo, alla quale si sta rivolgendo. San Paolo dice chiaramente che sono proprio loro, le persone concrete che ricorda, le persone concrete che ha in mente, ad averlo sostenuto nei momenti di difficoltà della sua missione, così come egli, ora, per fede ma anche per riconoscenza, si obbliga a vivere a servizio di quella comunità che lui stesso ha generato. Anzi San Paolo afferma anche una cosa molto particolare: il donarsi ad una comunità concreta, arricchisce. Non solo la comunità, che diventa grande proprio grazie alla donazione sincera delle persone che la compongono, ma anche personalmente, tutti coloro che vedono in una comunità zelo, tutti coloro che danno la propria testimonianza mentre ricevono dagli altri altre forme di testimonianza, si arricchiscono nella fede e nella carità. È proprio questo l’esempio a cui punta Paolo e il risultato che vorrebbe vedere in tutte le sue comunità.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Mi sento partecipe di questi richiami?
- Do anche io la mia piccola testimonianza e sono conscio della ricchezza che ricevo dalla testimonianza degli altri?
Credo particolarmente vero ciò che diceva l’Apostolo. Quando uno fa la sua parte, quando ciascuno fa la sua parte, non solo si diventa ricchi, in comunità, perché tutti fanno qualcosa di buono. Anche le singole persone si arricchiscono, anche le singole anime diventano migliori, anche i singoli diventano più capaci di vivere bene il Vangelo. È particolarmente vero che c’è un arricchimento reciproco quando si mette in circolazione il bene. Forse noi viviamo in un momento in cui non si pensano più queste cose. Forse viviamo in un momento in cui ciascuno pensa più a sé che agli altri. Forse viviamo in un momento nel quale c’è gelosia anche su questi temi, cosa che dovrebbe farci capire quanto a volte siamo meschini e piccoli.
Chiediamo, allora, questa grazia: la grazia di vedere una Chiesa che cresce in questa testimonianza di mutua donazione e di reciproco impegno; la grazia di vedere che tutti tendono, per quanto possono, a costruire e anche a vedere il bello del vivere in una comunità. Sarà questo quell’arricchimento personale e comunitario che fa di ciascuno di noi un membro eletto e vivo della Chiesa di Dio.